Una “pittura minerale”, propria del composito elemento terra, convertito alla prodigalità fantasiosa del convergere di linee evocative e di colori ad olio, in una precipua grafica figurativa, elevata a personale ed a suggestiva interpretazione della realtà.

In prossimità del porticciolo di Desenzano del Garda, la galleria civica, intitolata a “Gian Battista Bosio” di piazza Malvezzi, ospita, per tutto l’andare di agosto del 2020, l’attesa mostra personale del qualificato pittore Umberto Tedeschi, interprete di un apprezzato carisma compositivo in cui la pittura pare secernere la soluzione espressiva di un’armonia affabulatrice e misteriosa stemperata fra raffinata matericità di polveri infinitesimali e la sintesi cromatica di convinte rappresentazioni, speculari a contestualizzazioni reali.

Facendo lui leva sulla propedeutica preparazione delle sue tele, con polveri di quarzo, le opere di questo stimato artista nascono già contraddistinte da un significativo substrato di compartecipe differenziazione di elementi complessivamente convergenti nella produzione di manufatti pittorici fra loro, all’apparenza, omogenei, quale garanzia di una prerogativa stilistica pure riconoscibile nell’effettivo riscontro di questi ricorrenti aspetti evidenti.

La mostra di Umberto Tedeschi è visitabile, in faccia al lago, fino al 31 agosto, negli orari stabiliti di martedì, dalle ore 10.30 alle ore 12.30, di giovedì e venerdì, dalle ore 15.30 alle ore 19.00, mentre nei fine settimana, sabato e domenica, l’apertura si diluisce dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle ore 15.30 alle ore 19.30, con ingresso libero e gratuito, istituzionalmente profilandosi come manifestazione ligia al rispetto delle indicazioni precauzionali ispirate al contrasto posto ad argine del “Covid-19” e nel distribuirsi nei tre spaziosi settori espositivi dove hanno posto le tele realizzate da questo pittore di Milano, ma di verace origine veronese, secondo l’appassionata fattura impressa al proprio itinerario creativo nei vari tempi della sua prolifica produzione.

Sia per ciò che concerne quelle più recenti, rispetto ad altre, pure presenti, invece più lontane nel tempo della loro esecuzione, tutte le opere allestite testimoniano di questo autore novantatrenne la maestria di una pacata prospettiva di stile, ingentilita da una delicata scelta dei colori utilizzati e pervase dall’impatto mite, ma efficace, della ricerca di un prodigioso effetto della luce, in una poetica visiva consolidata in un acquisito risultato espressivo, percepito in varie e riuscite aggettivazioni, sempre ponderate in riflessioni pertinenti e sinceramente contemplative.

Oltre alla percezione esternabile dal fruitore dell’opera, a suo modo, coinvolto nella visione di questi manufatti pittorici, al medesimo tempo, concorrono anche le voci stesse della settantina di opere collocate in mostra a presentarsi, mediante il puntiglio ragionato delle loro medesime intitolazioni, fra le quali, “Paesaggio umbro”, “Il grande albero”, “Il grande prato del lago”, “Colori di case”, “La strada del mare”, “Abatjour in interno”, “Il prato rosa”, “La sedia antica”, “Risveglio”, “Nuvole sul colle”, “Le ombre del viale”, “Arrivo alla casa”, “Le rose di Cupido”, denotando, esemplificativamente, le diverse applicazioni tematiche d’ambito compositivo, praticate, caso per caso, in una autentica immedesimazione.

Unitamente ad un personale ed accurato sito internet, sono altrettanto disponibili, in questa interessante esposizione di Desenzano del Garda, anche alcuni agevoli cataloghi, pubblicati dal pittore, pure da lui amorevolmente dedicati alla moglie Elvira, secondo varie versioni realizzate nel valorizzare anche i rispettivi contributi di critica, meritatamente rivolti alla sua arte, come sono stati colti al vaglio di più di un attento testimone ed estimatore.

Tra di essi, insieme alle rispettive considerazioni di Roberto Righetti, di Giorgio Seveso, di Chiara Martinelli, di Teodosio Martucci, di Rossana Bassaglia, di Raffaele De Grada e di Carlo Franza, per quanto attiene una di queste edizioni divulgative, anche Attilio Zammarchi, a suo tempo, prodigo di riferimenti nell’ambito di altri risvolti pure letterari, similmente propensi ad accompagnare la spontanea originalità pittorica di Umberto Tedeschi: “(…) Gli scrittori, i critici e gli storici d’arte, tra i quali anche molti nomi illustri come Buzzati, De Grada, Passoni e Villani che si occupano del lavoro di Umberto Tedeschi ne evidenziano giustamente le matrici novecentesca e chiarista, sottolineandone la sapienza compositiva, il tono squillante del colore e la grande sensibilità. Queste qualità permangono negli ultimi lavori, ma ad esse, si aggiunge, ora, un atteggiamento più controllato e talvolta ”sospeso” che evita esiti troppo scontati, tipici di molta pittura figurativa, ed approda ad una sorta di nuovo e più moderno “realismo magico”, adeguato all’occhio ed alla sensibilità dell’uomo contemporaneo. Pittura, quindi, altamente poetica, da osservare attentamente perché ci indica una direzione possibile, da seguire, oggi, nel filone figurativo, fuori da vecchi schemi ed inutili ripetitività.”.