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“Vi sono valli di puro sasso assai grandi, ineguali, erte et horribili, al contrario spazii grandissimi di praterie grasse, d’herbe e di mille fiori vagamente dipinte…è un a meraviglia che chi per questi luoghi camina da una piccola distantia all’altra vi sente tanta differentia che gli pare non solamente mutar regione ma estandio clima…”

Scriveva così, meravigliato dalla bellezza del luogo, il farmacista veronese Francesco Calzolai, verso la metà del 1500, dipingendo con le parole il panorama visibile dal monte Baldo, col gustmonte baldoo estetico d’un pittore fiammingo. Il monte Baldo, nelle mattine terse d’inverno lo si vede anche dalla nostra pianura, basta una piccola altura per vedere i monti che fanno da corona sullo sfondo con le cime coperte di neve che incorniciano la distesa dei campi, dei paesi e dei campanili della Bassa.

Il monte Baldo chiude l’ultimo profilo dolce dei monti a oriente, in inverno quando la neve ne copre i morbidi pendii sembra una prosperosa contadinella, dai fianchi tondeggianti, con l’abito nuziale sdraiata a riposare, il velo bianco è l’ultimo evanescente lembo di monte che s’adagia sull’orizzonte. Fra la primavera e l’autunno, la contadinella indossa invece l’abito verde ricamato da rari fiori, abbellito dalla cromatura delle foglie dei grandi e centenari faggi e delle tante altre specie arboree che con le essenze delle erbe selvatiche e della particolare ricchezza della flora spontanea hanno meritato l’appellativo di “Hortus Europae”, giardino d’Europa, già noto e frequentato nel 1500 da erboristi e botanici in cerca di nuove specie per arricchire la propria farmacopea.

E’ stato uno sposalizio felice quello fra la prosperosa “contadinella” del monte Bmonte Baldo005aldo, le sue cime superano i 2000 metri, con il lago di Garda e la pianura, un connubio del tutto particolare e difficilmente riscontrabile in altri luoghi, un microclima che ha fatto dei pendii del Baldo una serra naturale e di rara bellezza. Questa montagna che precipita da un lato sulla Val d’Adige con pareti di calcare ferite da profondi canyon e che degrada invece sulla pianura con morbide praterie punteggiate da boschi sino a tuffarsi nella acque del lago di Garda, è sicuramente uno degli habitat più spettacolari e di estrema bellezza della corona di monti che si ammirano dalla Bassa.

In inverno la neve imbianca i pendii, paralizza la vita della flora, riveste di silenzio le cime, ammorbidisce i contorni, ma non ruba il fascino del luogo che anzi si esalta negli immacolati panorami a balcone fra lago e cielo.

Una facile escursione è la proposta, che ho collaudato nei giorni scorsi, da proporre ai lettori di Popolis che non si lasciano intimidire da un poco di fatica e di freddo, una proposta con il sapore di una vera avventura fra la neve che si sviluppa in uno scenario da favola con una vista mozzafiato e comonte baldo 8n la sicurezza di un focolare caldo che ci aspetta al “Rifugio Fiori del Baldo”, gestito e aperto tutto l’anno, dove poter passare la notte, riposare dalla fatica della salita, ammirare le montagne circostanti nella magia del tramonto, nel silenzio ovattato, per poi ritornare a valle il giorno seguente.

Il materiale occorrente consiste in abbigliamento e scarponi da montagna, per chi non ha dimestichezza con gli sci da scialpinismo, può usare le racchette da neve, le vecchie “ciaspole” di legno e corda intrecciata oppure le nuove racchette snodate in plastica, molto efficaci per camminare nella neve che si acquistano con poche decine di euro nei negozi sportivi, meno sono costose e complicate e più sono facili da usare.

Punto di partenza del nostro itinerario è la località Prada Alta m.1000 slm che si raggiunge da Garda o da Torri del Benaco con una comoda strada che si stacca dalle sponde del lago, passa da San Zeno in Montagna e raggiunge in breve la località di Prada Alta, dove possiamo lasciare la macchina in un ampio parcheggio che serviva una seggiovia ora in disuso, preparare sci o racchette e incamminarci per la nostra splendida avventura.monte baldo 10

Prima della partenza è meglio assicurarci della consistenza del manto nevoso telefonando ai gentili gestori del rifugio Fiori del Baldo e avvisare del nostro arrivo, la sicurezza non è mai troppa. Casolari in pietra con camini fumanti e stalle che emanano vapore, ci raccontano della vita dei montanari scandita dai ritmi delle stagioni, delle transumanze, del latte e del formaggio fatto secondo antica e genuina tradizione, di fatica e privazioni, ma di un’esistenza sana e vera. La via di salita si snoda sulle vecchie e sicure piste, ora non più violentate dalle ruspe e dal frastuono delle seggiovie, che stanno riprendendo l’antica fisionomia con cespugli di rosa canina che spuntano dalla neve.

Solitamente possiamo seguire le tracce di chi ci ha preceduto e senza alcun pericolo seguire il tracciato che ha come punto di riferimento i pali delle seggiovie, ferme, malinconiche e penzolanti dai cavi d’acciaio che hanno inutilmente ferito il paesaggio per poi cadere miserabilmente in fallimento. Il nostro primo punto d’arrivo è il rifugio Fiori del Baldo, 850 metri di dislivello circa che è posizionato esattamente alla testata della seggiovia, suddivisa in due tronconi da una costruzione chiusa, è possibile proseguire per i più arditi verso la vetta 200 metri più alta.

Il nostro percorso, in modo dettagliato, inizia imboccando la strada che sale a monte del parcheggio affiancata da villette di nuova costruzione in un attimo calpestiamo un dolce pendio di praterie alpine che accoglie il nostro passo con macchie di neve, seguiamo le tracce che si snodano sulle ampie e sicure vecchie piste incorniciate dagli alberi, da cespugli di mughi, qua e là si notano le orme dei capriolmonte baldo 9i scesi a brucare la poca erba non coperta dalla neve, intanto il nostro cammino dolcemente prende quota.

Gli sci o le racchette ci aiutano nella salita scricchiolando sulla neve, mentre alle nostre spalle si apre come in un teatro una scenografia fantastica, il lago di Garda si stende blu ai nostri piedi contornato dalle montagne cariche di neve e sullo sfondo la pianura s’allarga a perdita d’occhio. Ora l’ampia via di salita porta alla magnifica faggeta in uno degli ambienti più ameni e accoglienti del Baldo, poi si esce allo scoperto, le dolci gobbe della montagna disegnano il profilo della vetta nel blu del cielo e ti assale la voglia di respirare a pieni polmoni l’aria limpida.

Al vecchio intermedio della seggiovia siamo a buon punto, ora rimaniamo nelle vicinanze dei pali che salgono sull’aperto panorama verso l’alto, mentre sulla nostra sinistra, lungo il profilo che porta alla vetta del monte, un altro rifugio il “Chierego”, aperto solo nella stagione estiva, sembra appollaiato in attesa della primavera. Forse la fatica si farà sentire quando passo dopo passo saliamo gli aperti pendii che portano alla testata della vecchia seggiovia, il rifugio è nascosto là; prima dell’arrivo ci accoglie l’abbaiata tuonante della calorosa e bellissima “Meghi”, la femmina di cane di San Bernardo, siamo al rifugio.monte Baldo004

Adriano, il gestore, un vecchio e saggio montanaro metterà un ceppo nella stufa e il calore rassicurante del rifugio ci avvolgerà. Ora possiamo decidere se impegnarci e salire la facile vetta, senza dimenticare di chiedere consiglio a Adriano, oppure accoccolarci nel tepore dell’accogliente rifugio e lasciarci tentare dalla cucina da dove esalano invitanti profumi di buon cibo… Dalla vetta il panorama è incredibile e spazia fra lago, pianura e monti a 360 gradi; quando inforchi gli sci lasciandoli correre veloci per i pendii che si tuffano nel lago hai la netta sensazione di sciare in un fiordo norvegese.

Rifugio – Fiori del Baldo- Di Gaspari Cinzia 37010 S.Zeno di Montagna (VR) Tel. 045 6862477 Cartina : Kompass n° 102 scala 1:50000

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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