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Desenzano del Garda (Brescia) – Giornalista e scrittore, Tullio Ferro di Desenzano del Garda, traduce in arte visiva una serie di personali rappresentazioni delle ninfe e dei fauni del Benaco catulliano, liberamente ispirate a quegli antichi testi che, da tali leggendarie creature, sono suggestivamente contraddistinti.

La sedicente mitologia benacense pare coinvolgerne la laboriosa creatività, espressa nell’esecuzione di graziosi manufatti, significativi di una mirata varietà di soggetti evocativi di queste tipicità che, fra l’altro, al lago di Garda, offrono l’esemplificazione di poetiche affabulazioni connesse al mistero proprio di quella dimensione inconfutabile della fantasia che è parallela alla realtà attorno alla quale la stessa prospettiva onirica appare diluita.

Nessuno, sembra, in passato, abbia pensato di dar corpo artistico a quelle emblematiche presenze a proposito delle quali, nel Sedicesimo secolo, il poeta Giuseppe Milio Voltolina, (1536 – 1580), si era occupato, nel terzo libro del suo poema didascalico “De hortorum coltura”, nel quale, come, fra l’altro, pure spiega, Tullio Ferro, appaiono “presso la riva del lago, fonti un tempo abitate da glauche Napee (ninfe delle valli nella mitologia greca). Fra le tante Ninfe che fin dai tempi antichi abitano queste fonti, il poeta evidenzia che crebbe << in chiara fama, e delle Driadi onore, / Onor delle fontane, la vezzosa/ Tavine glauca il piè, verde chioma, / argento o d’oro il petto, queste fonti tenne, / E ogn’altra Ninfa sorpassò in bellezza. / Avvenne un dì che sollevando il capo/ Dall’onda fuor Benaco, in lei lo sguardo/ Fissò, mentre asciugavasi i capelli/ sparsi in sul dorso e si sedea non lungi/ Dal zampillante suo paterno fonte>>”.

Fino a prima della realizzazione delle sue opere, ispirate a tale figura, dell’inventivo metodo d’assemblaggio polimaterico praticato da Tullio Ferro, non solo in sculture, ma anche in bassorilievi, pare non ci sia stato, sul lago di Garda, nulla a riguardo della portata immaginifica del retaggio tematico in esse corrispondente che, in questo caso, risulta anche sviluppato mediante l’acquisizione di un dedicato filone espressivo pertinente.

Tra le voci trattate nell’Enciclopedia Bresciana di mons. Antonio Fappani è scritto che le ninfe “nella mitologia greca erano esseri femminili divini o semidivini che popolavano i boschi, le acque, i monti e le campagne. In quella romana venivano particolarmente identificate con le divinità delle fonti. Nel bresciano sono ricordate in una lapide a Gardone Valtrompia (“Melanalia / Severa / (N)umphis / v(otum) s(olvit) l(iberus) m(erito)). Genericamente alle “Fonti divini” è dedicata una lapide trovata a Berzo in Valcamonica”.

ninfe e fauni di FerroCosì come, nella letteratura, queste figure mitologiche avevano trovato una loro stigmatizzata espressione, attraverso il poetico versificare del sopra menzionato scrittore cinquecentesco, è, invece, per il tramite dell’ispirazione di Tullio Ferro, che il medesimo argomento si mostra nel carisma ideativo della mediazione artistica di uno stile specifico, derivato da una correlata scelta di composizione, decisa nel tipo di elaborazione in ordine al proprio curioso assortimento.

In pratica, ninfe e fauni, hanno, in questo caso, un modo di rivelarsi attraverso quel lavoro artistico che incardina fedelmente, l’impronta della loro tradizione letteraria, sulla libera interpretazione di chi si è cimentato artisticamente nella loro effettiva estrinsecazione, in modo da essere ad entrambe le soluzioni confacente.

Se queste misteriose presenze sono legate ai presupposti culturali di obliate appartenenze alla letteratura mitica di ataviche reminiscenze dove se ne modellano le fattezze, è dalla natura incombente che provengono gli elementi per comporre, nell’arte, le caratteristiche ravvisate secondo certe loro aderenze, rispetto allo stereotipo mitologico che ne aveva divulgato i connotati, secondo pagine poetiche, immerse nell’eco di concettuali dissolvenze.

Tutto ciò che è disponibile nel sottobosco di una fertile natura virente, rivelandosi utile per la disponibilità di ramaglie, pezzi di legno, pigne, cortecce, aghi di conifere e di quant’altro si modella, in un taglio multiforme, nel mondo vivente, per Tullio Ferro pare possa essere valutato come risorsa funzionale a suscitare un’idea da trasporre poi nella sua plastica espressione conseguente.

Colla, colori acrilici e smalti, concorrono, unitamente all’utilizzo di altri materiali filiformi di completamento, a fare dell’assemblaggio scultoreo, come pure in altri casi, del pannello in rilievo, la raggiunta armonia di un composito e definitivo assortimento, risultante dall’incontro fra distinte realtà, nella sintesi espressiva di una rinnovata organicità.

La gradevole varietà dei colori e l’abbellimento dell’insieme, ispirato ad un accurato pronunciamento, contribuiscono a questo tipo di “arte povera” con il ricco e diversificato assolvimento del lavoro dell’autore, raggiunto nella rispettiva opera che è definita mediante l’unicità di un ragionato componimento polimaterico, volto a dare espressione ad un un sottile e pervasivo sentimento, aleggiante sul tema stesso a cui il manufatto si presta ad eloquente riferimento.

“Ninfe dai capelli verdi e dai seni d’oro”, ma anche fauni, nella versione cioè maschile delle stesse, altrettanto stilizzati, in quell’altezza media ricorrente di circa settanta – ottanta centimetri, attraverso la quale si può proporzionare, dal solido basamento d’appoggio, la misura verso l’alto della loro complessiva proiezione, nello spazio dove questi lavori spontanei materializzano quell’intuizione personale che è rivolta a dare loro forma, secondo un’artistica ed ormai largamente affermata esperienza.

Un’esperienza da Tullio Ferro già condivisa in una mostra di successo, proposta a palazzo Todeschini di Desenzano del Garda durante il 2013, con il titolo “Le ninfe del lago”, ma anche considerata, insieme al resto delle referenze dell’autore, sotto i riflettori di qualificati ambiti istituzionali, caratterizzati dall’assegnazione di una successione di notevoli riconoscimenti, rispettivamente suffragati da una motivata attribuzione di considerazioni accondiscendenti.

Tullio_Ferro_premiatoClasse 1929, autore di una numerosa serie di libri, inchieste giornalistiche, studi a tema, secondo l’estro di una nobile professione che, all’autentica passione personale, coniuga un servizio alla cultura ed alla necessità dell’informazione, Tullio Ferro ha, fra l’altro, ricevuto nel 2003 “L’alloro della Riviera, dedicato ai grandissimi Laurence Olivier e Vivien Leigh, con questa motivazione: Strenue difensore del Garda sino all’innamorarsi del lago, Ferro è quel giornalista che non sta a guardare i fatti, ma s’immerge e analizza nei minimi particolari la notizia. Esemplare intrattenitore, è riuscito a porre alle stampe libri si grandi efficacia che lo hanno posto al centro dell’attenzione non solo sul Garda, ma a livello nazionale ed europeo. E’ conosciuto così come uno dei maggiori studiosi dell’antico Benàco”.

Il prestigioso premio rotariano, a caratura internazionale “Paul Harris Fellow” gli è stato, invece, conferito a Gardone Riviera nell’esordio dell’estate che, nel 2015, si è per lui aperta con questo notevole riconoscimento, ispirato “alla sua carriera ed alla passione che ha posto nella rappresentazione e nell’accrescimento del nostro territorio”: come ha, fra l’altro spiegato il presidente del “Rotary Club di Salò e di Desenzano del Garda”, ing. Renzo Dusi, nell’ambito di una partecipata cerimonia di consegna della singolare onorificenza, nel corso della quale si sono stretti attorno a lui parecchi estimatori, come il rotariano prof. Bruno Milanesi, e, fra gli affetti famigliari, insieme alla memoria della compianta Anna Pavanello, la puntualmente presente figlia Laura.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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