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A Gussago (Brescia), Saverio Minelli ama ricondurre le origini della sua autentica passione pittorica al promettente periodo formativo della scuola dell’obbligo, quando, nel genuino riflesso delle parole dell’insegnante di educazione artistica, Candida Gottardi, è scaturita in lui quest’inesausta inclinazione espressiva, orientata a confutare la propria vocazione creativa, con il fattivo contesto di una riuscita azione compositiva.

Da allora, lungo l’argine del tempo, sono scorse le feconde stagioni esplicative di tale emergente moto interiore che, ad una genuina ispirazione, hanno coniugato, nell’arte, il baricentro espressivo di una personale manifestazione di tutto ciò che, di una sentita applicazione, ha estrinsecato una conseguente e compartecipe produzione, in relazione alla quale il carisma di un’intima interpretazione si è reso esclusivo artefice di una spontanea ed incontenibile fascinazione.

Pittore autodidatta, capace di una versatile interazione con i vari elementi attuativi di una molteplice e composita attività artistica, pervasa da una variegata intuizione, Saverio Minelli è solito raccogliersi in una sorta di domestica introspezione, per assecondare l’evolversi di quanto trae dai quei riferimenti che, per una sua diretta mediazione, suscitano l’irrompere sulle tele della pittura, attraverso la laboriosa e finale risoluzione di un’incisiva espressività che è affinata in una propria peculiare natura.

Al civico 9 di vicolo delle Fratte, l’abitazione del pittore di Gussago è anche studio praticato per una estemporanea risoluzione di ciò la propria opera raggiunge rispettivamente nella compiutezza di una corrispondente e ponderata esecuzione, puntualmente elaborata tra gli affetti domestici, nel contesto di un’aderente prossimità con il figlio Paolo e con la moglie Maria Grazia Puzio che, sul piano di un’altra e distinta vena creativa, manifestata sul differente piano della scrittura, è autrice del libro dal titolo “Il bambino sull’arcobaleno”, pubblicato per la “Seneca edizioni”.

La pittura di Saverio Minelli sembra procedere attraverso un preventivo lavoro di interiore immedesimazione sia con il tema, di volta in volta, trattato che con quella tecnica espressiva che è rispettivamente confacente a quanto per lui il risultato artistico vada rapportato.

Una seria e fedele attenzione al poderoso retaggio storico di alcuni autorevoli pittori del passato è, per l’autore, una forma di palestra formativa di irrinunciabile contestualizzazione, per la propria passione creativa che predilige il confronto con le varie stagioni dell’arte, prese nel loro attinente spettro rivelatore.

Da questo filone di perdurante e di attento studio, connesso alla concreta sperimentazione di un effettivo sprone volto al soddisfacimento di un costante nutrimento interiore, scaturisce, per l’artista, la ricca ed accurata sequenza delle riproduzioni pittoriche di opere realizzate da noti e da apprezzati pittori, come, fra le molte altre eseguite lungo il tempo, la “Deposizione” di Caravaggio e “Le vagliatrici di grano” di Gustave Courbet, mentre del repertorio di Van Gogh, fra i molti dipinti realizzati, la netta propensione ad affidarsi alla densità prorompente del colore si è applicata, ad esempio, nei confronti del soggetto di un albero, svettante solitario a tripudio centrale della tela che pare non bastargli, fra le vibranti ramificazioni della chioma scompigliata dall’effetto cromatico calato in luminosi spiragli, nella fattispecie di un fulgido esempio dello stile tipico di quell’autore.

Delle iniziative espositive interpretate da Saverio Minelli, l’antica chiesa di san Lorenzo a Gussago ha accolto in una mostra, effettuata con la pittrice Francesca Adamo, quanto, nell’ottica di una visibilità dedicata a varie opere scelte, il corso del 2014 ha condensato in un partecipato evento, sbocciato durante il mese maggio, con i fugaci giorni dell’esposizione che, in un’altra occasione, rapportata invece al 2011, si è per lui tradotta nella collettiva, denominata “Il gusto dell’arte”, a cura dell’artista Luana Raia presso l’Hotel SPA Castello di Lovere.

Oltre alle opere eseguite su commissione, come, fra le altre, quelle effettuate con la “pittura a secco”, recanti un effetto ad affresco, in quegli ambienti dove l’impronta figurativa ricalca la classicità dei temi sollecitati da un invalso retaggio culturale, Saverio Minelli pare immergersi volentieri in una libera ispirazione creativa che sperimenta forme e colori attraverso una intraprendente premura, mirata a perfezionarne ed a metterne in luce la complessità dei loro tanti fattori.

Fra questi elementi, nell’azione gestuale che procede, talvolta, attraverso la stesura subitanea del colore, emerge la traccia di un affascinante studio cromatico travalicante la dimensione figurativa, per assestarsi sull’astratto di una incombente proporzione ermetica di quest’arte visiva.

In questo contesto, l’autore spiega il proprio sentirsi soddisfatto quando ciò che dipinge ingenera emozioni nello spettatore che, in qualità di fruitore dell’opera, è per il pittore il soggetto privilegiato a cui una solerte diversificazione pittorica si volge, nella prospettiva di un’aperta estensione, a materializzare una certa rappresentazione, perché della stessa se ne accolga personalmente la portata sul quel piano di ricaduta dove si riparametra in una rispettiva ed in un’individuale percezione.

Con i colori ad olio, con i quali l’autore esegue abitualmente i propri dipinti su tele che di solito sono dallo stesso utilizzate, per lo più, in grandi dimensioni, è anche l’opera dal titolo “il sonno della ragione”, con la quale il pittore ha inteso evocare uno scenario di forte impatto surreale che è funzionale ad evocare il genocidio dei campi di concentramento, durante la Seconda Guerra mondiale.

Nella tela rettangolare, sviluppata come base sul più lungo lato orizzontale, la rappresentazione figurativa esprime un groviglio di vittime ossute, osservate nel macabro rigore della morte ed, al medesimo tempo, manifesta la vita affidata all’urlo che una giovane figura, colta in primo piano, emette nella disperata reazione elevata a denuncia ed a ribellione verso questa tragica e fatale situazione che sembra, fra l’altro, potere fare leva sul particolare di quel “soffio vitale” di quest’ultimo particolare figurativo, per rilasciare un messaggio di speranza fattibile di essere assimilato all’opera stessa in un modo funzionale e complementare.

Uno scenario che, fatte le debite distinzioni, pare poter prestarsi ad essere in un certo qual modo vicino a quella pagina biblica del profeta Ezechiele (37, 1 -10) dove, fra le frammiste connotazioni intercorrenti fra morte e vita, l’evocazione dello spirito che vivifica si staglia in quel soffio con cui è stigmatizzata la provvidente azione di Dio in una chiave salvifica: “La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare tutt’intorno accanto ad esse. Vidi che erano in grandissima quantità sulla distesa della valle e tutte inaridite. Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete: Saprete che io sono il Signore». Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro. Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell’uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato”.

In relazione ad altri contesti di ispirazione che, attraverso il tempo, l’autore ha maturato anche nel confronto con altri apprezzati esponenti del mondo dell’arte, come Franco Paderno e Roberto Dolzanelli di Gussago, Saverio Minelli ha dato espressione alla propria ricerca creativa manifestando la suggestione di un metro artistico rispettivamente riferito alla sua corrispondente contestualizzazione tecnica e cromatica, modulata nella sostanza di una costante preminenza strategica del colore, nell’insieme che ne sintetizza stilisticamente la rappresentazione in questione.

Sembra che, nel pittore, si concretizzi quella sua considerazione per la quale pare che tanti possano essere gli stili e le possibili modalità d’approccio alla metodica compositiva, ma che, in ogni caso, si confermi una sola l’arte, in una sorta di essenziale immedesimazione stabilita nella poliedrica ed equanime dignità dei vari messaggi che sono contenuti nel vettore artistico globale, come per San Paolo, si evince, nel versante naturalmente tramandato secondo un’altra riflessione che è sviluppata nella consapevole ampiezza di un’universalistica differenziazione, con la quale, nella sua prima lettera ai Corinzi, afferma che “vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito”.

Quello spirito vivificante che, trasposto in un apparentato ambito d’analogia con la rivelazione del trascendente nella manifestazione della varietà plurima della vita, sembra confermare e rinnovare nell’arte l’esercizio encomiabile di un contributo ideale e di configurazione funzionale alla fattibile condivisione di un mondo interiore, per il tramite di quella formula personale che può assurgere a materia di uno scambio di emozioni e di valori maturati sulla china esperienziale, percorsa su un cammino itinerante che, in relazione alla storia, ne reca la compartecipazione esistenziale.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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