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Forse la natura si è rigirata nel suo sonno senza sogni, forse qualcuno ha scosso una tovaglia dimenticandosi della città che le stava sopra, e sono rimaste solo le briciole; forse la natura voleva scolpire un sacrario che ricordasse all’uomo che in fondo é una formica di vetro, ma non ha mai fatto i conti con la sua memoria.

Dopo sei anni nulla è cambiato a L’Aquila. La città dorme divelta come allora, quando un ruggire tellurico correva vibrando nel ferro e nel sangue, inghiottendo dove le ossa, dove gli angoli delle case.

I cumuli si ergono in promontori senza luce, in vomiti di calcinacci; qualche telo da prestigiatore pietosamente nasconde l’agonizzare di ruderi lentamente morenti come un cuscino calato sul volto; dovunque cartelli e divieti ricordano come anche in una città fantasma si possa morire, se non si fa attenzione. Tanti bei post-it di buoni propositi, ma tardivi.

Ma è ai margini di questo cratere, di questa ferita spalancata come un ponte fra allora e l’eterno, che si consuma il paradosso di questo orologio inceppato su una data da dimenticare; la sofferenza di chi vede le dolci miserie del quotidiano riflesse nei muri squarciati, nelle strade percorse da furie inumane, la sofferenza di un passato che si disgrega e muore ogni giorno a piccole dosi.

Come spiegare loro che il loro dolore è obsoleto? Che i palinsesti sono pieni, che l’erario preferisce un treno inutile, un ponte che unisca l’Italia a un’isola che si avvicina, piuttosto che ricostruire? Come dire loro che un tetto ormai ce l’hanno, e chissenefrega se le pareti restano vuote?

Abbiam gli archivi pieni e i petti vuoti delle nostre disgrazie, schiavi di indignazioni e rivoluzioni che duran fin quando non s’asciuga l’inchiostro, e che poi si risolvon in silenzi che pesan più delle macerie sui cuori dei vivi.

Un sasso cadrà talvolta in questo silenzio abitato, smarrendosi fra le rovine come la voce solitaria di chi ancora ricorda e vive.

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Enrico Frosio
Studente al quarto anno di liceo presso l'IIS Capirola di Leno, si diletta nella scrittura. Vincitore della XX ed. premio letterario "Il Corvione" nella categoria poesia giovani/adulti e del premio Linetti 2014 nella categoria poesia.

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