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Cremona. Prosegue il percorso di riscoperta e valorizzazione degli artisti del Novecento collegati alla storia della città e della sua Pinacoteca, dal 10 maggio al 28 luglio il Museo Civico “Ala Ponzone” ospita la mostra Giuseppe Moroni tra Novecento Italiano e Scuola Romana.

Giuseppe Moroni, nato a Cremona nel 1888, fu avviato agli studi artistici fin dalla sua frequentazione dell’Istituto Professionale “Ala Ponzone”, si formò all’Accademia di Brera per poi specializzarsi all’Istituto Superiore di Belle Arti a Roma. Nella capitale, entrato nell’équipe dei collaboratori di Giulio Bargellini, dai primi anni Venti si dedicò alla grande decorazione murale all’interno di prestigiosi palazzi pubblici, tra cui gli stabilimenti termali di Salsomaggiore e Montecatini, ma anche della sede romana della Banca d’Italia.

La mostra, allestita al Museo Civico “Ala Ponzone” e curata da Maurizia Bonatti Bacchini, propone un percorso strutturato in tre sezioni. La prima  intende evidenziare quella cifra del Realismo Magico che, assorbito nella più generale tendenza del Novecento Italiano, rappresenta tuttavia una connotazione evidente in diversi ritratti eseguiti dall’artista, quando la percezione della realtà si contamina con un senso di stupore e di sospensione, da Modelli (1929) a Rosa Rastelli (1946).

La seconda sezione, dedicata ai temi rurali e alla poesia degli oggetti della quotidianità, è costituita da soggetti di genere, nature morte e ritratti che sono come le pagine di un racconto dedicato alle terre del grande fiume. Infine, la terza sezione testimonia l’attenzione che il pittore ha riservato a Roma, ai suoi panorami e ai monumenti, tradotti in emozioni cromatiche attraverso la tecnica del tonalismo mutuata dalla Scuola Romana.

Come pittore di cavalletto, dopo una fase tardo liberty, ha seguito il filone estetico introdotto sia dalla rivista Valori Plastici sia dal gruppo Novecento voluto e guidato da Margherita Sarfatti. I due movimenti avevano aggregato idee comuni su cui fondare l’arte italiana fra le due guerre: a quelle proposte, tese al recupero della classicità, alla semplificazione formale e alla sintesi figurativa, si ispirava Giuseppe Moroni quando dipingeva ritratti, nature morte, soggetti di genere e temi religiosi.

Nell’ambito dell’arte sacra, peraltro, c’è un inedito patrimonio, diffuso tra le chiese del territorio di Cremona e Parma, che l’artista ha realizzato attraverso la combinazione di pitture e vetrate di gusto novecentista. Infatti, anche dopo il suo trasferimento a Roma, continuava a frequentare le terre del Po e proprio nel paese di Pieveottoville, presso Busseto, aveva attrezzato il suo laboratorio per la produzione delle vetrate.

Nel ventennio tra le due guerre l’artista ebbe l’opportunità di partecipare a importanti manifestazioni espositive dopo aver esordito nel 1925 al Concorso Artistico Nazionale Francescano aggiudicandosi il primo premio. Negli anni Trenta si susseguirono le partecipazioni alla Quadriennale di Roma, alla Promotrice di Torino e alla Biennale veneziana, a dimostrazione che Moroni era in sintonia con la cultura artistica del periodo.

Sempre molto legato alla città d’origine, l’artista ha donato al Museo Civico “Ala Ponzone” alcune delle sue  opere più significative, tra cui il quadro Colonie fluviali che era stato eseguito per la prima edizione del Premio Cremona e di recente è stato riproposto nella mostra Il Regime dell’Arte. Premio Cremona 1939-1941. Anche il dipinto Modelli nel 2017 è stato richiesto dal MART di Rovereto in occasione della esposizione dedicata al Realismo Magico, successivamente ospitata anche a Helsinki (Finnish National Gallery) e a Essen (Folkwang Museum).

Giuseppe Moroni morì a Roma nel 1959. Nel suo testamento aveva previsto un lascito per il Museo Civico di Cremona che complessivamente possiede otto quadri: La Pietà, Il nonno, Eva cacciata dal Paradiso, Miraculorum, La nonna, Mezzadro, Colonie fluviali, Modelli.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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