Brescia – Emozioni tra i vari colori, attribuiti alle sue diverse composizioni, sviluppate fra stili e tecniche difformi, pari ad altrettante ispirazioni.

Tutto questo nella mostra allestita all’Aab (Associazione Artisti Bresciani), al civico 4 di vicolo delle Stelle a Brescia, che, con il titolo di “Claudio Avigo (1999–2019) Presente”, coniuga una personale dimensione creativa con il sopravanzare del tempo incombente che, a tali manifestazioni pittoriche, affida l’intersecarsi effettivo di una perdurante memoria sopravvivente.

Il ventennio intercorso, ormai, dalla data del 14 febbraio 1999 che ha pure sancito il fatale appellativo di postumo alla subentrata visibilità dell’itinerario espositivo di questo giovane artista, è rilanciato oltre l’annuale ricorrere della tragica ricorrenza della sua stessa dipartita, per il tramite dell’iniziativa che rappresenta la versatilità intuitiva di una già feconda produzione espressiva, capace di rinverdirne esemplarmente il ricordo, interagente con il tempo, mediante i manufatti significativi di una intramontabile compiutezza attuativa.

Ulteriore strumento per questa proiezione temporale, oltre i limiti di un circoscritto ambito fattuale, è la pubblicazione, realizzata in occasione di questa mostra cittadina, per la serie “monografie di artisti bresciani”, con il numero 248, per le edizioni dell’Aab stessa, nel consueto formato prodotto in stampa dalla “F. Apollonio & C.”, recante, oltre alla riproduzione a colori dei dipinti presenti nella medesima esposizione, anche una serie di poesie a firma dello stesso autore che correlano le poco meno di sessanta pagine di questa edizione con un diverso registro espressivo, analogamente ad altri contributi scritti che risultano, invece, da parte di Massimo Tedeschi e di Dino Santina, rispettivamente, presidente e direttore dell’Aab, e dei curatori di tale proposta espositiva, nelle persone di Giulio e di Matteo Mancabelli, ciascuno con una propria pagina esplicativa.

Tale catalogo illustrato è disponibile nella sede della mostra stessa, visitabile fino al 20 febbraio, con gli orari cadenzati per l’apertura, tanto per le giornate feriali quanto per quelle festive, che sono stabiliti dalle ore 16.00 alle ore 19.30, con eccezione del lunedì che è di chiusura, funzionalmente all’accesso ad un circuito espositivo di poco più di una trentina di opere, il cui allestimento nel “salone del Romanino” del sodalizio ospitante, è per la cura Corrado Venturini e di Giulio Mancabelli.

Presenti all’inaugurazione della mostra, oltre alle personalità accennate, anche i genitori del compianto giovane artista, Fausto Avigo e Daniela Corini, come pure un’esponente dell’amministrazione comunale cittadina, e ad un folto gruppo di estimatori, partecipanti, insieme a tanti altri, all’evento di avvio di quest’ulteriore mostra dedicata a Claudio Avigo, anch’essi nel ruolo di fruitori ed, a loro modo, di interpreti di un appuntamento culturale carico di emozioni.

Come si legge, fra l’altro, dalle considerazioni sottoscritte da Massimo Tedeschi in una pagina introduttiva al catalogo che documenta, in una assidua tradizione editoriale, i particolari di questa manifestazione espositiva: “(…) La prematura scomparsa di Claudio carica la sua non vastissima produzione, e questa mostra particolare, di emozioni non comuni. E tuttavia la pittura di Claudio ha una sua intrinseca forza e bellezza, sprigiona un fascino intatto, conquista l’osservatore in particolare laddove indaga – con una forza interpretativa non comune – i paesaggi naturali e urbani del nostro tempo. Tutto questo rende Claudio Avigo, con la sua arte, straordinariamente contemporaneo. Meglio ancora: presente“.

Una presenza evocata anche dalla materializzazione del sembiante nell’atto di dipingere, grazie al dipinto, unico, fuori dal coro costituito dalle altre opere, invece, esclusivamente realizzate per mano dell’autore in questione, che deriva, in questo caso, dalla personale interpretazione artistica in olio su tela di Franco Soresina, in una sorridente figura che seguita a testimoniare nell’arte l’autentica sollecitudine di una propria encomiabile premura.