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La pittura artistica, stesa sull’epidermide delle membra umane, si accomoda negli affrescati spazi dionisiaci della sala d’aspetto di Villa Fenaroli, ubicata al civico 14 di via Mazzini a Rezzato (Brescia), per il tramite della mostra personale del giovane artista bresciano Nicola Loda, allestita in sinergia con la direzione della prestigiosa struttura ospitante, secondo l’organizzazione dell’associazione “Arte e Cultura – Ars Vivendi” di Brescia, presieduta da Ugo Nappi e coordinata, per l’intraprendente comparto espositivo del medesimo qualificato sodalizio, da Rosa Lardelli, già curatrice e referente di numerose ed analoghe manifestazioni culturali di avvalorato spessore.

Aperta quotidianamente dalle ore 10 alle 22, questa mostra, specificatamente imperniata su un’efficace attestazione esplicativa del cosidetto “body painting”, contraddistingue una parte importante del composito calendario delle esposizioni artistiche che, nell’ambito dell’interessante iniziativa denominata “Arte in Villa”, nel caso delle opere di Nicola Loda, si circostanzia, durante la  perdurante edizione del 2015, attraverso quel lungo periodo estivo che, dall’apertura ufficiale, con l’avvenuta inaugurazione dell’11 di luglio, si sviluppa, molto più in là nel tempo, fino alle soglie dell’autunno, con la giornata del 20 settembre.

Una ventina di opere su tela, rispettivamente realizzate in un’importante dimensione connotativa, per lo più di settanta per centoquaranta centimetri, ma anche, talvolta, di un metro per centoquaranta centimetri, caratterizzano il vivace cromatismo espressivo di questa mostra fotografica di bodypainting, secondo il coinvolgente impatto di tematiche e di soggettivazioni diverse, messe in atto a seconda della loro applaudita ispirazione e della loro apprezzata stesura sostanziale.

A supporto di questo intraprendente percorso artistico sperimentale che coglie, di una disinvolta modalità d’avanguardia, la dimensione della sfida compositiva vissuta in quella transitorietà pittorica, simile a quella dei “madonnari” a cielo aperto, che è legata alla breve durata del manufatto stesso nella sua naturale tenuta effettiva, è intervenuto il laborioso ed il puntuale riscontro della fotografia che ha, via via, immortalato l’insieme di questa fugace ed efficace produzione creativa.

In pratica, attraverso il fedele intervento di una serie di appassionati fotografi, la tecnica fotografica ha offerto alle minuziose propaggini pittoriche, stemperate sulle fattezze umane nelle loro naturali ed adamitiche protuberanze fisiche, la fissità concettuale della memoria nella quale le medesime ideazioni sono custodite e compendiate, per averne catturato l’immagine, immortalandola in quella disponibilità reale che si è, poi, rivelata funzionale ad una successiva soluzione artistica attraverso la quale le opere stesse si trovano, a tutti gli effetti, rappresentate sulla tela, nelle loro eloquenti esternazioni cromatiche, mediante un procedimento con cui l’evocazione visiva delle forme plastiche alle quali erano affidate, risultano, di fatto, ancora specularmente conservate.

Ebody_painting_presentazione‘ questo, fra l’altro, uno degli aspetti propri di quella ravvisata multidisciplinarietà della quale, sulla piattaforma artistica cogente della contemporaneità incombente, ne ha riferito il nesso d’attinenza la prof.ssa Marta Mai, già docente di Lettere ed attualmente cultrice della materia presso l’Università Cattolica di Brescia, fra le sue sensibili considerazioni espresse a presentazione della manifestazione espositiva, durante l’evento corale dell’attesa inaugurazione alla quale la sua partecipe lettura d’interpretazione si è resa fattiva.

Una lettura che, sul profilo della positiva condivisione instauratasi nella mostra fra l’artista ed il pubblico convenuto per la sua performance, dal titolo “il Sogno”, realizzata sulla modella Beatrice Marelli, e per la correlata esposizione delle opere allestite, che si è complessivamente avvalsa pure del contributo d’analisi proposto dal presidente del “Lyon Club – Giuseppe Zanardelli” del territorio ospitante, Diego Misoni, dal presidente dell’Associazione Artisti Brescia (Aab), Dino Santina, dal giornalista, saggista ed appassionato d’arte, Gianni Quaresmini, e da Ilenia Scaglia, in autorevole rappresentanza dell’interagente “Consorzio Eccellenza della Provincia di Brescia” che ha sostenuto questa iniziativa.

A significativo sfondo degli interventi di presentazione, Rosa Lardelli, nel coordinare l’avvicendarsi dei relatori, ha, fra l’altro, letto  “una parte di uno scritto consegnatomi da una persona molto vicina a Nicola che dice: quando una persona ha bisogno di esprimere la propria personalità attraverso il mezzo dell’arte figurativa e performativa è un artista. La creazione diventa necessità assoluta, per dare vita alle immagini e forma ai colori. La realizzazione di queste opere sono la conseguenza naturale di un processo creativo che compie quotidianamente Nicola. Il suo progetto artistico, che inizialmente, si realizza in un semplice bozzetto a matite colorate, si amplia, in ogni suo dettaglio, fino a diventare vestito ideale per il corpo che lo indosserà. Per Nicola, la passione per quest’arte, è sempre crescente. Un’arte temporanea che nasce e scompare in poco tempo, ma che, compisce e sorprende tutti. Un’arte dove la nudità si spoglia del pudore, si carica del valore assoluto della bellezza e si trasforma in opera d’arte”.

Parole sottoscritte da Nora Giambelli, il nome della quale campeggia nel ruolo di “artista assistente”  sulle accurate note informative, poste a didascaliche indicazioni esplicative, in prossimità delle opere allestite, come nel caso, de “L’Odissea”, libera rivisitazione espressiva, in chiave di dermocromia, del noto ed omonimo versificare omerico.

Nell’ambito del concorso, denominato, “Winter body painting festival Verona 2015”, relativo al tema “miti e leggende” queste estemporanee prestazioni compositive di Nicola Loda sono state rispettivamente fotografate, in un’esclusiva serie da posa ritrattistica, da Roberto Fasoli e da Andrea Peria, in lavori funzionali a documentare la fugace unicità di quanto attinente ciò che rimanda al fatto che, per mano dell’artista, il “poema omerico è sintetizzato in quattro passaggi: il mare, che Ulisse solca, diffuso ovunque Poseidone, dio del mare e delle tempeste, al centro del corpo Penelope, intesa nel copricapo tutto tessuto a mano Calipso, la bella dea, che rappresenta  le tentazioni da cui Ulisse è attratto, simboleggiata dalla modella”.

Come puntualmente spiegato da Rosa Lardelli, questo fecondo estro ideativo, sopravvivente pure con efficacia nelle stampe pittoriche su tela, generalmente risaltanti sul contorno di un’ottenebrato e di un impattante sfondo nero,”ogni immagine appartiene a una tematica proposta dal concorso organizzatore, accompagnandosi al titolo scelto dall’artista ed al nome del fotografo che ha colto quel particolare momento del corpo dipinto”.

Questo vale, in buona armonia, anche, fra le altre numerose realizzazioni eseguite dallo stimato artista, per l’opera, ora persistente nella stampa pittorica in tecnica mista su tela, dal titolo “Il Clown”, a suo tempo, quand’era in carne ed ossa, presa di mira dagli scatti fotografici sviluppati, rispettivamente, da Igor Sabbetti e da Roberto Vagliani, nella quale, grazie alla disponibilità del modello Fabio Signorini, l’autore aveva inteso far riflettere su questa figura “immancabile nel tendone del circo, il clown è l’immagine del nomadismo che porta in giro lo spettacolo. La contrastante mimica del suo viso vuole significare la molteplicità delle rappresentazioni teatrali, suscitanti  le più opposte passioni”. 

Come, nella mostra rezzatese, avviene anche nella sequenza costitutiva dell’opera “Omaggio ad Andy Warhol” e de“Le vetrate”, la ricerca espressiva di Nicola Loda, “protagonista di successo in numerosi concorsi nazionali ed internazionali, tanto da meritarsi il titolo di “re del Body Painting” per i tanti premi conquistati”, pare porsi rasente rispetto a quelle ispirazioni esistenziali che sembrano scaturire dalla dinamica varietà di personali riflessioni culturali, mediante le quali, tali riferimenti, sgorgano dalla sua pittura come tracimanti contenuti concettuali, veicolati in una spontanea ed al tempo stesso  ragionata metodica  “innovativa, allegra e vivace” che è interpretata per il mezzo di pennello e di spugna, grazie a colori adatti all’epidermide umana, che sono valorizzati, pure, nel loro trascinante insieme espressivo, da alcuni correlati lavori certosini, applicati sulla materia delle parti scenografiche da far concretamente calzare al soggetto a cui è affidato il ruolo di detentore dell’opera, nel suo appariscente e transitorio corruttibile fulgore, come, in tutt’altro avvicendarsi, capita se ne possa appurare la simile temporaneità con la vita che esala, compiuto il tempo, fuori dal simulacro umano che ne ha ospitato la natura in cammino, nel corpo di chi ne ha animato il tenore delle età, dibattuto nel crogiuolo dell’anima cesellata nel suo inesauribile valore.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

1 commento

  1. ringrazio a nome, anche dell’artista Nicola Loda per il bellissimo e ben articolato articolo di Luca Quaresmini sulla mostra di Nicola Loda a Villa Fenaroli a Rezzato. Rosa Lardelli

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