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E’ considerato il “pittore dei treni”, senza nulla togliere al resto del suo repertorio artistico.
Si tratta dell’artista bresciano Sergio Andreoli che espone, alcuni suoi apprezzati dipinti a Villa Fenaroli di Rezzato, nella mostra personale dal titolo “Io parto e tu?”.

DSC02835Soggetti privilegiati delle sue tele sono i treni e le ambientazioni ferroviarie, tra l’interno e l’esterno di queste vetture viaggianti, inscindibilmente legate alle rotaie delle strade ferrate che profilano veloci meccaniche e ospiti itineranti.

Nella aperta stagione della ripresa del sole, largheggiante di luce nella dinamica primaverile che incombe nel 2015 con l’arrivo della bella stagione, questo stimato pittore propone, dal 9 maggio al 3 giugno, una serie di alcune sue opere affascinanti, allestite nell’ambito del progetto espositivo denominato “Spazio Arte in Villa” che, per la regia dell’associazione culturale “Arte e Cultura – Ars Vivendi” di Brescia e grazie alla disponibilità della direzione della stessa “Villa Fenaroli Palace Hotel”, si instaura, con il qualificato avvicendarsi di vari autori, nell’ambiente coincidente con la capiente sala d’aspetto, affacciata sulla galleria interna che percorre la base dell’intera architettura.

Come spiega Rosa Lardelli, curatrice della mostra stessa e responsabile culturale del sodalizio organizzatore, presieduto da Ugo Nappi, precisando, tra le informazioni espresse su un funzionale  pannello divulgativo che è presente tra i perimetri della significativa esposizione: “Sergio Andreoli vive e opera a Brescia. Numerose le sue mostre personali e le collettive sia in Italia che in Europa. Inizia a dipingere negli anni Settanta con temi riferiti al paesaggio, alla natura morta e ai depositi ferroviari. Nel 1979 espone la prima personale nella “Galleria San Michele” di Brescia. La passione per il tema ferroviario lo avvicina alla tecnica artistica di precisione: è del 1987 la prima esposizione di opere iperrealiste. Ma la sua ricerca non si ferma. Dopo il Duemila va oltre la semplice descrizione, nasce l’unicità entro la quale si apre lo spazio delle opere: il vuoto e il pieno, il reale e il fantastico, il naturale e l’artificiale, l’infinito e il circoscritto”.

La mostra è visitabile quotidianamente, con accesso libero e gratuito, dalle ore 10 alle ore 22, rappresentando un sicuro richiamo di eccellente interesse artistico per l’antica sede gentilizia nella quale questa iniziativa si pone contemporaneamente ad una distinta esposizione permanente di opere scultoree di Gianpietro Moretti che sono, invece, ospitate in una sala vicina rispetto alla diversa attrattiva cromatica mediante la quale la pittura di Sergio Andreoli connota, fra l’altro, l’esemplificazione di un differente genere d’arte visiva, nella peculiare stilistica figurativa di una diffusa tematica attinente.

Quella tematica che, attraverso la presentazione critica di Sonia Paini, docente di “Storia dell’arte” e titolare della “Galleria Lo Spazio” di Brescia, è stata, fra l’altro, individuata nella metafora del viaggio, durante la riuscita inaugurazione della manifestazione espositiva alla quale hanno partecipato parecchie persone, tra le quali gli artisti Pierangelo Arbosti, Enzo Archetti, Anna Bianchi “La stria”, Remo Bombardieri, Antonio Gigante, Maurizio Gottardi, Ornella De Rosa, Gianluigi Magri, Gianpietro Moretti, Dario Sarnico, Laura Zani, ed anche esponenti di alcune locali realtà di aggregazione e di promozione culturale, costituitesi, nell’intento di favorire e di diffondere l’arte contemporanea, come Emilio Tresse, dell’Associazione “Amici delle Pieve” di Urago Mella e Rosangela Zipponi, presidente dell’associazione “Amici dell’Arte” di Lumezzane, come pure di personalità legate al mondo della cultura e della ricerca speculativa, come Patrizia Grandi, autrice del libro “L’amore destinato”, per la “Albatros edizioni”, ed anche di certi interpreti della cura per le opere d’arte, nella passione degli estimatori inclini ad apprezzarne i molteplici fili conduttori, nella persona di Carlo Paini.

A questa plurale partecipazione si aggiunge anche il patrocinio che, tanto il Comune di Rezzato  quanto l’Associazione Artisti Bresciani, hanno riservato alla mostra di questo noto pittore, il cui estro compositivo domina la possanza del treno, in una efficace risoluzione figurativa, catturandone le tipiche caratteristiche in una compartecipazione verista immersa, con dovizia di particolari, nel reale, secondo una modalità, tuttavia, travalicante lo stile iperrealista, per intersecare, invece, nella simbologia cara alla “Pop Art”, il sottile travaso percettivo trasfuso nel più ampio respiro stilistico dell’impronta surreale.

Non il treno, solo e soltanto in quanto tale, ma anche come mezzo con cui approdare ad una serie di significati che ne convogliano l’essenza nella sua proiezione fattiva, trasposta sui binari inoltratisi nella sfera esistenziale di chi si confronta con tale vettore di locomozione in un personale riverbero di emozione, legato ad un vissuto, ad un’impressione, ad un incedere continuo nella dinamica di una cadenzata ed inesorabile progressione.

E’ quanto, fra l’altro, lo storico e critico dell’arte, Floriano De Santi, evidenzia nel suo approfondito contributo di lettura applicata ai pregevoli manufatti di Sergio Andreoli, nel libro illustrato, come catalogo di elegante formato, dal titolo di “Le perturbazioni dell’anima”, in cui, nel suo scritto, allude alla “rarefazione metafisica continua con ampiezza di oscillazioni espressive”, specificando pure, in riferimento alla peculiarità espressiva dell’autore che “fra resistenza e sospensione essa non coincide con l’enigmatica spazialità senza capienza della pittura metafisica, né con l’atmosfera d’attesa e con le piatte registrazioni del focus realism statunitense: è piuttosto il luogo in cui risuonano le perturbazioni dell’anima dell’uomo contemporaneo”.

La poesia di Paolo Neruda (1904 – 1973), “Ode ai treni del Sud”, concorre, mediante i canoni letterari di un diverso registro induttivo, ad esprimere questi possibili richiami suscitati da una sensibile dimensione interiore, che, in alcune strofe della lirica stessa, ne confermano il notevole trasporto percettivo in una corrispondenza con quest’estrinsecazione pittorica, stretta in un ampio spettro connotativo di uno spontaneo sentore: “Corri/ treno, bruco, sussurro/ animaletto longitudinale/ tra le foglie/ fredde/ e la terra fragrante/ corri/ con taciturni/ uomini dal nero manto/ con sella e finimenti/ con silenziosi sacchi/ di patate delle isole/ con il legno/ del larice rosso/ dell’odoroso coigue/ del rovere sempiterno./ Oh treno/ esploratore/ delle solitudini/ quando ritorni/ all’hagar di Santiago/ agli alveari/ dell’uomo e alla sua intrecciata potenza/ dormi forse/ per una notte triste/ un sonno senza profumo/ senza neve, senza radici/ senza isole in attesa della pioggia/ immobile/ tra anonimi/ vagoni./ Ma io/ in mezzo a un oceano/ di treni/ nel cielo/ delle locomotive/ ti riconoscerei/ per una certa aria/ di lontananza/ per le tue ruote/ bagnate, laggiù, lontano/ e per il tuo trafitto/ cuore che conosce/ la indicibile/ selvaggia/ piovosa/ azzurra fragranza”. 

Analogamente all’afflato poetico di questi versi ispirati, dove il treno è funzionale ad attrarre vari elementi che gli sono abbinati, come ancora precisa Floriano De Santi in “Le perturbazioni dell’anima di Sergio Andreoli”, “il pittore affronta il reale, cioè la forza illuminata che dà consistenza e peso alla vita, e il magico, cioè la forza oscura che ne determina il movimento sotterraneo e la vertigine”.

Un movimento che, come pure ha, fra l’altro, spiegato da Sonia Paini, si compenetra al tema del viaggio, al susseguirsi progressivo delle vicissitudini che paiono conformarsi alle tappe di un itinerario instradato su un aperto binario, secondo uno sviluppo di scenari raggiunti ed oltrepassati da un treno nella tratta alla quale il vigore del suo procedere compete, assimilando nel transito, una dimensione itinerante di libertà che non rinuncia all’ancoraggio delle rotaie sulla solida terra nella sua smania di rapidità.

andreoliUna chiave interpretativa che, durante la manifestazione inaugurale, il pittore stesso ha insistito fosse lasciata libera prerogativa di chiunque, in quanto, ciascuno, nelle sue opere, secondo lo stesso autore, può vedere nel treno raffigurato quel che vuole.

Nei dipinti in acrilico di questo pittore che nella mostra rezzatese, curata da Rosa Lardelli, espone le grandi tele “Presenza Statica”, “Vapore Vivace”, “Pole Position”, “Fuliggine e nebbia”, “La Frenata”, “Bluette Metallic”, “Motrice Riposante”, “Abbandonato”,  “Natura Morta Sul Treno”, “Attenti” e “Pronto, Vai!”, si proporzionano le considerazioni riscontrabili nel libro monografico accennato in cui  al lettore si propone lo scritto nell’ambito di un raffronto narrante con le riproduzioni pittoriche, in una sinergica compenetrazione ammaliante: “Davanti al frammento di una locomotiva o di una carrozza passeggeri il reale perde la sua compatta consistenza, per offrirsi ad una pluralità di forme, come se esso assumesse via via il corpo di tutte le cose che lo abitano; come se si offrisse al nostro sguardo e al nostro “sapere” attraverso lo specchio delle cose che l’artista assume come significative del reale: specchio duplice, perchè mentre esso ci rinvia un’immagine tecnologica della vita odierna, sembra anche ogni volta riaffermarla per reimploderla in sé, là dove temiamo di non poterla più raggiungere”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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