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Brescia – Le duecentosettanta mostre personali dell’artista Serafino Zanella stanno ai sessant’anni di attività pittorica che il 2017 pone ad eccellente statistica numerica della sua consolidata stilistica espressiva, anche rappresentata dall’apprezzata esposizione da lui stesso allestita fino al tre maggio, nella sala “Recaldini” di Buffalora, al civico 4 di via San Benedetto, a Brescia.

Data, quella di questo primo mercoledì di maggio, che ha una sua peculiare valenza esplicativa, per la portata conclusiva della medesima iniziativa espositiva, alla quale si rapporta in una plurale sequenza ulteriormente rappresentativa, come, fra l’altro, scrive Tonino Zana, tra le pagine del “Giornale di Brescia” di sabato 22 aprile, la “sera del 3 maggio, alle ore 20,30, il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, il “sindaco” di Buffalora, Fabio Capra, il vicesindaco Laura Castelletti, il direttore del “Giornale di Brescia”, Nunzia Vallini, parleranno della lunga vicenda artistica e umana di questo splendido decano della pittura bresciana”.

Un centinaio di dipinti esposti valgono pure la somma significativa di un’accurata campionatura di opere funzionali a documentare uno sviluppo artistico passato anche attraverso sedici analoghi appuntamenti dedicati all’arte di questo autorevole autore, nella stessa sede cittadina che, in questo caso, conferma i propri eleganti spazi chiesastici a cornice di quei raggruppamenti, ordinati per anno, che l’artista intende rendere fruibile al percorso della mostra stessa.

Gli orari di apertura dell’esposizione sono a cadenza quotidiana, nella fascia pomeridiana compresa dalle ore 15.00 alle ore 19.30, mentre di sabato, di domenica ed il primo maggio, raddoppiano anche in mattinata, rendendo uguale opportunità, per una visita libera e gratuita rivolta ai diversi dipinti ad olio esposti, anche dalle ore 10 fino a mezzogiorno.

Serafino Zanella

La robustezza di un’accurata monografia, pure disponibile sul posto, testimonia il lungo percorso artistico di questo stimato pittore, con studio a Brescia, in via Eleonora Duse 46, grazie alla messa a punto di una esclusiva versione libraria illustrata, pure editorialmente valorizzata da vari testi di critica d’arte ed, in altre fonti dirette, da un insieme di significative riflessioni da parte dell’artista stesso, che è stata realizzata dalle “Grafiche Artigianelli”, su iniziativa del medesimo pittore, in occasione di questa mostra, coincidente con la sesta decade espositiva, dove ogni particolare della pubblicazione pare, fra l’altro, possa riattualizzarsi e proporzionarsi in una serie di interessanti confronti temporali, fra l’avvicendarsi dei rispettivi periodi di produzione plurigenerazionali.

Una sorta di memoriale, con tanto di una parte bibliografica e di una minuziosa sezione biografica, relativamente a questo artista del 1932, ancora in piena attività, dove, fra le poco più di duecento pagine del volume, una, fra le diverse considerazioni di Luciano Spiazzi, a suo tempo, espresse sul periodico “Bresciaarte” nel 1973, sembra amalgamarsi al tenore stesso di questa monografia, datata circa nove lustri dopo, quando nella stessa, si può leggere, in relazione al contributo d’intelligenza riportato a proposito di questo famoso critico d’arte bresciano, che: “Dal suo diario personale non lascia trasparire che il bisogno di contemplazione, sedersi con la schiena poggiata a un platano, attendere che tutto intorno acquisti un senso per cui valga la pena di rialzarsi e di riprendere il viaggio”.

Ancora di Serafino Zanella, di cui Luciano Spiazzi, su Bresciaoggi del 6 agosto 1987, ne metteva in evidenza la connotazione espressiva nella qualità di un “post-impressionista con una punta di accentuazione romantica”, in questa monografia, circostanziata da molteplici riconoscimenti, è possibile approfondire la rinomata opera del pittore stesso, grazie agli scritti, qui riferiti in ordine di stampa, rispettivamente a firma, anche di Nedo Brunelli, Alerino Musiani, Enrico Guagnini, Gino Spinelli dè Santelena, Attilio Mazza, Jo Collarcho, Guido Massarelli, Giorgio Mancini, Giuseppe Iori, Ersilio Motta, Nello Punzo, Ronaldo Sensini, Antonino De Bono, Giuseppe Ara, Elio Marcianò, Celestino Villanova, Antonio Cristini, Mauro Mancini, A. Alessi, Loretta Fabrizi, Bruno Luminari, Antonio Ramini, Domenico Giampaoletti, Lorenzo Di Biase, Angelo Franceschetti, Tonino Zana, Don Marco Marelli, Mirella Occhipinti, Giovanni Quaresmini, Ruggero Sartori, Elvira Salvi Cassa.

Serafino Zanella – Mimose e Violino

Firme, in alcuni casi, anche più volte ricorrenti, come, fra le altre, oltre a quella di Tonino Zana, anche quella del compianto Attilio Mazza e di Nedo Brunelli; quest’ultimo introduce la monografia specificando, pure, che: “(…) Serafino Zanella, dal dolce tratto signorile, imprime il suo religioso rispetto per la natura, così che con le sue tele variatamente cromatiche sviluppa una poesia del colore. Lontano nel tempo è stato il nostro incontro, il primo contatto con l’arte, lo slancio nel presentarsi al pubblico, mostrare il “suo” mondo. La ricchezza d’animo di artista è stata ripagata: molti hanno poi scritto di lui, definendolo in vari modi, ma sempre MAESTRO (…)”.

Una passione per la pittura che, per l’artista, ha avuto un corrispondente estro creativo, analogamente prorompente, in ambito familiare, con la vocazione pittorica rivelatasi anche nel nipote Alessandro Bulgarini di cui Serafino Zanella scrive, fra l’altro, nella sua accennata monografia, che: “(…) ha contatti con gallerie all’estero, in Europa, in America, in Inghilterra. Devo dire che è bravo più di me, io sono un naturalista, un poeta, un romantico, lui è studioso, filosofo, psicologo, è un ammiratore di S. Dalì, quindi surrealista per innamoramento; è stato anche amico dell’artista austriaco Ernst Fuchs, fondatore della scuola viennese del realismo fantastico”.

Dalle stesse interessanti pagine, l’artista coglie l’occasione per spiegare l’invalso ed il riuscito accostamento della propria arte pittorica con il caratteristico fiore della mimosa che costituisce un elemento connotativo di quanto si trova pure emblematicamente interpretato nelle sue tele, insieme ad altre macro-tematiche di un raffinato incedere compositivo, costituito da “Dio”, “l’uomo”, il “come”, il “dove”, il “futuro”, nel rispettivo scibile delle metaforiche allusioni della luce (particolarmente trattata nel ciclo figurativo delle cantine), del platano, della natura in genere, del paesaggio in presa diretta e dei cigni, quali nobili pennuti, con le loro enormi ali bianche, quasi possano prestarsi ad essere estese pagine diafane, ancora libere, sulle quali poter scrivere ciò che il tempo riserva d’altro, rispetto al presente, alla dinamica del divenire: “Ho voluto approfondire le mimose quarant’anni fa, studiando gli artisti che l’hanno dipinta, scegliendo nella storia dell’arte, quanti ne avevano fatto un motivo di vita artistica, l’oggetto del loro lavoro. In verità, sono stati pochissimi, di conseguenza, sentendo in me una particolare propensione verso questo fascio di luce che esprime la gioia di vivere, ho mirato la mia ricerca su questo fiore e me ne sono, in un certo qual modo, appropriato, l’ho fatto mio. E ciò hanno rilevato quanti mi hanno definito: Maestro della mimosa

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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