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La libertà di associarsi, come, per altro, è tutelata dalla costituzione, e del promuoverla, nell’ideale di uno dei maggiori valori che sono riconosciuti dall’istituzione sui quali la stessa fonda la propria impostazione.

Non si può non prescindere dal concetto di libertà nel confronto con il tema “Massoneria e antimassoneria in Lombardia”, titolo di un convegno pubblico organizzato a Milano, nella sede della Gran Loggia d’Italia, all’epilogo del mese di gennaio con cui il 2019 ha confermato la ripresa di tali iniziative divulgative per il medesimo sodalizio.

A sviluppo di tale evento, la duplice figura dei rispettivi relatori, nella persona di Attilio Bastianini, parlamentare dal 1983 al 1992, e di Gianni Brugo, studioso della storia della Massoneria, come pure la proiezione, sul posto di un video in differita, recante una serie di argomentate considerazioni espresse da Paolo Mieli, storico e saggista, già direttore del “Corriere della Sera”, mentre Amodio Di Napoli, “Delegato Magistrale della Gran Loggia d’Italia”, ha introdotto il convegno, pure nel ruolo di moderatore dei vari interventi, pure valorizzati dal coordinamento di Giuliano Boaretto, “Delegato alla Cultura della Gran Loggia d’Italia – Lombardia”, nel proporre anche una personale sintesi conclusiva a margine di tali pronunciamenti.

Secondo quest’ultimo: “il convegno ha aperto una prospettiva storica risaputa, ma che si tende a dimenticare. La massoneria è un fenomeno complesso. Non si può ridurre e non si riduce pure nella realtà stessa, agli ideali della Rivoluzione Francese: libertà, eguaglianza, fratellanza. Diceva un famoso massone spagnolo, la massoneria è come l’ascia bipenne: ha una lama rivolta all’esterno e che si concretizza negli ideali promossi, ed ha invece, l’altra lama, sottile, che distingue l’illuminista dall’illuminato, perchè l’illuminismo si manifesta storicamente ed ancor oggi ha queste tendenze, come un “trionfo della Dea ragione”. Ma qual è, allora, la posizione dell’illuminato? È quella di colui che applica la ragione alla ragione stessa; è colui che continua il discorso del far splendere la luce della conoscenza. (…)

(…) E’ ciò che si chiama l’aspetto esoterico della massoneria che, poi, è l’aspetto interiore. Qui, si trova il collegamento, il nesso che mette in contatto la massoneria alle religioni, nel senso vasto della religiosità che non è la fede nel Grande Architetto dell’Universo, ma è la capacità di legare le persone fra di loro e di legare ognuno di noi ad una realtà complessa, profonda che comprende il metafisico, il non razionale ed il non esplicabile, attraverso la scienza. Qui, la massoneria vorrebbe e non sempre si riesce, non solo mutare la società, ma mutare gli uomini, mutare ognuno di noi. Ed ecco, gli ideali di tolleranza, gli ideali di superamento della polemica e della dialettica: la capacità di cogliere, nella ritualità e nel simbolismo, i significati unificanti. Il rito dà ritmo. Mi è accaduto e sarà capitato anche a voi, quando ero più giovane, in un paesino della Brianza, di assistere alla messa mattutina delle sei e mezza, sette: c’era un gruppo di vecchine che recitava il Pater Noster, l’Ave Maria, in latino, senza probabilmente capire cosa dicevano. Ed al momento, io mi son chiesto: ma perchè si fanno queste cose? Perchè la ritualità dà ritmo mentale, mette in coerenza. (…)

(…) La massoneria è aperta a tutto ed a tutti, perchè mira, non ad un’ortodossia, ma ad un’ortoprassi. Cioè, quello che fai conta. Non conta quello che dici, l’importante è come ti comporti, non in teoria, ma quotidianamente. Qual è il grande problema di ognuno di noi massoni o non massoni? Il problema è di fare corrispondere, quel diciamo che dovrebbe essere, con quel che facciamo. In questo senso, la massoneria è una morale, perchè è un modello di comportamento nel quotidiano, con se stessi e con gli altri, massoni e non massoni. Questo è il rischio: che nel nostro comportamento quotidiano ci comportiamo come non massoni e come antimassoni. Questo consente di farci considerare il capro espiatorio. Il capro espiatorio è necessario. Nella storia c’è sempre stato un capo espiatorio. Il capro espiatorio unisce tutti coloro che ci condannano e ci accusano, perchè hanno qualcosa in comune: sono antimassoni. Come possimo reagire? Ovviamente ed innanzitutto, con il comportamento, ricordandoci che noi massoni abbiam prestato dei giuramenti. Abbiamo giurato, ad esempio, che la nostra opera avesse la funzione di unire e non di dividere gli uomini. Abbiamo giurato di essere tolleranti, dove tolleranza non è sopportazione, ma è capacità di elevare il discorso: in latino si dice “tollere anchoras”, levare le ancore, per partire, per dispiegare le vele, per affrontare il mare aperto. Noi abbiamo il dovere di considerare l’altro, come parte di noi stessi e quindi di comportarci con l’altro, come vorremmo che l’altro si comportasse con noi. In questo mondo, in questa società, è molto difficile. Certo, c’è il pro ed il contro. (…)

(…) La legge, dice la costituzione, ammette le associazioni, purchè non segrete. Noi siamo un’associazione non segreta. (…). Le nostre liste d’iscrizione sono a disposizione dell’autorità e lo sono sempre state. Come possiamo reagire all’intolleranza di alcuni partiti? Innanzitutto, non siamo solo noi massoni che abbiam interesse che queste leggi non passino. Oggi, io non credo che queste leggi liberticide contro la massoneria possano passare: per quel che riguarda le leggi regionali ricordiamo che il ricorso alla Corte Costituzionale è assolutamente aperto, perchè la Costituzione è a nostro favore, perchè è a favore di tutte le associazioni e della libertà di associazione dei cittadini. Per quanto riguarda le leggi statali, secondo me, non passeranno, perchè memori di quel che è successo nel ’25, tutti i partiti politici e tutte le istituzioni sociali intermedie, ormai, hanno capito che è vero che prima, potrebbero colpire noi, ma poi colpirebbero anche loro. Questa è la strada della dittatura. Non parlo di destra e di sinistra: parlo della dittatura in generale. A questo, voglio aggiungere che noi abbiamo avuto i nostri martiri, un nostro fratello a cui abbiamo dedicato una camera del rito, Placido Martini, è tra i fucilati di Fossoli. Noi abbiamo nel nostro DNA, il principio della libertà e dell’antidittatura. Resta ora il compito di ognuno di noi, massoni e non massoni, di ognuno di noi che crede di non trincerarsi in individualismi di procedere verso la strada del trovare ogni volta un comportamento quotidiano, coerente, con i nostri principi: con quel che andiamo dicendo. Poco prima della Rivoluzione Francese, verso la metà del Settecento, in un foglietto, comparso in Francia, si diceva “noi siamo illuministi, del giusto e dello sbagliato conosciamo le piste”. Gli illuminati, risposero: “noi siamo solo illuminati: continuamente ci misuriamo sulla differenza tra il giusto e lo sbagliato”. Ai cattolici noi diciamo: siamo con voi, quando ci dite che Cristo lo dovete incontrare tutti i giorni. Anche noi dobbiamo incontrare tutti i giorni, dobbiamo misurarci tutti i giorni, con i principi massonici”.

Tali spunti di riflessione hanno, fra l’altro, incorniciato gli aspetti messi in evidenza da Attilio Bastianini, nel focalizzare il rapporto fra massoneria e democrazia: la libera muratoria è stata, fra l’altro, fautrice di regole democratiche, nelle forme di governo al vertice dei moderni ordinamenti giuridici, promuovendo il “libero pensiero”, nella visione della laicità dello stato, per la quale ne risulterebbe paradossale che fosse dalla stessa misura valoriale disconosciuto uno dei suoi padri, anche perchè la democrazia vive di pluralismo ed è tanto più sana quanto più è inclusiva, in quanto le preclusioni ne amputerebbero la natura stessa, mediante la quale profila la propria vasta rappresentatività d’insieme.

Analogamente, sul versante storico, le parole, sia di Paolo Mieli che di Gianni Brugo, quest’ultimo anche con l’ausilio della proiezione di alcune slides informative, hanno contestualizzato il procedere e l’evolversi della presenza massonica nella nostra società, focalizzandone la compartecipazione alle vicende storiche che, in trecento anni, ne hanno tratteggiato il profilo d’interazione anche nel controverso confronto con la Chiesa cattolica, in quanto istituzione, alla base di un contatto che pare, fra l’altro, sia, nel tempo, “passato dalla scomunica al dialogo”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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