Brescia. “Uggiose, limpidissime; dense di nuvole grigie, spumeggianti di flutti celesti sono le opere di Monica Carrera esposte a Bunkervik, in questo primo autunno dopo la pandemia che ha divelto l’asse terrestre delle relazioni umane.” Scrive Mimmo Cortese curatore della mostra fotografica di Monica Carrera “Le antenne di Tangeri guardano il mare“, aperta sino al 31 ottobre nel vecchio bunker di via Odorici.

“Questo progetto nasce da una serie di scatti che ho realizzato durante una breve permanenza nella città di Tangeri, sullo stretto di Gibilterra (le antiche colonne d’Ercole) a soli trenta chilometri di mare dalla Spagna.” Racconta Monica Carrera “ Così vicina all’Europa ma irrimediabilmente separata. La sera il vento porta le voci di Tarifa, in lontananza se ne vedono le luci, ma gli abitanti sanno benissimo di potervi accedere esclusivamente con un visto (giornaliero o più esteso, ma pur sempre a scadenza).

L’Europa e la sua ricchezza balugina loro di fronte e scarica frotte di turisti per la gita giornaliera nella kasbah. La medina è stretta, arroccata e colpisce per la quantità enorme di antenne paraboliche che la avvolge, quasi un muro di orecchie che le fa da scudo. Esse sono lo strumento attraverso il quale il mondo occidentale la raggiunge. Per contro, sono rimasta estremamente colpita dalla quantità di gente che semplicemente sosta e guarda il mare. Sono immagini statiche, di tempi sospesi, di ascolti, di sintonizzazioni altre. Antenne inanimate e antenne animate. Ecco che il mare non è solo distanza da attraversare, ma anche distanza tra la realtà di un mondo e la sua rappresentazione fittizia.”

Così descrive la mostra Mimmo Cortese: “Dai tetti, dai lastrici, dalle terrazze ben tenute, accostate alle dimore più povere e sfaldate, della medina di Tangeri si riflettono – luccicanti, eteree, assorte – le immagini di donne, uomini, bambini, ritratti di spalle, che guardano oltre la distesa cinereoazzurra davanti a loro, quella lingua caliginosa di costa così vicina, così lontana.

C’è una bellezza al tempo stesso fragile e piena nelle opere di Carrera. Gli intonaci scrostati, ferrigni, dipinti di fresco, immacolati; il nitore cobalto, le ombre lattiginose e plumbee che tingono e stingono la grana delle sue stampe fotografiche sono la trama di un unico disegno che rappresenta, e svela, la molteplicità del nostro essere, l’articolato e illineare procedere di ogni esistenza.

Il confine è il luogo dove si raggiunge, insieme, una fine. É un luogo condiviso, di differenze e di appartenenze.”

Bunkervik è il nuovo nome del rifugio antiaereo di via Odorici, edificato negli anni ’40 per assicurare protezione ai cittadini bresciani dai bombardamenti alleati. Nel febbraio del 2018 il rifugio, indicato da molti cittadini come il “Bunker” e sede di molteplici attività espositive e performative di arte contemporanea dal 2016, è stato dedicato a Vittorio Arrigoni, attivista, giornalista e pacifista brianzolo, impegnato per anni nella causa della pace in Palestina r assassinato a Gaza nel 2011. Vittorio era conosciuto da tutti come Vik e dall’unione dei termini è nato “Bunkervik, Il rifugio delle Idee”.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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