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L’immedesimazione artistica si nutre anche di queste sperimentazioni. Coesistenze di vari stili espressivi, difformi e dirompenti, che, ad esempio, nell’antico insieme architettonico del Foro romano di Brescia, hanno coinciso con l’installazione scultorea dal titolo “Armonia, complementarietà” che è stata volutamente collocata in tale prospettiva cittadina, per opera di Davide Foppa, limitatamente al corso di una specifica iniziativa.

L’arte moderna passa pure per questo tipo di spontanee manifestazioni, mediate da una serie di argomentate ideazioni.

Realtà d’avanguardia che emergono anche grazie al fattivo contributo di alcuni sostenitori, come in quell’abbinamento, fra pubblico e privato, che, nel caso dell’esperienza anche editoriale, intitolata “Arte dell’Interazione – Manufatti creati per trasmettere un messaggio da Augusto ad oggi”, ha delineato la partecipazione di istituti di credito, come la “Banca Passadore & C” e realtà industriali, in questo caso la “Siderurgica Leonessa srl” di Flero, nell’effettivo intervento per il compimento della medesima iniziativa, insieme al Comune di Brescia, alla “Fondazione Brescia Musei” ed alla “Fondazione CAB“.

Il senso di tutto ciò è, fra l’altro, spiegato da Gianpietro Bettoni, presidente dell’accennata “Siderurgica Leonessa”, in calce alle circa settanta pagine della pubblicazione prodotta a margine di tale proposta artistica, con la quale si offre un supporto illustrato del particolare evento racchiuso nell’edizione di stampa che, per la “Tipografia Camuna Spa”, risulta documentato: “(…) La responsabilità di un imprenditore verso la propria città è legata ad una conduzione onesta della propria azienda, in modo da garantire sicurezza ai propri collaboratori e di conseguenza stabilità al sistema sociale locale. La solidità aziendale si trasferisce poi anche nella possibilità di offrire collaborazioni, non strettamente legate al proprio settore, che possano essere utili e migliorative del territorio e stimolanti per le persone che lì vivono e lavorano”.

Tale orientamento si è pure tradotto nella mecenante promozione di questo libro che, a distanza di tempo, rende ancora notorietà ai termini dell’appuntamento formativo che l’Accademia di Belle Arti di Brescia “Santa Giulia” aveva riservato ad un gruppo di alcuni propri allievi, in occasione delle “Giornate FAI di Primavera”, in calendario nel marzo del 2014, nell’allora aleggiante ricorrenza, durante quell’anno, della morte dell’imperatore romano Augusto (63 a.C – 14 d.C.).

Tre, i luoghi pubblici di Brescia, che sono stati presi rispettivamente in considerazione: uno di questi spazi è stato valorizzato da Francesca Colombi, Angelica Consoli, Maddalena Fanconi, Annalisa Gregorio ed Elisa Rachele Zanotti, per quanto concerne la Fonte di Mompiano, mentre Miriam Fisogni, Denise Gregorio, Laura Mondelli, Fabio Scarpato e Francesca Temponi si sono espressi a ridosso del lapidario di piazza Loggia, a differenza del noto Teatro e Tempio Capitolino, nei pressi del quale si sono esplicati Viviana Bertanza, Emanuela Bertoli, Lidia Borella, Rita Duchi, Davide Foppa, Giulia Gafforelli ed Elena Tedoldini.

Il filo conduttore intercorrente fra tali differenti dislocazioni pare sia stato rappresentato dalle tracce archeologiche d’epoca augustea che la città di Brescia offre, appunto, in queste sedi, secondo un periodo storico presumibilmente coevo a tale figura di imperatore.

Le diverse opere degli allievi si sono ispirate al presupposto didattico, fra l’altro, spiegato da Riccardo Romagnoli, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Brescia “Santa Giulia”, nell’evidenziare l’idea di “territorialità attraverso l’arte” dalla quale evidenziare la concretezza di “un territorio da studiare, su cui sperimentare e dal quale generare arte”, secondo “occasioni concrete di misurazione della creatività dei miei studenti con il territorio che li circonda”.

In questo modo, il cerchio, per così dire, si chiude, in una ideale corrispondenza di andata e di ritorno, fra certe popolari ubicazioni topografiche che compenetrano, fra loro, azioni ed effetti di autonome ideazioni, espresse nella trasversalità concettuale di armoniose allegorie, maturate in quelle altrettante composizioni che, in tali contesti urbani, si sono manifestate in differenti soluzioni.

Ancora secondo Riccardo Romagnoli, come si può leggere nel suo contributo espresso fra le pagine introduttive di questa pubblicazione, si è trattato di “una palestra a cielo aperto che ha permesso agli studenti e artisti dell’accademia, la continua interazione tra arte e cultura, nel rispetto sacrale dei luoghi stessi”.

Un tema, quello dell’integrazione multidimensionale, fra approcci creativi diversi, che risulta pure sottolineato da Massimo Tantardini nello scrivere, fra alcune considerazioni messe per iscritto nella sua prefazione, che “(…) credo che si possa ritornare alla base. Riprendere da dove siamo partiti. Il viaggio è sempre stratificato e parallelo”.

Nella indicata metafora di tale viaggio, indirizzato verso alcune conclamate attrattive del territorio bresciano, in riferimento ad un ruolo contestualmente assurto ad itinerario per la scoperta delle proprie attitudini creative, una varietà di diciassette opere è stata la somma di ciò a cui ha ricondotto parte del proprio apprezzamento il Capo della delegazione FAI di Brescia, Maria Gallarotti Ratti, nello specificare al lettore che “(…) La partecipazione appassionata e diretta ai valori del paesaggio e del patrimonio culturale aiuta a ritrovare quel che oggi più manca: la coscienza dei luoghi. E nella specificità dell’esperienza realizzata dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti “Santa Giulia”, in occasione delle Giornate FAI di Primavera 2014, aiuta a trarre da questa coscienza lo spunto creativo per dare vita ad un’opera che coniughi antico e contemporaneo.(…)”.

In relazione a queste dimensioni, inerenti cioè il passato ed il presente, Maura Marella spiega tale dicotomia nel fatto che “(…) Fra opera e area archeologica si è cercato quindi di creare un legame, una relazione così profonda tanto da rendere l’opera senza il sito, cioè senza il suo contesto, priva di significato. Si è andati così ben oltre la semplice ispirazione e il tema è diventato realmente l’interazione fra opera d’arte contemporanea da un lato e le architetture della fonte, del lapidario e del teatro dall’altra. Le giovani personalità artistiche emerse hanno quindi presentato una nuova lettura di questi tre siti archeologici meno noti nella città e dislocati in aree dalla stratificazione molto complessa. (…)”.

Nel composito insieme di creazioni polimateriche, tale storica stratificazione appare ulteriormente messa in risalto dall’accostamento con l’impatto massivo di queste opere che si è aggiunto, per la durata dell’iniziativa, in un sovrapposto effetto visivo, come per il taglio compositivo di fattispecie astratte, ad esempio, in polistirolo, con cui si è realizzata un’affissione nei pressi del lapidario di piazza Loggia, oppure nelle rispettive installazioni in file audio, in mdf e acrilico, in carta, in ceramica, in legno, in plastica, in metallo e acetato, in carta fotografica, in frammenti di vetro, in legno, pasta modellante, oltre che in una scultura in poliestere estruso, e poi, ancora, in un collage fotografico e pittorico, in una tavola lignea con carta da parati, pittura acrilica e smalto, profilando tale ricerca creativa anche nell’intreccio allusivo di quelle fitte trame d’appartenenze strettamente evocative che, nel libro, risultano spiegate da Elisa Rachele Zanotti, a proposito di quanto, a suo tempo è stato approntato, nella fonte di Mompiano, dove “utilizzando la forma dei funghi dell’areazione, posizionati, nel giardino al di sopra della copertura artificiale della sorgente, si ricreano dei grandi rocchetti di cucito. Oggetti di uso quotidiano, presenti fin dall’antichità, normalmente utilizzati per svolgere il filo con facilità e ordine. Nell’installazione, al contrario, le matasse si srotolano e si scontrano disordinatamente, si collegano e si fondono creando una sorta di relazione e di continuità con gli elementi vicini”.

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