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Cremona. Mani, mani abili che creano, muovono, tagliano, modellano, intarsiano, pedinando il volere dell’anima, della fantasia, del pensiero: mani dell’arte. Arte non subalterna ad un ordine scritto o regola tramandata, ma un dialogo puro con la materia. C’è lo stupore che incanta la vista dinnanzi alle opere dei maestri intarsiatori lignei in mostra alla sala degli Alabardieri al Comune di Cremona, aperta al pubblico sino al 29 settembre, vale una visita per “stupirsi” di tanta maestria.

Intarsiatori, che qualche vocabolario sinonima ad ebanisti, una mostrina in più per elevarlo sopra l’artigiano di falegnameria, ma l’intarsiatore replica il dialogo con il legno per fedeltà all’animo, per custodire l’alimento delle creazioni, scrosta la ruggine del sapere dei padri, solleva ad arte le fatiche artigiane fatte di sudori antichi, di sapienze rubate.

Le sue mani seguono il solco della creazione, cosmo di quasi divina ispirazione, hanno imparato a dialogare con la materia lignea, con devozione monacale e dedizione estrema riguardo ai legni che accosta tono su tono per sfruttare sapientemente la resa pittorica delle venature. Usa con grande maestria la sabbia arroventata per imprimere alle tessere una delicata e precisa ombreggiatura che crea un morbido chiaroscuro, e definisce i dettagli con l’incisione a bulino, ottenendo alla fine un effetto pittorico.

Nella pagine del catalogo rivendicano un posto nell’Olimpo dell’arte, senza sentirsi figli di un dio minore rispetto a pennelli e scalpelli, alle tele e ai marmi, dei nomi eterni della storia dell’arte. Il moderno intarsiatore racchiude in sé intatta, come nel passato, il carattere e l’essenza dell’arte, l’alleanza con gli elementi, l’attività spirituale creatrice, la conoscenza intuitiva, non razionale, che trasferisce nell’opera un’impronta individuale, motivo determinante della creazione artistica.

Ogni opera è l’espressione personale di stile e contenuto, imprimendolo nella materia e nella ricerca della forma intarsiata, frammento dopo frammento, una raffinata visione, quasi a forgiare la materia in un’idea, una visione, un sogno.

Nel catalogo c’è un richiamo al bosco, fornitore di materia, ma soprattutto fonte a cui abbeverare l’ispirazione, dove imparare la lingua per dialogare con il legno e “carpire l’immensità della natura”, musa ispiratrice primordiale. La tarsia richiede tempo, dice l’intarsiatore, tempo e pazienza, ma richiede lo stesso silenzio del bosco, lo stesso odore, lo stesso ritmo levigato da ogni frenesia.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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