Brescia – Alessandro Bulgarini è un artista bresciano dall’immediato carisma ideativo con il quale esprime la propria affascinante pittura, in una significativa sintesi di riferimenti espliciti che ne denotano la specifica natura.

Trattasi, per stare al tema di uno fra i concetti praticati dall’autore, del deflagrante tenore espressivo di certe praticate “nozze alchemiche” da lui suggestivamente consumate fra la resa figurativa e l’interpretazione surreale della propria fervida ispirazione creativa che ingiungono, alla rispettiva opera d’arte visiva, una straripante astrazione concettuale elevata in una pluridimensionale prospettiva.

Una ideazione, fra l’altro, fattibile di un’assimilazione con quella sottile cultura esoterica che, nei suoi dipinti, pare ramificarsi attraverso una serie di interconnessioni nelle quali la relativa portata argomentativa si amplifica nella simbologia stessa con la quale si codifica.

La ferviOpera_Bulgarini1da fantasia onirica dell’artista fà la differenza, dimostrando una notevole mediazione immaginifica che, anche nel caso della mostra cittadina, denominata, non a caso, “Codice Sincretico”, rivela, nei diversi dipinti esposti nella galleria “Aref” di piazza Loggia a Brescia, un particolare insieme di compenetranti rappresentazioni che possono prestarsi ad allegorie di altrettante ermetiche riflessioni, affidate alla sensibilità del fruitore dell’opera stessa, come pure, riconducibili a scuole di pensiero iniziatiche per l’esternazione pittorica delle loro misteriose simbologie.

A riguardo di ciò, è, fra altre interessanti didascalie, possibile leggere una citazione tratta da “Verità segrete poste in evidenza” di Elmire Zolla, accanto all’opera “Alkaest”: “Gli alchimisti preservarono l’idea, non evidente nella metafisica occidentale ufficiale, che esiste un’affinità tra il mondo delle forme, degli archetipi di tutte le specie e quello dell’immaginazione. Causa remota della morte spirituale dell’Occidente fu l’incapacità di capire che cosa sia e che cosa significhi l’immaginazione”.

La mostra personale di Alessandro Bulgarini è visitabile nell’epilogo invernale che il 2016 ha in calendario fino al 27 di marzo, insieme all’esordio primaverile della subentrante stagione, per l’intera durata di un’iniziativa espositiva che si dettaglia nella diversificata varietà di una accurata esposizione, anche per la tecnica compositiva che, oltre ai colori acrilici, include, in un’altra saletta attigua all’ambiente d’ingresso della medesima galleria, una carrellata di manufatti, nella fattispecie di “studi preparatori” e disegni, effettuati in “matite su carta ai pigmenti filosofali”, che appaiono preponderanti in tale soluzione espressiva, pure sviluppata nella personalizzata rosa costitutiva di una più vasta e particolareggiata interpretazione compositiva.

In tale sorprendente rapsodia pittorica introspettiva, sgorgano dalle opere del giovane artista, già noto al panorama nazionale ed internazionale per alcune sue apprezzate manifestazioni espositive, una serie di elementi connotativi di una corrispondente riflessione, a sua volta rapportabile alle arcane profondità della più esclusiva cultura ermeneutica, volta ad interrogarsi su molteplici spunti contenutistici, per aprire vie nuove alla inesaurita ricerca dell’uomo, protesa ad edificare “templi alle virtù” ed a scavare “oscure e profonde prigioni al vizio”, proporzionando una versione di armonia nella poesia del tutto che a qualcuno appare come magia.

Opera_Bulgarini2In questo spontaneo afflato speculativo, percorso dall’artista, sembrano porsi, fra l’altro, alcune dotte considerazioni di Lucio Giuliodori, professore associato di estetica all’Università di Mosca, che, in un suo contributo di riflessione, fra le didascaliche precisazioni poste a corollario delle rispettive opere del pittore, allestite all’Aref di Brescia, precisa che la “pittura di Bulgarini si prefigge di creare la ricerca, costante, di un piano ulteriore dell’essere a cui approdare e lì fermarsi, permanere, fluttuare al di là dell’amorfa fluidità dello spazio profano, sprofondando nella transempiricità del sovrasensibile attinto tramite l’esperienza artistico-esoterica: pensiamo a Iconostasi, omaggio al già citato filosofo russo Pavel Florenskij e alla sua ricerca estetico-metafisica del contatto tra i due mondi: visibile e invisibile”.

La mostra “Codice Sincretico” della quale la denominazione stessa è diretta allusione metafisica ad una sorta di corrispondente sincretismo figurativo, ammiccante alla “compresenza dell’universo in ogni suo punto”, che vi è proposto dall’autore, secondo una ravvisata risoluzione di aspetti assimilati fra loro in una surreale e decisa interpretazione, è aperta dal giovedì alla domenica, dalle ore 16.00 alle ore 19.30, prevedendo, pure, nel proprio accurato decorso, una manifestazione di “finissage”, sabato 26 marzo, alle ore 18.00.