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Dalla città, questa colomba vola in campagna.
Tale volatile, presente fra alcuni altri particolari nello stemma dell’antico ospedale Civile di Brescia, è figurativamente appollaiato nei rilievi del diafano frontale marmoreo che è eretto a definizione dell’ingresso principale dell’antica chiesa dei santi Pietro e Paolo di Azzano Mella.

Questo riferimento, non casuale, è l’impronta di un legame che si manifesta oltre i secoli e, tuttora, al di là delle distanze, intercorrendo fra realtà distinte che risultano unite, nel medesimo ambito identitario provinciale, originandosi dal capoluogo dove l’ospedale Civile ha, ancor oggi, la sua sede legale, posta al centro di un’irradiazione gestionale, fra più presidi sanitari e vari ambulatori, quali utili propaggini del suo pure subentrato mandato sociale.

In alto, nell’erigersi, a sua volta, all’apice della già sopraelevata posizione della parrocchiale, la traccia che rimanda a questa caratteristica connessione sostanziale ha un’eloquente spazio privilegiato, nel distinguersi innanzi al panorama sottostante, diluito in un centro per lo più rurale, comunque interessato, anche grazie all’avvento della strada “Corda Molle”, ad un avvenuto sviluppo residenziale ed artigianale.

In cima alla chiesa, da un lato di questa decorativa sommità triangolare, fa sfoggio quel giglio suggestivo che è anche espressione di un retaggio locale, stemma divenuto, non a caso, prerogativa araldica comunale, mentre dall’altro, prevale, invece, una figura umana stilizzata dall’ermetico significato, ed, in centro, la rappresentazione utilizzata nei secoli, dall’affermata tradizione ospedaliera bresciana, caratterizzata dalla simbologia equiparata al significato che con essa si era, originariamente, inteso dare.

In pratica, in tale composizione è presente la colomba, intesa nella rappresentazione voluta, con in becco un ramo d’ulivo, che significa “l’ospedale della misericordia”, come pure, c’è il libro sul quale, nello stemma, la medesima colomba si atteggia ad ali spiegate, corrispondendo, invece, alla tradizione di cura del nosocomio di san Luca.

A tutto ciò si assommano, nell’emblema in immagine, le tre lettere, scritte da sempre, a caratteri cubitali di “MIA” che sono riconducibili ad una pregressa attività similare, individuata nelle cure prodigate da un’attività ispirata a “Santa Maria della Misericordia”, contribuendo, anche tale iscrizione, in una rispettiva radice di innesto, a fondersi, in un’univoca organizzazione ospedaliera, riguardo il superamento di questa significativa tripartizione anticamente rilevata a Brescia e sfociata nell’ospedale Grande, inaugurato nella metà del Quindicesimo secolo, epoca dalla quale, si origina anche l’ulteriore aspetto dei ceppi, pure inseriti nell’araldica accennata, alludendo all’aiuto filantropico, rivolto agli sventurati meritevoli di un qualche riscatto, versando in cattività, per disavventure con la giustizia.

A poca distanza dal medesimo fiume che attraversa Brescia, Azzano Mella esprime, nella solennità del frontone che sovrasta l’ingresso principale della propria chiesa a navata unica, un rilievo scultoreo, ad esplicita ed ad interessante rilevanza araldica, per la quale, anche la monumentale Enciclopedia Bresciana di mons. Antonio Fappani, pare potersi ricondurre, svelandone, indirettamente, il motivo, nel pubblicare, fra l’altro, che “(…) Decaduta la pieve, verso la fine del secolo XIV, il territorio ed il paese rimasero talmente desolati e abbandonati che il 3 novembre 1510 papa Giulio II univa le rendite della pieve di Azzano all’Ospedale Maggiore di Brescia, al quale restano ancora in gran parte. (…)”.

In questo centro, dove, ancora secondo la suddetta fonte enciclopedica, aveva alloggiato Ugo Foscolo, trovando ospitalità presso la locale Villa Vimercati, sorta, a sua volta sopra un castello, come ancora la si vede nel percepirne il perimetro attorno ad una parte di fossato, gli elementi esterni della parrocchiale settecentesca inglobano, nell’evidenza tacita di inerti sembianze scultoree, la via per aprire quel sipario che il tempo aveva steso su una interrelazione di prossimità che era stata, appunto, stabilita ed affermata, anche con la fissità silente di uno stemma, su quella linea che, tradizionalmente è pure solenne ispirazione mistica per la liturgia, come recita l’antifona al Salmo 23: “Sollevate o porte i vostri frontali, alzatavi porte antiche, ed entri il Re della Gloria”, introducendo la prima strofa del componimento che afferma: “Del Signore è la Terra e quanto contiene, l’universo e i suoi abitanti. E’ lui che l’ha fondata sui mari, e sui fiumi l’ha stabilita”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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