Nella sua Chiari, Franco Bocchi ricompone il vasto assortimento della propria qualificante vena creativa, esponendo in una significativa mostra personale che, in tale località bresciana, concorre, coincidenzialmente, alla annuale festa comunitaria delle “Quadre”, promuovendone le composite attrattive, aggiunte dal 2016 alla tradizione di questa apprezzata e corale manifestazione del mese di settembre che le è corrispondente.

Nato a Cologne, ma clarense di adozione, il pittore Franco Bocchi onora la propria bella cittadina con una accurata iniziativa espositiva, allestita nel “Museo della Città di Chiari” di piazza Zanardelli, dal 3 al 18 settembre, secondo l’opportunità, per una vista libera e gratuita delle diverse attrattive presenti, distribuita attraverso gli iniziali orari d’apertura compresi dalle 15e30 alle 23, per quanto attiene la settimana interessata alle concomitanti manifestazioni del “Palio delle Quadre”, e dalle ore 15 alle ore 19, nel merito, invece, delle restanti giornate conclusive nelle quali questa mostra svela, in bell’ordine, le numerose opere che vi sono presentate.

Opere rappresentative di quasi mezzo secolo di attività pittorica, fedele ad un’autentica ispirazione artistica, asseverata da una riuscita e da una apprezzata dedicazione umanistica, interpretata a favore di una amena soluzione paesaggistica che l’autore rivendica in una assecondata vocazione intimistica, rispetto ad una sentita partecipazione vedutistica, verso un’incessante riflessione pure d’analisi coloristica.

Disponibile nella mostra anche una gradevole pubblicazione illustrata, dedicata al pittore, come eloquente catalogo d’agile spessore, in relazione alla versione di stampa a quadernone, realizzata per la cura di Maurizio Bernardelli Curuz, anche attraverso l’apporto contenutistico di una sua attenta ed autorevole riflessione, circa una serie di aspetti contraddistinguenti la talentuosa arte pittorica promanante da quel carisma ideativo che, in Franco Bocchi, è sottesa ad una sterminata produzione, non solo di dipinti, ma anche di serigrafie, secondo un’appassionata e contagiosa modalità figurativa di efficace mediazione fra il Creato e la poesia di una puntuale sensibilità di rappresentazione compositiva.

Si tratta, nell’ambito di una più diffusa e svelata prospettiva stilistica ed argomentativa, evidenziata da Maurizio Berardelli Curuz, di alcuni elementi cardine relativi allo stimato pittore contemporaneo, che risultano sottolineati, fra l’altro, nell’accennata pubblicazione, in aderenza ad “un imprintig pre-romantico”, allo sviluppo di una progressiva e di una impegnata “interlocuzione sul livello di definizione dell’opera” ed al “rapporto romantico con il cosmo” in cui, pure, scorgervi “una dimensione investigativa costante”, in ordine alla quale poter anche affermare che “Franco Bocchi è coerente, perfettamente con il proprio pensiero ecologico, rispetto alla natura. L’artista bresciano nasce con la pittura en plein air, a diretto contatto con il soggetto naturale. E’ dal confronto di più sensi con il paesaggio che emerge quel fremito di verità che permette al pittore di attenersi al vero quintessenziale, succoso, spremuto e, al tempo stesso, di consentire, a chi osserva i suoi dipinti, d’essere compartecipe a una modalità diversa d’osservare. Un paesaggio fotografato – a meno che non sia fortemente rielaborato, ritoccato, rivisto, in soggettiva – non potrà mai avere la forza di sintesi psicologica che può dare un’opera dipinta”. 

La maestria tecnica del disegno, quale abilità espressiva impressa ai dipinti, è in armonia con le visioni traslate dalle affascinanti immagini tratte dalla ricchezza esperienziale dei diversi viaggi effettuati, in luoghi distanti e diversi fra loro, da parte del medesimo pittore che, nell’eco dei rispettivi ambienti incontrati, ha desunto personalmente quelle particolarità intrinseche a scenari da lui valorizzati nella resa di paesaggi ammìrati.

Franco-Bocchi

Fra i vibranti colori della tavolozza, disinvoltamente impugnata anche nell’estemporaneità di sistemazioni improvvisate a cielo aperto, la natura pare ispirarsi a quel filo conduttore di luce che, nel giallo, sembra ascendere a sublimi livelli di percezione sensoriale, catturando scorci caleidoscopici di cangianti istanti stemperati sulla profondità di orizzonti idilliaci.

Il vigore della terra pare compenetrarsi insieme alla lievità di un cielo variopinto che incombe, in una raffigurazione sapiente, sulla ricca dinamica di un panorama vivente dove tutto sembra concorrere ad un sereno coinvolgimento centrifugo di ciò che vi è esistente.

Il volo nel cielo, sotto ai raggi del sole, di uno stormo di cicogne, è, ad esempio, sintesi narrante di un fenomeno migratorio che si rinnova nella natura dove ogni sua parte ha una manifestazione ciclica di un ordine trainante, fattibile di dare un ruolo contenutistico a ciascuna forma sembiante di un insieme induttivo che coesiste nelle minime particelle di un Creato imperante.

Tale sembra rivelarsi il solido costrutto ideativo dell’arte di questo pittore, radicato nella varietà misteriosa ed infinita del “canto della Terra” perenne che vi trascende, attestante la gestazione di un attimo in divenire nel grembo di un paesaggio dinnanzi al quale la pacatezza virtuosa e prosperosa della resa pittorica pare offrire, fra l’altro, quella ricca cornucopia di doni imbanditi a generoso sostegno percettivo del nostro vivere.