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Non solo pittura e scultura, ma anche fotografia.
E’ quest’ultima, dopo l’avvicendarsi di altri autori, la qualificata peculiarità che è posta sotto i riflettori dall’ennesima ed apprezzata proposta espositiva da parte della “Fondazione Dolci” di Brescia, nei termini della ventiduesima mostra dedicata agli artisti bresciani scomparsi, in questo caso ispirata al carisma del compianto medico e fotografo Franco Bettini.

Un appuntamento annuale, tradotto puntualmente nell’accurata edizione di una corrispondente monografia, che, nello svolgersi dell’autunno, coincide, in una consueta proiezione stagionale, con una tradizione confermata dal sodalizio organizzatore anche per il 2019, pure contraddistinto da questa mostra, in calendario per il periodo compreso dal 9 novembre al primo dicembre.

Sede dell’esposizione delle immagini fotografiche, a firma di questo appassionato fotografo, è Palazzo Martinengo di via Musei 30 a Brescia, rinomato riferimento culturale, pari ad una fra le più antiche e prestigiose strutture cittadine, funzionali ad ospitare manifestazioni collettive, assecondate, oltre le aleggianti reminiscenze storiche, fra le ormai proprie assunte prerogative.

Qui, l’inaugurazione alle ore 17.30 di sabato 9 novembre, ed, a seguire, il corso della mostra fino all’approdo nel mese successivo, con orari di visita quotidianamente cadenzati in mattinata dalle ore 10 alle ore 12, e, nel pomeriggio, dalle ore 16 alle ore 19.

Le fotografie di Franco Bettini paiono un emblematico incontro fra le distinte specificità espressive dell’arte visiva, tanto che un’immagine prodotta da quest’autore, fra quelle scelte per un pieghevole divulgativo di questa iniziativa, era stata dedicata al critico d’arte Luciano Spiazzi, oculato testimone delle tendenze artistiche bresciane del tempo, con il titolo “Argento” del 1972, secondo una sollecitudine rivolta al medesimo stimato conoscitore delle personalità artistiche di quegli anni, da parte dello stesso fotografo.

In questo modo, la vocazione letteraria, condensata in una eccellente narrativa, profusa, anche giornalisticamente, in una chiave esplicativa, si incontra con altre forme di espressività, proprie di un differente scibile compositivo, rispettivamente associabile alle corrispondenti forme di un eclettico e spontaneo sentire.

Analogamente, la mostra abbraccia altre realtà diverse, rispetto a quella della propria regia organizzativa, integrandosi, fra l’altro, con la possibile e con l’incentivata partecipazione della popolazione scolastica all’iniziativa, dal momento che, a tal fine, è stato predisposto il “progetto 2019”.

Contattando la “Fondazione Dolci”, in aderenza ai particolari di questo progetto formativo, si può partecipare alle visite guidate di questa interessante mostra antologica, anche usufruendo della pubblicazione, pure convertita in ebook della sua monografia, quale opportunità interattiva per “la presentazione e l’insegnamento ai giovani delle possibilità di utilizzo delle nuove tecnologie”.

Una versione esemplificativa di quest’ulteriore ed ormai affermata vettorialità comunicativa, che è, in questo caso, realizzata da “Studio 361” della cui collaborazione la “Fondazione Dolci” si è avvalsa per la messa a disposizione, a favore di chi lo volesse, di un ebook. Versione digitale, pari contenuto, della pure presente sul posto monografia, pubblicata nella tradizionale edizione illustrata, in una corposa stampa descrittiva, compiuta in uno stile in linea con le precedenti e diffuse opere della serie inaugurata in una plurale rappresentatività ricognitiva, grazie al contributo di vari sostenitori, nella contestuale cornice di diverse patrocinanti referenze, manifestatesi, anche quest’anno, a supporto della medesima annuale manifestazione espositiva.

Del contributo espressivo, individuato specificatamente nel fotografo Franco Bettini, il presidente della “Fondazione Dolci”, Eugenio Busi, stimato pittore bresciano da numerosi anni interprete di una personale mediazione figurativa della realtà che nei suoi dipinti si erge a poetica protagonista, spiega, fra l’altro, che: “(…) Schietto e sensibile, Franco Bettini era artisticamente preparatissimo come tutti i grandi studiosi. Le sue visioni sono quasi dipinte e alcuni particolari sarebbero invisibili per noi comuni mortali. Ci voleva lui, con la sua macchina fotografica e la sua testa, ed ecco apparire il miracolo della natura. Il soggetto, ripreso più e più volte, gli dava il senso di un’interpretazione personale e moderna. Fotografare era per lui questione di vita. (…)”.

(in copertina “Le torbiere” di Franco Bettini)

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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