di Giancarlo Maculotti, sindaco di Cerveno

Valcamonica (Brescia) – Un nome, due nomi, centomila. Quello che si chiamava Maestro di Cambianica, Maestro di Sommacampagna, Maestro di S. Apollonio, Maestro di Cles oggi ha un nome, seppure incerto: Johannes da Volpino. Di lui non sappiamo quasi nulla se non che era un pittore, che visse nella seconda metà del 1300, che ebbe un figlio che si chiamava Pecino e che nel 1389 era già morto.

Gli affreschi a lui attribuiti non sono firmati. Ma ci sono delle buone probabilità che fossero suoi a detta di alcuni studiosi tra i quali spicca Roberta Bonomelli che ha dedicato la propria tesi di laurea alla pittura della Valcamonica nel Trecento e che per prima mise in relazione un documento citato dallo storico Romolo Putelli con gli affreschi di Cambianica, frazione di Tavernola, sulla sponda bergamasca del lago d’Iseo, quelli di Branico, quelli di Pezzo in S. Apollonio e quelli di Sommacampagna vicino a Verona.

Della pittura del 1300 ci è rimasto ben poco e soprattutto ciò che è giunto fino a noi non è firmato, scoprire quindi il nome di un pittore del ‘300 non è affare di poco conto per la storia dell’arte in un’area vasta come quella che va dal Sebino alla Valle di Sole, alla Val di Non ed infine al veronese e alla bassa gardesana.

I motivi che Johannes ripete costantemente con uno stile che negli anni si conserva quasi inalterato sono quasi sempre gli stessi: figure di Santi come S. Cristoforo e Sant’Antonio, la Madonna del latte (Sommacampagna, Levico), l’ultima cena (Branico e Cles), il Cristo Pantocrator con i quattro evangelisti (Pezzo e Cambianica), gli apostoli e i profeti. Johannes dipinge con modalità tipiche del 1200.

Chiesa di S.ApollonioIn lui le influenze giottesche non sono ancora penetrate e viene considerato dai critici un po’ in ritardo rispetto alle nuove tecniche che si diffondono nel XIV secolo. Le figure sono quasi sempre viste di fronte in modo abbastanza piatto, con contorni marcati, con prevalenza di colori terrosi, senza particolare cura dell’espressione del viso. I vestiti riprendono pedissequamente i contorni perlati ed i panneggi sono privo di decorazioni e abbellimenti.

Ciò colpisce, in ogni caso, – come sostiene Alberto Zaina – è che in una vasta area geografica dove si conoscevano quasi solo Pietro da Cemmo (fine ‘400) e Gerolamo Romanino (inizio ‘500) ora si possa aggiungere un altro tassello sulla pittura precedente completando un quadro storico che riesce a chiarire qualche elemento anche della pittura trecentesca nel Bresciano, in Trentino e nel Veronese.

Ma come mai il pittore camuno-sebino varca il Tonale e trova ampia committenza, come ha dimostrato Nicola Zanotti nella sua tesi di laurea, nelle valli trentine e poi nel Veronese?

Alessandra Mazzucchelli – docente, studiosa di storia locale e di storia dell’arte, collaboratrice della Accademia Tadini di Lovere – ha chiarito quali erano i rapporti nel medioevo tra Vallecamonica e Trentino: la zona di Castelfranco di Rogno era infeudata al vescovo di Trento. Anche la chiesa intitolata a S. Vigilio ne è una testimonianza ed una conferma. Ecco allora che la committenza per il pittore poteva provenire proprio dalla curia di Trento o da ambienti a lei vicini.

Fausta Piccoli, collaboratrice dell’ università di Verona , preferendo alla precisa identificazione del pittore in Johannes, il vecchio nome di Maestro di Sommacampagna, mette in relazione i dipinti della Vallecamonica con quelli della Val di Non e dell’area veronese-gardesana (Montichiari) evidenziando una unitarietà di stili, motivi, tecniche adottate.

Johannes da VolpinoNel corso di un convegno, i principali studiosi italiani del pittore trecentesco hanno messo a confronto le proprie ricerche delineando un quadro più completo dell’itinerario seguito dall’ipotetico Johannes nel suo peregrinare. Non sono mancate le sorprese: due ricercatori all’insaputa uno dell’altro hanno letto la data apposta dal pittore sul libro tenuto in mano dal Cristo Pantocrator a S. Apollonio di Pezzo: 1362.

La scoperta sconvolge le prime ipotesi sul viaggio del pittore attraverso la valle. Non dipinse prima le chiese a lui vicine (Cambianica: 1366) o Branico. Forse divenne famoso prima “all’estero”. Nulla di nuovo su questo fronte: nemo propheta in patria.