Travagliato (Brescia) – Proporzione nella tridimensionalità: una dimensione artistica praticata, fra l’altro, da Franco Paterlini di Travagliato, secondo quella personale ispirazione compositiva che assicura alla realtà lo svelamento concettuale di alcune proprie particolarità.

Si tratta del risultato di un’assidua e di una spontanea dedicazione all’arte da parte di questo architetto, designer, artista e fotografo che va sperimentando, nella codifica di alcune nuove soluzioni espressive, l’estro creativo di singolari modalità compositive.

Fra queste, sullo sfondo dell’intento di realizzare, a Travagliato, una mostra personale, nel corso del 2018, anche la più recente ideazione di opere costituite da tele sovrapposte, unite fra loro in varie misure, funzionali ad evidenziare, in un doppio strato, l’effetto tridimensionale di più unità, accorpate insieme, nelle peculiarità delle quali sono provviste.

Alla base di questi manufatti c’è la dichiarata intenzione della ricerca di un superamento costante dei canoni artistici più tradizionali che l’autore, classe 1956, diplomatosi al liceo artistico “Foppa” di Brescia e laureatosi in architettura a Venezia, interpreta secondo le proprie argomentate ragioni.

Già con l’avvento della fotografia, il consueto approccio figurativo, verso la realtà, aveva conosciuto, in ambito artistico, una sorta di ripensamento complessivo di un proprio ruolo ritrattistico e descrittivo, favorendo la comparsa di altri stili pittorici, maggiormente ispirati alla possibilità di una libera rielaborazione personale, nell’assecondare la ricerca compositiva aperta ad una più estesa versatilità, piuttosto che attenersi ai condizionamenti dell’esprimere quanto osservato in una corrispondente verosimiglianza o, quanto meno, in una coincidente versione di stretta similarità.

Una svolta avvenuta, fra l’altro, nell’impressionismo e nell’espressionismo, che ha ridimensionato, di tutto un passato figurativo, la complessità dell’arte, spogliandola da un suo strumentale asservimento compositivo.

Analogamente, per un esponente dell’arte contemporanea, come lo è Franco Paterlini, un ulteriore passo in avanti, nella dinamica degli avvicendamenti artistici, è la scelta informale, adottata per esprimere le proprie opere, ricorrendo ad una tecnica mista, con colori, non solo in acrilico ed a olio, ma anche in smalto ed in vernice, dove la carica del colore, per il tramite di vari elementi cromatici dispensati mediante una loro combinazione, è strategia portante per la definizione visiva di quell’ispirazione che è pure accompagnata dalla gestualità e dalla matericità di quanto vi ricorre in una specifica resa espressiva.

Nel suo eclettico spettro compositivo, dove hanno anche parte sia la scultura che un pregresso ambito figurativo, nella perdurante impronta di un qualificato retaggio formativo, Franco Paterlini applica, ad alcune sue tele, i gesti del taglio e della lacerazione, pure realizzate per infondere quelle fenditure dove potervi collocare una fotografia, quale compenetrazione di tale tipo di tecnica di immagine posta in una possibile sinergia fra più prerogative, ispirate alla ideale visione di una contemporanea esclusività di caratteristiche connotative.

A differenza dei noti tagli praticati alle tele dal famoso artista Lucio Fontana (1899–1968), la soluzione, raggiunta da Franco Paterlini, in un suo personale distinguo ideativo, è quella, fra altri aspetti, della ricorrente aggiunta del colore sullo sfondo della fenditura da lui aperta nell’intelaiatura dell’opera stessa, dove si profila una seconda tela, in modo da rappresentare non solo il raggiungimento di un ulteriore spazio dove poter ipotizzare anche un possibile inserimento fotografico, ma in cui aver modo di individuare pure la prospettiva di un bilanciamento cromatico, sul piano prospettico di un’aggiuntiva linea di interessante definizione.

Solito a non firmare i propri manufatti, se non nel caso che passino in mani altrui, la sua ricerca creativa pare costantemente rivolta a quella strenua applicazione progressiva che, sulla base di ragionate interpretazioni concettuali, si riverbera, per lui, in una coerente logica di innovazione, parametrata ad una visione critica dell’incedere artistico che risulta da lui considerato nella storicità dell’avvicendarsi di stagioni compositive, subordinate ad una costante evoluzione, per focalizzare la rispettiva valenza della medesima rappresentazione.

Percependo la cornice dei quadri nella ravvisata impressione di un limite, secondo l’implicito contorno di un’imposta finitezza, Franco Paterlini predilige, di solito, tenere libere le proprie tele da tale pertinenza, preferendo che l’opera sia sostanzialmente valorizzata, nell’evidenza di una vibrante enucleazione, dalla portata del colore, come risorsa fattibile anche per un moderno collegamento di funzionale ambientazione con quegli spazi architettonici nei quali il medesimo manufatto può trovare la propria collocazione.
In una possibile riflessione rivolta all’intercorrente evolversi della globalizzazione, anche l’arte ha un ruolo di possibile coesione, come utile linguaggio di condivisione, pure interpretato da questo architetto, designer, artista e fotografo, nel promuovere i propri talenti compositivi, nella portata di una stilistica informale che non si riconduce strettamente all’appartenenza ad un retaggio culturale di una data impostazione tradizionale, ma che, invece, pare frapporvisi, in un’alternativa che la sublima, in un modo trasversale d’interpretazione.

Anche la tecnica del “dripping”, con cui il disinvolto apporto del colore riscontra un ulteriore impiego di caratterizzazione, ed anche in quella che si avvale, invece, del ricorso ad elementi naturali, come la terra e certi frutti, direttamente applicati sulla tela, sono da lui utilizzati nella varietà delle sue ideazioni dove sta al fruitore dell’opera stessa, come effettivo destinatario del lavoro eseguito, individuarne le particolarità di una significativa suggestione, mediante il canale percettivo di una spontanea immedesimazione, fra i vari aspetti che si possono personalmente osservare, nella fantasmagorica ed avvincente complessità di ogni rappresentazione.