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Reggio Emilia. È figlio di terra emiliana Stanislao Farri, fotografo che ha documentato il lavoro, le tradizioni, il folclore, la quotidianità, in poche parole ha fotografato la vita che lo circondava, creando con i suoi scatti uno straordinario archivio fotografico. Una mostra delle sue opere è esposta alla Biblioteca Panizzi, in via Farini 3, sino al 16 settembre.

È parte dell’archivio fotografico di Stanislao Farri, acquisito dalla Biblioteca Panizzi a partire dal 1995, è costituito da circa 170.000 unità tra negativi e positivi, provini di stampa e diapositive che illustrano l’intensa attività professionale e di ricerca dell’autore iniziata dal 1955. La mostra e il catalogo diventano strumenti della riscoperta dell’archivio, reso disponibile agli utenti grazie a un’operazione di riordino e inventariazione.

Stanislao Farri, infatti, si concentra nel documentare le diverse sfaccettature del patrimonio culturale, folklorico e industriale locale, includendo anche il paesaggio che viene presentato come “museo diffuso”. Caratteristica della sua ricerca fotografica è lo studio costante nel tempo, fondamentale per comprendere sia le modalità di lavoro di Farri sia le diverse identità culturali che hanno trasformato la città e il territorio nel corso degli anni.

L’attività professionale s’intreccia con la ricerca amatoriale che gli consente una libera sperimentazione, attraverso l’innovativo utilizzo dei materiali fotosensibili. Il lavoro di Farri si caratterizza così con uno stile che ha trovato riconoscimento nel mondo della fotografia italiana dagli anni Sessanta agli anni Ottanta del Novecento.

Stanislao Farri nasce a Bibbiano (provincia di Reggio E.) nel 1924, un piccolo borgo rurale della pianura padana da un’umile famiglia di origine contadina. Nel 1949 lascia la bottega di calzolaio del padre per lavorare, in città, come apprendista tipografo. Nel contesto lavorativo viene a contatto con la tecnica fotografica e sperimenta i materiali fotosensibili. Nel 1943 partecipa per la prima volta ad una mostra fotografica collettiva.

Nel 1955 lascia il lavoro da tipografo e abbraccia quello del fotografo professionista mettendo a frutto l’esperienza maturata nel campo amatoriale che mantiene sempre vivo per tutta la sua carriera. Farri ha partecipato ad oltre 500 mostre italiane e straniere ottenendo riconoscimenti internazionali nel settore dilettantistico, mentre in quello della fotografia professionale, si è distinto nel campo della documentazione dei beni culturali e nel campo industriale, lasciando una preziosa attestazione della storia del lavoro nella città di Reggio Emilia.

Farri ha intrapreso anche un’intensa attività di indagine relativa alla cultura materiale come, ad esempio, le ricerche sui i caseifici e sugli usi e costumi delle classi più umili, arrivando a costituire, nella moltitudine dei soggetti, un archivio di straordinaria importanza.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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