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Brescia – Una mostra d’arte personale. Un appuntamento con gli appassionanti colori di un artista che vibrano diffusamente negli incalzanti palpiti estivi dell’incipiente stagione, attraverso un’accurata iniziativa espositiva che vede il pittore bresciano Mario Meneghini protagonista della manifestazione dedicatagli in una formula esclusiva.

Con l’avvento dell’estate, il periodo che il 2016 sviluppa fra il 26 giugno ed il 10 luglio, è pari alla durata di questa mostra, con sede nella Chiesa del Suffragio di Travagliato, affacciata sull’ampia piazza Libertà, in una antica dislocazione centrale alla medesima località situata a pochi chilometri da Brescia, dove ha origine tanto il medesimo artista quanto il curatore dell’esposizione, nella persona del prof. Gianni Quaresmini, autore, fra l’altro, del testo divulgativo presente sulla locandina diffusa per l’avvenimento culturale di cui, alle ore 18 di domenica 26 giugno, è previsto, da calendario, l’appuntamento con l’inaugurazione, a sua volta seguita da un rinfresco per una libera degustazione, a margine di un’opportunità d’aggregazione, attorno ai numerosi dipinti allestiti per l’occasione.

Meneghini_Seminatore
Seminatore

A proposito di questa mostra, realizzata con il patrocinio della Parrocchia di Travagliato e dell’Associazione Artisti Bresciani si legge, per ispirazione del prof. Gianni Quaresmini, il contenuto prospettico di quanto, attraverso un pieghevole illustrato, è contemplato in relazione ad alcuni aspetti contraddistinguenti l’artista, secondo una poetica analisi d’interpretazione, proposta da chi è anche nel ruolo di relatore, coinvolto per un qualificato intervento a promozione del contesto inaugurale dell’esposizione, in cui un’insieme di considerazioni correlano le opere per il tramite della disponibile funzionalità di una efficace pubblicazione: “Mario Meneghini, dopo un lungo periodo di riflessione nel silenzio del suo studio, espone gli esiti della sua ricerca pittorica. Si tratta di un percorso di introspezione nel raccoglimento davanti alla tela come se recitasse una preghiera nel tentativo di sciogliere i lacci più pesanti di una quotidianità affranta. Così la pittura diventa lenimento e ricerca di un’oasi di pace, una dichiarazione d’amore dal codice espressivo inconfondibile“.

Il gesto creativo di Meneghini apre a visioni che raccontano la realtà, ma allo stesso tempo la trascendono tra narrazione ed evocazione. Nell’apparente esposizione descrittiva, nelle sue opere si cela una profondità che ne ri-vela il mistero. Il dipingere per Mario è l’intingere i pennelli nelle cromie del vivere tra le sue luci e le sue ombre nella fatica esistenziale che spesso attanaglia l’uomo.

Nei dipinti più antichi emergono gli umili, espressione vigorosa di un’umanità all’apparenza sminuita e ferita nel patimento tra povere cose, ma proprio per questo arricchita da una sostanza interiore ancor più palpitante. Le figurazioni balzano da pennellate robuste d’ascendenza espressionista in cui emergono il pathos, l’emozione di un sentire spontaneo e partecipato nel candore di un cuore innocente. Mario è in quelle figurazioni, sussulta con loro, si sente uno di loro. E’ la lezione che giunge sull’onda mai attenuata del ricordo del suocero-padre Paolo Bignotti, poeta della tela in tempi solitari e difficili, stella cometa che ancora avvince.

Meneghini_papaveri
Papaveri

Un altro filone della sua ricerca si è addentrato in una pittura di paesaggio nel fascino della luce di Ischia, delle architetture silenti di Pantelleria, della dolcezza del Garda, della tranquillità di Beaufort en Anjou e delle torbiere del Sebino: vi si è immerso en plain air, a più riprese, quasi a rigenerarsi in una natura amica e lenitiva. In questi dipinti la tavolozza si schiarisce e le immagini sembrano danzare lievi o persino dissolversi in minuscole pennellate tra percezione ed emozione. Ma è la luce ombrosa del lago d’Iseo a ricordargli l’amico Ugo Aldrighi che ha ritratto con un volto dal sorriso buono come il pane.

Con le nature morte si riallaccia ad un’antica atmosfera lirica tra fiori materici e la polvere del tempo che si deposita sulle cose mute, che lo sguardo dell’uomo vorrebbe raggiungere in profondità.

In quest’ultimo periodo si è impegnato nella rielaborazione personale delle tappe più significative dei movimenti artistici attraverso i ritratti dei grandi artisti del passato che hanno segnato con il loro estro l’evoluzione dell’arte pittorica. Un campo quest’ultimo in cui l’idea di progresso non significa il raggiungimento di una meta astratta di bellezza, ma l’apertura di nuove strade creative.

Tra gli altri, compare Renato Guttuso che, ad una festa popolare, mentre era in compagnia di Aldrighi, gli aveva detto: “cercate nella pittura di essere sempre voi stessi”, consiglio che gli ricorda che “l’arte è un mistero che ha le ali di farfalla”, come scriveva Alda Merini. Ma forse la descrizione più viva dell’arte di Mario Meneghini l’ha scritta l’amico Garosio su per le Pertiche valsabbine sul verso di un suo dipinto: “La pittura di Mario Meneghini ha la purezza della sua anima. L’impostazione è fatta di sintesi. Vi è solo l’essenziale…..”. E, sicuramente, per Mario dipingere è vivere, è amore, è essere se stesso, è sentirsi libero”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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