Brescia – Silvana Lunetta è nativa di Caltanissetta. Le sue radici siciliane, trapiantate fra le acquisite caratterizzazioni bresciane, appaiono pure nelle riuscite ramificazioni di quella sua avvalorata personalità artistica che le è riconosciuta anche dai referenti locali di varie sedi istituzionali.

La mostra di questa apprezzata artista, secondo una specifica iniziativa organizzata dall’Associazione Artisti Bresciani (Aab) di vicolo delle Stelle 4 di Brescia, per il periodo che, dal carnevale del 2020, procede attraverso il periodo quaresimale, ha avuto, fra l’altro, il plauso di Comune e di Provincia, per il tramite di alcuni esponenti politici di tali enti, a diretta rappresentanza del capoluogo e del territorio, durante la partecipata manifestazione inaugurale della medesima esposizione personale dedicatale.

A fare gli onori di casa, i vertici di questo qualificato sodalizio degli appassionati d’arte, nelle persone del presidente, Massimo Tedeschi, e del direttore, Dino Santina, pure attivamente partecipi della messa a punto della correlata pubblicazione monografica, edita per la serie “curricula”, in relazione ai volumi prodotti dall’Aab stessa che, con il numero dieci, accompagna questa proposta espositiva di Silvana Lunetta, mediante un appaiamento documentaristico reso disponibile in sala, contestualmente ad un allestimento curato dalla medesima autrice e da Corrado Venturini, in una raccolta, fra antologica e retrospettiva, che è alla base effettiva di questo catalogo, prodotto ancora per la cura della stessa protagonista della mostra, oltre che di Dino Santina e di Michela Gregorio.

In queste cinquanta pagine illustrate, si pone, a struttura concettuale fondante, il contributo di lettura, rivolto a tale composito apparato artistico, per mezzo delle attente considerazioni del noto critico d’arte Andrea Barretta della galleria cittadina “Ab/ ArTe”, quale frequentata vetrina di tendenze artistiche, per altro, situata nei paraggi rispetto a quella dove, fino all’11 marzo, è allestita questa mostra di Silvana Lunetta, presentata con il titolo ragionato di “Silvana Lunetta e la pienezza dell’indefinito” che, a conti fatti, sperimenta, per via della durata dei giorni che vi sono assegnati, la ricorrente finitezza, propria della consueta compiutezza di un preventivato corso espositivo, cadenzato nelle giornate d’apertura, per una visita libera e gratuita, rivolta sia alle varie chine che alle soverchianti tele polimateriche, oltre che delle sculture in ceramica raku, che è, da programma, fattibile dal martedì alla domenica, dalle ore 16.30 alle ore 19.30.

Il viaggio metaforico, fra le ideazioni compositive di quest’artista, è pari all’indotto altrettanto immaginifico delle sensazioni che, dalla stessa fantasmagorica impronta creatrice, sono traslate nella personale accessibilità di rispettive condivisioni, circa il fascino incluso nella laboriosa resa espressiva, anche generosamente cromatica, delle sue stesse volitive produzioni.

Quest’escursione artistica, derivante dall’immedesimazione proporzionata entro tali opere, sembra idealmente prospettarsi anche in un allegorico superamento della materia stessa, nel senso che, nella visione applicata attraverso quel diversificato intreccio di elementi, qui utilizzati per la messa a punto dei manufatti realizzati, pare possa esserci anche il presupposto di un oltre sperimentale, vagheggiato e suggerito dal tripudio informale di questa modalità artistica, propria di una vigorosa compenetrazione espressiva e sostanziale.

Una sorta di ulteriore dimensione creativa, secondo una logica insinuante, nella dinamica del tempo sulla quale l’attualità pone la sua sfida impattante, che è parte dell’esperienza del progredire, rispetto alle compiute tappe di contesti, ormai assodati alle loro stesse pertinenze, aggiogate al presente.

Il che vuol, pure, dire che dopo la rivoluzione del digitale, con l’apertura, se non fosse chiaro, di una nuova modalità di interazione, come la stessa è definita, a vari livelli, virtuale, sembra che altri snodi, per l’imbocco su differenti orizzonti, possano ancora susseguirsi, a somma di un ridefinito mondo esistenziale.

Lo spazio, inteso nel cosmo di un universo costellato dalle tappe prossime di una potenziale investitura ad ambizione siderale ed, in un diverso piano parallelo, la “ultra-materia”, a margine di una ridefinita micro-parcellizzazione da esplorare, spinta in una sorprendente chiave di scomposizione infinitesimale, sembrano estendersi, nella diluita direzione di una propria distinta misura, fino a quella parifica generale che, per converso, invoca l’armonia di una bilanciatura, nel mistero stesso che, da sempre, intercorre fra gli estremi di quella poliedrica complessità esponenziale che descrive il reale, come nell’esperienza di sant’Agostino, pensando lui a quella piccola buca sulla spiaggia nella quale, a rappresentazione del suo desiderio di scorgere ed afferrare l’essenza della verità, raccogliervi l’interezza imprendibile del mare.