C’è, ma non si vede.
Nel mistero dell’esistenza, è stata pure oggetto di studio, per quella sete di conoscenza che, nel tempo, l’ha inseguita anche mediante la ricerca di un possibile svelamento, a proposito, ad esempio, della sua presunta consistenza.

Riguardo questo primordiale soffio divino, quale investitura atavica di un mandato esistenziale, condensato in un impercettibile elemento di vita soprannaturale ed aleggiante nel raggio d’azione di chi ne interpreta un’implicita assimilazione personale, si azzardava, fra l’altro, l’ipotesi che la sua eterea natura si proporzionasse alla misura di un millesimo, rispetto al peso complessivo del corpo interessato.

Ad inizio Novecento, pare che ci abbia pensato un eclettico personaggio a darvi un argomentato ancoraggio, nonostante che l’anima possa manifestarsi di per sé, comunque, agli occhi umani, solo secondo una sorta di ineffabile miraggio.

Il suo studio, dedicato all’anima, aveva trovato quella risonanza che, mediante un articolo di stampa, si profilava anche a Brescia, lungo il solco di una ricorrente concordanza, riguardo alla potenziale sensibilità verso questo tema di cui la natura umana ne sperimentava, come oggi, la rispettiva implicanza, nel diffuso ambito di una generale uguaglianza.

anima1Nonostante la gergale conclusione veneta, solitamente, pure allora, usata per ironizzare sulle amenità altrui, che sembrava irridere i termini dati alla questione, il giornale “La Provincia di Brescia”, del 14 dicembre 1908, pubblicava un articolo con il titolo di “La scoperta dell’anima fatta da uno spiritista”, consentendo alla notizia di avere un sufficiente spazio di esposizione perchè potesse farsi strada lo sviluppo di un’indagine applicata alla materia specifica di una arcana dimensione, anche attraverso il vaglio superato da un’empirica dissertazione: “Si ha da Londra: Finalmente fra i molti spiritisti del mondo intero sembra ce ne sia uno il quale abbia avute delle informazioni positive circa quel che avviene dell’anima nostra quando abbandona la spoglia mortale. Questo fortunato ricercatore delle verità è il signor Fournier d’Albe, segretario della Società delle ricerche psichiche di Dublino, il quale ha tenuto una conferenza ai suoi colleghi spiritisti di Londra per informarli delle proprie scoperte. Il Fournier ha scoperto che l’anima umana è composta di psicomeri corrispondenti agli atomi di cui è fatta la materia. Questi psicomeri si aggregano per simpatia e formano l’anima individuale che viene ad abitare le celle del corpo umano!. I psicomeri sono opachi all’azione dei raggi ultravioletti e quindi, può darsi, che il giorno venga in cui potranno essere resi evidenti allo sguardo di ognuno, mediante il sussidio di qualche potente istrumento ottico. Essi potranno pure venir pesati; il signor Fournier calcola che il peso dell’anima corrisponda alla millesima parte del corpo umano. Quando la morte colpisce il nostro individuo, l’anima ne esce, ma rimane entro l’atmosfera terrestre conservando la propria individualità. Essa si muove, pensa, ed agisce, traendo molto probabilmente la sua energia dai raggi ultravioletti del sole: di conseguenza, l’anima non ha bisogno di mangiare e non ha bisogno di digerire e quindi può dedicare tutto il suo sforzo intellettuale nel coltivare le più alte virtù od i sensi di simpatia, di bontà e di giustizia. Quindi, l’atmosfera intorno al nostro globo sarebbe fittamente popolata di anime le quali, dopo circa trentamila anni di raffinamento e di perfezionamento passerebbero in un’altra sfera, a poco a poco riempiendo tutti gli spazi interplanetari, in modo da formare l’unità cosmica intuita dai sommi filosofi. Per quanto queste teorie possano sembrare straordinarie, esse hanno ricevuta l’approvazione di uomini di scienza, quali Oliver Lodge e sir William Crookes…E se no i xe mati...”.

Ancora dall’Irlanda, terra d’origine del suddetto spiritista dove, fra l’altro, il leggendario folclore locale vagheggiava quella mistica versione lanciata in un libero immaginare dove “le farfalle sono le anime dei morti che aspettano il momento in cui potranno entrare in Purgatorio e passare così alla purificazione e alla pace attraverso i patimenti”, sembra possa giungere una certa perspicacia per avvallare, di tale evanescente realtà, la presenza in ogni persona, appunto, “animata”.

anima2Nella raccolta di “Fiabe Irlandesi” di William Butler Yeats (1865-1939), un fanciullo immaginario confuta la presenza dell’anima attraverso un ragionamento sviluppato nel ciclo di racconti dedicati a “Santi e Preti”, nella trama dello scritto intitolato “L’anima del Prete”, sostenendo un colloquio in risposta a come si può credere che la stessa esista: “Ebbene – disse il fanciullo – gli chiederei se crede di avere la vita, e di farmela vedere. – Ma non potrebbe farlo, ragazzo mio – disse il prete – La vita non si può vedere. Noi l’abbiamo, ma è invisibile. – Allora se abbiamo la vita, benchè non sia possibile vederla possiamo anche avere un’anima sebbene sia invisibile – rispose il fanciullo”.

Attraverso una fenditura aperta verso l’infinito, l’anima sembra conformarsi attorno ad una corrispondenza semantica con la definizione di “Corpo astrale” di cui, giungendo al secolo dopo quello dell’informazione documentata dall’accennato quotidiano bresciano, la praticata contemporaneità incombente, circa gli studi effettuati nel merito di questa enucleazione sopravvivente, sembra ne possa fare ora riscontare le affini ed interessanti aderenze, rispetto ad un secolo prima, pure, ad esempio, nell’opera dal titolo, “L’invisibile e l’uomo – Dizionario” di Rosario Carollo, dove è, fra l’altro, scritto che tale menzionato termine di riferimento appartenga ad un elemento “(…) costituito di materia sottile, composta da atomi molto distanziati, luminosi, mobilissimi e vibranti a fortissime velocità denominati psicomeri. Dotato di peso di circa 50-60 grammi e di una densità pari a un milionesimo di quella del fisico, esso è in pratica pura energia e come tale attraversa e muove la materia. Più piccolo del corpo fisico, è in grado di allontanarsene anche per migliaia di chilometri, purchè il sottile legame che li unisce, il cosidetto cordone d’argento, perduri intatto. Il Corpo Astrale possiede un colore grigio bluastro ed appare negli individui più evoluti come una massa amorfa, molto nebulosa e quasi opaca; con la progressiva spiritualizzazione dell’individuo, invece, il suo aspetto è più trasparente e i contorni acquistano una maggiore pulizia. L’aura del Corpo Astrale, i cui colori rivelerebbero lo stato di salute ed i sentimenti dell’individuo, si estende nell’uomo medio per circa 45 cm oltre il fisico, aumentando progressivamente il proprio raggio, in proporzione all’evoluzione interiore. Si narra, a questo proposito, che l’aura di Buddha misurasse ben 5 km. Il Corpo astrale di una persona felice apparirebbe splendente, mobilissimo nel vorticare continuo delle sue particelle, con prevalenti mescolanze di colori luminosi, il giallo, l’azzurro, il rosa, a contorni ben delineati. Il rosso, il nero, il grigio e il marrone, dalla lenta vibrazione, caratterizzerebbero, invece, le emozioni dell’individuo poco evoluto, avvinghiato alla materia. Sotto un certo aspetto, il Corpo Astrale è un veicolo che appare simile dal corpo fisico, circondato di un’aureola dai colori sfolgoranti e costituito di un ordine di materia molto più fine di quella fisica; per mezzo del Corpo Astrale si esprimono sensazioni, desideri ed emozioni agendo quale ponte fra il cervello e la mente. Durante il sonno del corpo fisico un individuo non sviluppato vive, nel suo Corpo Astrale ancora disorganizzato, una vaga memoria di sogno all’atto del risveglio. Il Corpo Astrale è essenzialmente, quindi, il veicolo delle sensazioni e delle emozioni, e la conoscenza della sua costituzione e del suo funzionamento è utile per comprendere le svariate manifestazioni della psicologia umana individuale e collettiva (…)”.