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Individuare e realizzare una normativa che sia impulso al sistema cooperativo rurale. Presentare al governo ecuatoriano un progetto di politica tributaria più favorevole alle banche di credito cooperativo che lavorano attivamente allo sviluppo del territorio. Studiare il modello italiano del credito cooperativo per replicarlo in Ecuador. Lavorare per mutuare il progetto di Microfinanza campesina a tutto il paese.

E’ con questi obiettivi di base che nei giorni scorsi , fra Roma, Milano, Brescia, è stata al lavoro una delegazione della sovrintendenza de Banco de Ecuador, guidata dall’intendente Fausto Marcelo Herrera Tapia ospite della Banca d’Italia, della Federazione nazionale delle banche di credito cooperativo e di Cassa Padana di Leno, nella basa bresciana.

Ed è la prima volta nella storia della Banca d’Italia che il nostro istituto centrale avvia un rapporto di collaborazione con un’analoga realtà del sud del mondo, in seguito ad una richiesta proveniente “dal basso”. Finora l’impulso era venuto da organismi sovrannazionali come la Banca Mondiale. A monte di questo incontro il progetto di Microfinanza campesina, avviato nel 2001 da Cassa Padana e dall’anno scorso patrimonio di Federasse, che i tre sovrintendenti non esitano a considerare come un incipit fondamentale e una patrimonio da condividere a livello nazionale in Ecuador – non solo quindi destinato a Codesarrollo –   proprio perché può costituire la base culturale ed economica in grado di dare nuovo impulso alla crescita del paese sudamericano.
Insieme all’intendente ci sono Jacome Vallejos e Roberto Guevara.

Qual è il significato più completo di questa missione in Italia?
In Ecuador – spiega Marcelo Herrera – dobbiamo lavorare a una normativa che dia impulso al sistema cooperativo rurale. Sono realtà finanziarie differenti dal resto del sistema bancario che meritano un trattamento diverso e di sostegno.
Riteniamo che una normativa di questo tipo possa tracciare il  sentiero del futuro sviluppo. Contiamo di avere una bozza entro i primi mesi del 2004, verifcarla con l’aiuto della Banca d’Italia, e di essere a regime per il prossimo autunno.

La normativa italiana che sovrintende il credito cooperativo può essere mutuata in Ecuador. Noi ecuatoriani e voi italiani abbiamo una storia comune alle spalle e obiettivi altrettanti simili: lavorare per la gente delle campagne, per il proprio territorio, per gli artigiani, per le piccole e medie imprese. E’ questo tipo di cooperazione che permetterà lo sviluppo dell’Ecuador. Non una cooperazione paternalista, ma di aiuto concreto. Proprio come ci giunge dal vostro progetto di Microfinanza campesina.

Un’ultima considerazione: una necessità immediata è quella del trasferimento del denaro dei nostri emigranti dall Italia, dall’Europa, in modo da poter aiutarne il rientro e favorire qui la nascita di piccole e medie imprese che realizzino lo sviluppo delle zone più povere, serbatoio dell’immigrazione. Una rete di banche cooperative può favorire una giusta canalizzazione.

In Italia vige una normativa fiscale diversa per le banche di credito cooperativo proprio perché non sono banche commerciali, ma favoriscono lo sviluppo del territorio dove sono attive. Credete che una politica tributaria di questo genere possa essere avviata anche in Ecuador?
Pensiamo di presentare un progetto in questi termini al governo. Ma in questo momento è prioritaria la realizzazione della normativa cui mi riferivo prima. Inoltre bisogna essere consapevoli che lo sviluppo del sistema cooperativo può essere attivato solo attraverso un processo reale di formazione di chi ci lavora, dai dirigenti ai soci.

Il progetto di Microfinanza campesina lavora anche in questo senso. Ha infatti destinato attraverso la Fondazione Tertio Millennio somme importanti per la formazione di oltre 1500 persone che operano nelle piccole casse in Ecuador.
Lo sappiamo. Proprio per questo continuiamo a lavorare in questa direzione e faremo conoscere al nostro governo queste esigenze. Siamo convinti che il modello della grande industria in Ecuador non abbia affatto contribuito a migliorare la situazione occupazionale. Solo lo sviluppo della piccola e media impresa potrà dare risposta concreta ai problemi dell’occupazione e soprattutto a quelli dell’emigrazione. La nostra gente ha le capacità per autosostenersi e contribuire allo sviluppo del paese. Lo ripeto: il progetto di Microfinanza campesina, che vede coinvolto Codesarrolo, può essere sviluppato a livello nazionale. Può diventare una base molto forte per la crescita dell’Ecuador. Certo , da noi, il lavoro da fare è ancora lungo. Dobbiamo impegnarci per realizzare una federazione di cooperative unite, una banca di secondo livello specializzata a dare risposte concrete alle esigenze dei soci. Una necessità immediata è quella del trasferimento del denaro dei nostri emigranti dall Italia, dall’Europa, in modo da poter aiutarne il rientro e favorire qui la nascita di piccole e medie imprese.

In Europa siamo arrivati all’euro, alla moneta unica per il vecchio continente, dopo un lungo e graduale periodo di gestazione economica e culturale. Da alcuni anni in Ecuador c’è stato il processo di dollarizzazione e l’abbandono della vostra moneta, il Sucre. Eravate preparati?
Assolutamente no. Nessuno studio è stato fatto a priori. E la dollarizzazione si è rivelata subito negativa per lo sviluppo del nostro paese. Paghiamo caro oggi essere ancorati al dollaro americano. Rispetto al prodotto dei paesi vicini dell’America latina, per esempio, il nostro è sempre quello più costoso. Il nostro mercato soffre di un’esagerata importazione dall’estero.

Vedete un futuro sotto il segno del dollaro per l’America latina?
No, l’esperienza dell’Ecuador dimostra che non c’è interesse per l’America Latina. Gli unici interessati alla dollarizzazione sono gli Stati Uniti.

Ma allora, quando sarà possibile tornare a una vostra moneta?
Per ora non se ne parla. E’ impossibile. Pena una svalutazione incontenibile. Per poter tornare al Sucre dobbiamo riattivare meccanismi di fiducia e soprattutto raggiungere un’economia più forte e stabile.

E’ un tema difficile e forse un po’ tecnico questo. C’è però un secondo fine esplicito in queste domande. E’ proprio il caso della dollarizzazione forzata dell’Ecuador a farci apprezzare forse un po’ di più quanto di buono è stato fatto negli ultimi decenni in Europa per uniformare le realtà degli stati dell’Unione Europea ed arrivare all’unità monetaria, limitando al massimo gli impatti negativi sulla gente e sull’economia.

 

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La Redazione
Siamo a Leno (Brescia) presso il Centro Polifunzionale di Cassa Padana Banca di Credito Cooperativo. Se volete, venite a trovarci. Vi offriremo un caffè e faremo due chiacchiere.

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