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L’antico ed il moderno coabitano in un medesimo assortimento.
Capita nell’antico Santuario delle Grazie di Brescia dove nella stanza dei benefattori sono collocate alcune opere dell’artista contemporaneo Fabio Tavelli, in arte “Siku”.

La sede di queste tre differenti creazioni tridimensionali è sul passaggio per accedere all’ambiente dedicato alla messa a disposizione di manufatti religiosi di vario genere: dai libri ai santini, dalle corone di rosario ai ceri multicolori, tra i quali, fra quest’ultimi, quello con involucro azzurro che pare vada per la maggiore, come apprezzata prerogativa locale a maggior uso di una tipica devozione.

Sui passi di questa enorme stanza, lo spazio di luce soffusa che vi confina, affacciandosi al chiostro di questa mariana chiesa cittadina, è stato integrato, al suo diretto interno, con le installazioni espositive rispettivamente afferenti “Pietro”, “Il peso dell’Anima” e “L’ispirazione divina” (L’Annunciazione)”, significative dello stile compositivo dell’autore di cui una pubblicazione divulgativa che gli compete specifica, a tal proposito, intervenendo pure nel merito, cioè, della cifra del suo qualificato spessore “(…) Il percorso emozionale che propone Siku attraverso le sue sculture rappresentano momenti particolari, potremmo dire topici, della sua vita in cui ha avuto intuizioni che lo hanno trasformato. (…)”.

“L’ispirazione divina” (Annunciazione)

Da questo scibile interiore, un possibile richiamo, rivolto al trascendente, si materializza nella tripartita sequenza di queste singolari creazioni, quali interpretazioni mistiche di ermetiche concettualizzazioni, come nel caso della riflessione, con risultanza espressiva nel dare volto alla natura dell’anima, rappresentata da una piuma marmorea collocata in una teca sopra un cuscino, e come, invece, negli altri casi, emergono temi tradizionali manifestati in un’avanguardia visiva, tradotta ad intima immagine intuitiva delle pagine evangeliche dedicate sia al messaggio profetico ricevuto da Maria che al noto martirio di san Pietro, crocifisso a testa in giù.

Il tutto, sviluppato in una storica cornice, inserita nel complesso del Santuario delle Grazie di Brescia, dove, in prossimità delle opere di questo giovane scultore bresciano, sussistono affreschi e scritte a caratteri cubitali, riconducibili a quella fede, ispirata ai sacri testi, verso la quale pure si rapportano i vari ed i fitti elenchi commemorativi dei benefattori attivatisi a favore del sacro luogo che sono stati, nel tempo, scritti in bella maniera sulle pareti.

Forse, anche in relazione a queste munifiche e personali testimonianze, si esibisce la scultura “Il peso dell’Anima”, accompagnata anche da brevi note esplicative: “L’opera vuole rappresentare il peso della nostra anima. Questa nostra essenza così leggera da raggiungere il cielo, ma che, allo stesso tempo, può divenire anche così terribilmente “pesante” da schiacciarci per sempre…E allora l’opera è: marmo leggero come Piuma oppure è una Piuma pesante come il marmo?”.

La resa compositiva, secondo questa peculiare arte visiva, limitatamente al sottile spessore di una sua estrinsecazione percettiva, è spiegata nella pubblicazione monografica di Siku anche attraverso lo scrivere che “(…) Caratterizzano le sue opere, il marmo colorato e le sculture sottilissime che sfidano il punto massimo di resilienza del marmo fino a raggiungere pochi millimetri di spessore. E’ uno dei pochi al mondo che attraverso un minutissimo lavoro di sottrazione arriva ad eliminare più del 90% del blocco di materia marmorea originale, confermando all’opera una magica trasparenza, accentuata da un sapiente gioco di luci che accompagna questo tipo di creazioni. (…)”.

Ulteriore esemplificazione del suo stile, anche la scultura riservata al primo pontefice a cardine della storia della Chiesa, eseguita in marmo di Carrara scolpito a mano, legno e capigliatura in materiale ferroso, dall’esplicita denominazione di “Pietro”, nel porsi pure in riferimento ad un aspetto dell’incedere compositivo di Siku, circa il produrre opere con un metodo protetto da un proprio mandato esclusivo, come ancora si può appurare, scorrendo in lettura la fonte accennata: “(…) Particolari sono le statue con la capigliatura creata con materiale ferroso, il cui posizionamento si esegue con una tecnica di cui lui solo conosce il segreto (…)”.

Non a caso, intorno a quest’opera, si ergono, in altrettante teche verticali appoggiate ai muri, un paio di abiti talari indossati dal papa bresciano, Montini, Paolo VI, collocati, sul posto, anche in corrispondenza al fatto che questo santuario mariano ha siglato, nella cura di un proprio indirizzo spirituale, una sostanziale rima di assonante vocazione devozionale associandosi all’attributo di montiniano di cui ne rivendica una dedicazione ufficiale.

Il papa, dall’araldico emblema con i gigli, considerato insieme alla mistica figura di Maria alla quale Siku non ha mancato di riservare un notevole pronunciamento di trasversale elevazione, elaborando, di suo, un capitolo del ruolo assegnatole evangelicamente, attraverso l’approfondire il concetto commentato in questi termini da Saul Gerevini, come le altre recensioni sopra citate, in ordine ad una proposta d’interpretazione, posta accanto alla medesima scultura: “L’opera rappresenta una mente umana in attesa di un’ispirazione, di un’annunciazione Divina che le permetta di illuminare il proprio essere e la propria anima…Con il cambio di luce, infatti, ecco che tale ispirazione arriva, una divina Annunciazione dal profilo muliebre che sussurra al psiche del volto in primo piano, pronta ad indicargli il proprio destino e a guidarlo lungo il proprio cammino”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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