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Gentile dottoressa, mi rivolgo a Lei per chiederle consiglio relativamente ad un problema che mi angustia da qualche tempo, esattamente da quando ho cominciato a portare la mia bambina di quasi due anni al preasilo. 

Essendo io una mamma lavoratrice, ho lasciato la piccola fin da quando aveva  4 mesi, alle cure dei 4 nonni, che si sono alternati di settimana in  settimana.  Mia figlia si è ovviamente molto affezionata a tutti loro, dai quali è  amatissima e coccolatissima, anche perché “gode” della condizione di prima  ed unica nipotina per entrambe le coppie di nonni.

Proprio per questo,  forse, i nonni si comportano talvolta in maniera che a me ed al papà , pare  “eccessiva”, in cure ed attenzioni, spesso nemmeno richieste dalla piccola.  Per questo, e perché ci pareva che il cucciolo necessitasse di stare con  bambini della sua età, abbiamo deciso di mandarla al preasilo, ovviamente  contro l’opinione dei nonni. 

A distanza di 4 settimane dall’inizio della scuola, però, mi ritrovo a  chiedermi se sto agendo davvero per il bene di mia figlia.  Quando la sveglio alla mattina la prima parola che dice è “no”, per poi  cominciare a lamentarsi (nella migliore delle ipotesi) o a piangere a  dirotto. Si rifiuta di fare colazione e mi sta appiccicata come una cozza  fino a quando, sempre tra le lacrime, non la lascio alla maestra.

Mi dicono  che là è brava, non dà problemi. Ne sono sicura anche io, visto il suo  temperamento quieto e dolce. Non ho potuto però non notare il cambiamento  del suo comportamento quando alla sera i nonni me la riportano (al  pomeriggio sta comunque con loro,perché ho voluto evitare un distacco troppo  brusco). Spesso è insofferente e capricciosa (e non lo è mai stata) oppure è  tranquilla ma un pò assente, quasi catatonica.

Lo attribuisco alla  stanchezza, visto che prima si alzava verso le 9.30 ed ora alle 7.30 devo  svegliarla. Infatti ha senpre le occhiaie, proprio perché riposa troppo  poco. I nonni mi dicono che quando è con loro mi chiama continuamente e  riescono a compensare la mia assenza solo lasciandole il suo “oggetto  transizionale”, una mia canottiera che lei succhia con voracità.  Mi pare di procurarle uno stress ingiustificato, tanto più che i nonni  sarebbero ben lieti di continuare ad occuparsene.

Devo insistere con  l’asilo, sperando che si abitui ai nuovi orari e alla mancanza di una figura  di riferimento come la mia o quella delle nonne, o devo farle fare “la  bambina”, lasciandola ai nonni e consentendole di dormire di più e di fare  più o meno quello che vuole?

E se opto per la seconda possibilità, non  rischio che l’anno prossimo si ripresenti l’identico problema? Sono in preda  ai dubbi, e certamente anche lei lo sente e – forse – un pò se ne  approfitta. Le chiedo consiglio. Cosa farebbe, se fosse in me?  La ringrazio in anticipo.  M. Fiore


Risponde la dottoressa Anna Grasso Rossetti

Il dubbio che coglie questa mamma è stato sempre presente nelle genitrici  che lavorano: meglio la struttuta familiare, o meglio far interagire fin da  subito, la bambina in un sociale organizzato?  Come sempre, “in medio stat virtus”, cioè la via di mezzo è la migliore.

Credo che sia il cambiamento di orario, sia la naturale riottosità dei Nonni  (riottosità che forse cercano di non manifestare, ma che i Nostri cuccioli  percepiscono benissimo) possano influire negativamente sull’umore della  bimba.  Ma vediamo, con praticità, cosa è potere dei genitori fare, per rendere più  gioiosa la figlia.

Possibili soluzioni :
1) chiedere al nido un allentamento d’orario e far portare alle 9,30
 la  bimba dai nonni SORRIDENTI: un passaggio di consegne che farebbe comprendere  che i nonni sono contenti del suo andare nella struttura organizzata. Anche  le ore in più di sonno potrebbero essere importanti

2) chiedere un cambiamento di orario, con frequenza solo pomeridiana, in  modo che l’anno prossimo si potesse avere una frequenza totale, ma con  abitudine graduale. Al mattino i Nonni potrebbero spupazzarsi la nipotina,  dando tutto l’affetto possibile. Di pomeriggio, assieme agli altri bambini,  la cucciolotta potrebbe imparare lo “stare insieme” senza sentirsi strappata  agli affetti

3)scegliere la cosiddetta “linea dura e coerente” sperando nell’adeguarsi  della bimba ai nuovi orari (ma è , come dice la Mamma, uno stress per tutti).

Non consiglierei di portar via del tutto, dal Nido, la bimba: la cosa  potrebbe essere vissuta come: “Se faccio i capricci, mi accontentano”.  Consiglierei, invece, di chiedere ai Nonni di non esprimere il loro dissenso- dettato da affetto, ma sempre dissenso è- DI FRONTE alla  bambina. E’ piccola, ma capisce benissimo.Ed il suo comportamento rivela che  ha “mangiato la foglia”.

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Anna Grasso Rossetti
Dopo l'insegnamento mi sono dedicata alla libera professione di: psicologa, perito grafico, esperto del segno presso i Tribunali, docente di psicologia della scrittura, di comunicazione fattiva e tecniche di rilassamento, consulente in Sessuologia, psicologa dello Sport. Sono iscritta al Collegio Lombardo Periti Esperti e Consulenti.

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