Le novità arrivano con l’estate, per l’Associazione Amici della Fondazione Civiltà Bresciana. Approdo di notizie estivo, lungo il corso di quest’anno, che il 2020 ha contraddistinto con una notevole peculiarità tutta propria, per via della nota contingenza emergenziale che ne ha contrassegnato l’impronta impattante, stemperata in quella dinamica cronologica dove, ad un periodo di prudente desistenza, sta seguendo una riabbracciata ripresa delle attività promosse nella società anche da ogni rispettiva specificità aggregativa di varia pertinenza.

Tra queste, anche la divulgazione di quanto compete il periodico afferente le interessanti proposte della Fondazione Civiltà Bresciana, espressione di una articolata vocazione culturale, nata a supporto di quanto rientra autorevolmente nel carisma, valorizzandolo in una soluzione istituzionalizzata, del compianto mons. Antonio Fappani (1923 – 2018), mentore di una sensibilità verso la realtà locale a “tuttotondo” che ha ricevuto, nel tempo, un crescendo di favorevoli riscontri, evolutisi nella promessa, fra più interlocutori, di un farsi carico, anche per il futuro, della disponibilità a veicolare adeguate forme di promozione del territorio, pure nell’ottica della ricerca storico-archivistica, per la restituzione, ad un dominio collettivo, di una serie di tracce ulteriori, certamente fattibili per una consapevole appartenenza condivisa.

Il numero “sette” del periodico “Notizie dalla Fondazione Civiltà Bresciana Onlus” al mese di giugno ha affidato l’uscita di questa attesa sua edizione che pare da subito contraddistinta dal titolo programmatico, fra i suoi primi contributi di riflessione, evidenziato nei termini di “Brescia saprà ripartire”, quale spunto d’analisi dei nostri giorni, con particolare riferimento alla sfida affrontata nei mesi scorsi, accompagnato da una propositiva visione intellettuale, fedele al proprio mandato, indirizzato ad una sinergia ispirata ad una perdurante rete di produzione contenutistica, per dare spessore ai rispettivi motivi di lettura del panorama identitario locale, mediato da altrettanti temi di approfondimento delle sue tradizioni, in una rielaborazione culturale.

Certamente, un ruolo fra questi elementi cardine, per un ritorno di risultati, circa l’interazione di programmi da attuare, è interpretato da questa associazione, costituitasi a sostegno di tale ispirazione ideale, stabilendo, nel proprio percorso sociale anche i referenti che sono rappresentativi di un proprio globale orientamento speculare, anche andando a precisare chi siano i vertici del consiglio direttivo del sodalizio, giunto naturalmente alla ennesima tappa della tempistica organizzativa che vi risulta consequenziale.

Una pagina del periodico accennato è riservata ad informare circa l’avvicendamento per il rinnovo, su mandato triennale, del consiglio direttivo dell’Associazione Amici della Fondazione Civiltà Bresciana, mediante un articolo a firma del neopresidente, Alberto Vaglia, che si trova coadiuvato dalla figura del vicepresidente, rappresentato da Sergio Masini, e dalle differenti posizioni di coinvolgimento sancite dall’espressione di voto formalizzata ancora prima che subentrasse il fermo delle attività, per l’incombere della menzionata pandemia, come da rito, costituite dal segretario, nella persona di Biancamaria Petrera, come pure dei consiglieri Michela Carosso, Franco Carpi, Pietro Galli, Maria Elena Palmeri e Graziano Piovanelli, mentre, come tesoriere, è in carica Carlo Andreis, e come revisori dei conti, abbiamo Giusy Rosini e Aldo Gorlani, mentre, nel ruolo del loro presidente, è in carica Filippo Martinazzi.

Fra i progetti coltivati da questo sodalizio bresciano, parallelo, in una differente natura aggregativa, ad una investitura, secondo altra forma, della corrispondente Fondazione, per un complementare sigillo di compartecipe impegno culturale, sviluppato su un’analoga ispirazione, si profila, fra l’altro, la messa a punto “del libro sul restuaro digitale delle Storie di San Bernardino, mirabilmente rappresentate negli affreschi delle lunette del secondo chiostro di S. Giuseppe” a Brescia”.

Trattasi della sede cittadina, da sempre, a riferimento di questa afferata tradizione di ricerca culturale, connotativa della feconda attività del menzionato sacerdote bresciano, esercente una radicata e perdurante assegnazione di quanto compete ancora oggi alle attività svolte in loco, rispetto alle edificanti motivazioni che sono poste alle base degli studi da enucleare, nel composito panorama delle istituzioni che dialogano in risultati, legati alle risorse del sapere, con la popolazione.

I risultati sono sempre stati in crescendo, anche nella forma di approfondimenti tematici su diversificati ambiti plurali, come nel caso di quanto è documentato nell’edizione di questo periodico, riguardo, ad esempio, la presentazione del libro “Gabriele d’Annunzio Uscocco” di Costanzo Gatta, e, fra gli altri motivi di interesse ancora, nel riferire a proposito del significativo fondo archivistico “Bonomelli”, in questo caso, improntato allo studio della figura episcopale di mons. Geremia Bonomelli (1831 – 1914, vescovo di Cremona dal 1871), fino, a semplice titolo ulteriormente esemplificativo, a considerare altri riferimenti propri di una riflessione sul contesto locale, per quanto, pure da altrove, certi indizi abbiano concorso a contribuire ad una sintesi culturale, come nel caso di Quintino Sella (1827 – 1884), autorevole referente dei primi governi dell’allora da poco costituito Regno d’Italia, che pare abbia definito Brescia, contestualmente a quanto in un dato articolo si va pure nel giornale in questione a citare, “maestra al mondo di coraggio e di patriottismo”.