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Brescia – Gabriele Saleri (1927 – 2014), pittore di Bagnolo Mella, eclettico ritrattista, versatile, fra l’altro, paesaggista, interprete d’una riuscita poetica vedutista nella quale anche composizioni, rispettivamente dedicate ai fiori, agli animali, ed alle rappresentazioni delle “nature morte”, ne attestano il forte carisma.

A lui, è riservata un’antologica, grazie alla “Fondazione Dolci”, secondo un’accurata proposta espositiva, allestita a Palazzo Martinengo della Provincia di Brescia, al civico 30 di via Musei, con orari d’apertura distribuiti dalle ore 10 a mezzogiorno e dalle ore 16 alle ore 19 di tutti i giorni, fino al 9 dicembre, con ingresso libero e gratuito.

Alla base, la disponibilità di privati e dei familiari, oltre all’appoggio di alcuni sostenitori ed al patrocino di enti locali, in ruoli distinti e complementari: ingente adesione di quadri per un considerevole numero di opere, pure documentate nell’importante catalogo illustrato, stampato dalla tipografia “Batan” di Gardone Valtrompia, che, con l’epilogo del 2018, si aggiunge alla già monumentale serie di monografie, realizzate dalla medesima “Fondazione Dolci” di Brescia.

E’ la ventunesima della serie, per ciò che, appunto, attiene il fecondo itinerario di iniziative dedicate agli artisti bresciani “scomparsi”, come, fra l’altro, si legge nel pieghevole divulgativo della mostra, nel quale, fra l’altro, tali monografie risultano elencate in bell’ordine cronologico, costituendo un deposito di memorie che si sono via via accompagnate alla messa in atto di altrettante manifestazioni dove sono state assimilate: Martino Dolci (1996), Gaetano Valbusa (1999), Cesarino Monti (2000), Eligio Agriconi (2001), Paolo Bignotti (2002), Tita Mozzoni (2003), Giuseppe Mozzoni (2004), Vittorio Piotti (2005), Silvestro Cappa (2006), Gian Battista Bertelli (2007), Dino Decca (2008), Matteo Pedrali (2009), Edoardo Beccalossi (2010) Adolfo Mutti (2010), Martino Dolci – Un secolo (2012), Gabriel Gatti (2012), Giacomo Bergomi (2013), Luciano Spiazzi (2015), Giuseppe Merigo (2016), Ugo Aldrighi (2017).

Ad alcuni di questi esponenti bresciani dell’arte visiva, Gabriele Saleri aveva dedicato un ritratto: nel caso Luciano Spiazzi (1930 – 1988), si tratta di un’opera, a suo tempo, scelta pure per la copertina della monografia a lui consacrata che, a questo giornalista e critico d’arte, padre del dr. Raffaele Spiazzi, appassionato e stimato vignettista caricaturista, gli era stata, appunto, riservata.

Come si evince dalla visione della mostra e, su altro fattibile versante, dalla ricognizione dei dipinti stessi, puntualmente riportati fra le pagine della pubblicazione accennata, gli altri artisti, osservati da Gabriele Saleri, nella mediata configurazione di una sua personale sintesi esplicativa degli stessi, sono, in una composita schiera, pure, contraddistinta da ulteriori pittori: Eugenio Busi, Alberto Bizzai, Giuseppe Lamberti, Giovanni Cuttini, Giacomo Bergomi e Vinicio Zanella.

Tra le molte altre persone ritratte, anche la figlia, Annalisa Saleri, la quale, in un suo significativo contributo di riflessioni rivolte al genitore, nell’insigne ruolo artistico di cui l’interessante evento cittadino dedicatogli ne attesta lo spessore, afferma, fra l’altro, nell’esclusiva monografia ispirata a documentare l’azione pittorica del padre, che: “Non è facile parlare del proprio padre, soprattutto quando è stato un padre speciale come il mio; ho scelto l’immagine di me ragazzina al mare come rappresentativa del nostro rapporto perchè è una foto fatta da papà, nel suo piccolo, artistica, e c’è una grande ombra vicino a me, questo è lui, una presenza costante e discreta. E’ stato un privilegio condividere il suo mondo, i suoi sentimenti, condividere la genesi delle sue opere d’arte, i suoi motivi di ispirazione, osservare e condividere l’occhio interessato a scoprire la bellezza di un fiore, d’un animale, un paesaggio o anche la bellezza interiore di una persona. La pittura è stata per mio padre una vocazione dominante, qualcosa che riempiva la sua vita, il suo tempo libero e anche le vacanze. Ho ammirato la sua disciplina, la sua costanza e la sua dedizione al lavoro che sono stati un esempio, insieme a molte altre qualità che sono stata felice di avere avuto come insegnamento, in primo luogo il suo spessore umano e la responsabilità verso se stesso, gli altri e anche la natura. (…)”.

Ilde, la moglie di Gabriele Saleri

Di se stesso, Gabriele Saleri, offre pure una vasta gamma di autoritratti, concentrati in un’apposita sala nella sede museale di quest’antologica, nell’emblematica rappresentatività stilistica che, dei diversi manufatti presenti, ne evidenzia, insieme all’avvicendarsi delle età anagrafiche, anche l’armonia, affinata in un proprio scibile, in aderenza ad una sollecitudine compositiva che, a sé ed agli altri, dispensa la medesima maestria, con una particolare sensibilità, fra gli altri aspetti, che sembra rilevabile nella resa viva e penetrante degli sguardi, riconducibili ad occhi che paiono risentire dell’anima con la quale scrutano il mondo e con la natura intrinseca della persona, mediante la quale pongono l’immagine di sé al vaglio di un autentico confronto.

Dalle sue mani, nella sterminata serie dei dipinti ad olio prodotti nella sua lunga carriera, è pure scaturita l’opera dedicata al noto camuno Giuseppe Tovini (1841 – 1897), avvocato e banchiere fondatore di banche, che è riprodotta anche su quei santini, diffusi nell’alveo devozionale dove se ne celebra, fra l’altro, la beatificazione, mentre l’originale che è stato realizzato un decennio prima di tale riconoscimento, essendo stato dipinto nel 1977, fa attualmente parte della collezione UBI Banca di Brescia.

Opera documentata, insieme ad altre fra le presenti in mostra e tra quelle che, invece, sono comunque evocate nella loro esemplificatrice rappresentatività d’insieme, nella monografia, realizzata per il coordinamento di Ermes Pasini, con, fra gli altri, la collaborazione di Andrea Busi, per le immagini fotografiche, e di Luisa Goglio, per l’impaginazione.

Il volume si fonda sul diffuso ed approfondito testo critico di Marcello Zane, curatore pure di una particolareggiata bibliografia, sviluppata ad ulteriore traccia di studio dello stesso Saleri, mentre altri spunti di lettura, nella diversificazione di una serie di molteplici fonti redatte per descrivere l’opera artistica del medesimo personaggio, sono rispettivamente a firma di Lionello Fiumi, Elvira Cassa Salvi, Jo Collarcho, Attilio Mazza, Vittorio Brunoni, Luciano Spiazzi, Riccardo Lonati, Ambrogio Chiari, Paolo Bolpagni, Benedetta Salvi e Giampietro Guiotto.

Ad aprire la pubblicazione sono le rispettive pagine introduttive di Eugenio Busi, al vertice della “Fondazione Martino Dolci” e dei critici d’arte, Maurizio Berardelli Curuz, Francesco De Leonardis, Fausto Lorenzi e del giornalista e presidente dell’Associazione Artisti Bresciani (Aab) Massimo Tedeschi che, fra l’altro, individua gli esordi del pittore in questione “(…) nella “scuola bresciana” di cui era destinato a diventare uno degli esponenti più illustri: una “scuola” che richiedeva grande preparazione, acuta sensibilità coloristica, l’esercizio di un mestiere appreso in bottega, alla scuola dei maestri, e soprattutto una convinta, a tratti lirica ed a tratti appassionata, adesione al vero. La lunghissima carriera di Saleri, il suo dispiegarsi nell’attenzione al paesaggio, nella denuncia delle ingiustizie, nelle nature morte e soprattutto nella sterminata ritrattistica in cui prevalgono i volti di bambini e di adolescenti di cui Saleri è stato un acutissimo interprete, si colloca all’insegna di questa fedeltà, di una sensibile presenza nella vita artistica cittadina (e non solo). (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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