Brescia – Dell’evanescente dinamica della luce, i fiori di mimosa possono rappresentarne il colore.
I dipinti ad olio dell’affermato artista bresciano Serafino Zanella sviluppano l’una e l’altra realtà, facendovi coesistere un’allegorica espressione visiva di funzionale complementarietà.

L’effetto luminoso che irradia prospettive, cromie e profili di amene scene figurative, pare il metro di misura di un peculiare incedere pittorico con cui un’asseverata metodica compositiva qualifica stilisticamente la propria natura.

Nell’apprezzato retaggio figurativo, intercorrente nell’ormai oltrepassato mezzo secolo di lusinghiera attività artistica interpretata da questo stimato pittore, la mimosa pare implicita ad una correlazione di temi affidati alla feconda mediazione di una sintesi iconografica che è rivolta alla sequela del sole, in modo che pure il periodo ideale per cui tale ispirazione trova la propria corale manifestazione è quella del passaggio di stagione in cui la dimensione di un’apertura germinativa è simboleggiata, fra l’altro, dal medesimo fiore che è pure ascritto alle donne secondo un invalso emblema adduttore.

Se il riferimento floreale è, appunto, la mimosa, il compiersi, durante buona parte delle giornate di marzo e di quelle contigue, poste all’inizio del mese seguente, di un’appropriata e puntuale manifestazione, è la mostra dal titolo “Mezzo secolo con l’arte – Cinquantanove anni di attività pittorica del Maestro Contemporaneo” che il medesimo autore ha allestito, a Brescia, nella “Sala don Andrea Recaldini” di Buffalora, fino al 4 aprile, con orari d’ingresso quotidianamente distribuiti dalle ore 15.00 alle ore 19.00 insieme al “raddoppio” della domenica, essendo che, in tale giornata ed in quelle festive pasquali, l’apertura è pure in mattinata, dalle ore 10, fino a mezzogiorno, nelle opportunità di visite libere e gratuite proprie di contesti similari.

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Tonino Zana e Serafino Zanella

Le opere esposte, armoniosamente raggruppate secondo il riuscito compenetrarsi di tematiche rappresentazioni, specificatamente relative ai platani, ai paesaggi, alle nature morte, ai cigni ed alle cantine, costituiscono un’ampia raccolta di raffinati lavori artistici che sono stati eseguiti dal pittore, con studio a Buffalora al civico 46 di via Eleonora Duse, in periodi diversi e secondo particolari costitutivi della propria inesausta ricerca creativa, nella quale il rapporto con la luce e con la gestione del colore ha oggettivato sorprendenti dipinti di notevole estro indagatore del creato, proposto in un sereno empito affabulatore.

Il giornalista e scrittore Tonino Zana che ha, fra l’altro, presentato anche questa mostra personale di Serafino Zanella nella periferia cittadina, al momento dell’attesa e della partecipata inaugurazione, ha interpretato la vibrante materia espressiva narrata nei dipinti del pittore, scrivendo, fra l’altro, sul “Giornale di Brescia”, in capo alla stessa giornata inaugurale, interessata dal quotidiano mezzo d’informazione attraverso la sua corrispondente edizione che: “I soggetti di Zanella non periscono, riflettono ciò che conta e resiste, la linea di un paesaggio valoroso, una specie di immortalità degli animali, la bellezza quasi spirituale della natura vivente e la generale verità di un realismo che non si scontra con la liricità della propria rappresentazione”.

Essendo che il tempo, avvicendatosi dal periodo d’esordio della pittura dell’artista, è contestualmente valso alla proporzione di concomitanti e progressivi cambiamenti epocali, nel frattempo susseguitisi e concentrati in quei decenni che, in altre epoche, avrebbero ad essi dedicato, invece, uno spettro di ricaduta di ben più diluiti ed annosi frangenti dilazionati, l’arte di Serafino Zanella attesta fedelmente quelle realtà che, nonostante tutto, insistono sull’orizzonte del presente, amalgamando l’imperante visione globale con un attinente nesso locale, a sua volta, sopravvivente in una serie di sperimentabili porzioni d’insieme che, ad occhi attenti, pare possano essere comunque constatati anche in un’effettiva ottica contingente.

Mostra_Serafino_Zanella2Filari di pioppi, ma anche, ad esempio, campi coltivi ed evocativi di quell’opera agreste che li consegna alla cultura del lavoro immersa nella ruralità delle generazioni che vi sono atavicamente connesse, in armonia anche con la “natura in posa” di indugianti soluzioni decorative ottocentesche, potendo, tra altri riferimenti, fare altresì appurare “sempreverdi” squarci e mazzi floreali che si impongono suggestivamente in una varietà di poetiche effusioni cromatiche, rese in incontaminate rappresentazioni ideali dove certe oniriche concettualizzazioni vi sono impresse.

In una sorta di cosmica visione panteista, per il pittore è la natura ad estrinsecare la figura divina, generatrice del Creato, mentre a proposito di una possibile riflessione sull’uomo, l’artista pare che ne affronti il ruolo nel mondo in una sensibilità analitica che lo interroga circa il da dove provenga ed a riguardo di come conduca la propria effimera esistenza.

Argomenti inerenti, invece, il futuro e la primavera concettualizzano similmente la corrispondenza figurativa di altri soggetti ricorrenti nei dipinti contemplativi dell’autore che sono, in altri casi, rispettivamente afferenti l’immagine di un cigno, quasi fosse l’inconscia percezione di un foglio bianco ove incidere lo sviluppo narrato degli avvenimenti in divenire, e la mimosa, quale primizia floreale, assurta a simbolo, ancorchè femminile, pure trasversale, di quella stagione che è legata all’avanzare della luce, nella dinamica delle ore che ne accompagnano lo sviluppo fino al più estivo fulgore.

L’artista pare abbia metaforicamente rinvenuto la chiave di volta per conseguentemente affermare che basti “poca luce per illuminare il mondo”, sottolineando quanto la realtà, “come, volontà e rappresentazione”, possa essere messa alla portata interiore del cuore con il quale abbia a palpitare all’unisono con l’armonia di una costante e di una valoriale progressione, mediante il personale sgrossamento di ciò che ad una elevazione verso il “bello ed il vero” si frappone al progresso dell’umana famiglia, accudita dalla sollecita poetica romantica della sua spontanea pittura introspettiva.