le braciDue uomini si ritrovano dopo quarantun anni di silenzio in un castello ai piedi dei Carpazi. Siamo nella prima metà del Novecento. Konrad ha passato quegli anni ai Tropici, Henrik non si è mai spostato dal suo castello.
Prima di questa lunga pausa, i due erano stati amici inseparabili, uniti nel bene e nel male. Cosa portò Konrad alla fuga ai Tropici? Tra di loro successe qualcosa, un fatto mai confessato ma conosciuto da entrambi. Un odio profondo covato da uno dei due e culminato in un gesto crudele.

Dopo quarantun anni di attesa è arrivato il momento della rivincita. Attraverso un tormentato soliloquio, che si protrae nell’arco temporale di una cena, l’anziano Henrik ripercorre la storia della loro amicizia fino al momento della fuga di Konrad. Henrik esige delle risposte, solo attreverso quest’ultime potrà darsi pace ed essere risarcito dei torti subiti in passato.

Ma presto questa rivincita si rivelerà un’illusione. Il significato della vita non sta nel trovare risposte ma semplicemente “nella passione che un giorno invade il nostro cuore, la nostra anima e il nostro corpo e che, qualunque cosa accada, continua a bruciare in eterno, fino alla morte” e che solo per il fatto di aver provato questa passione fa sì che si possa affermare di non aver vissuto invano.

Un libro meraviglioso e profondo “Le braci“. Non è il segreto nascosto fra i due amici a rendere amabile questo libro, ma l’introspezione e la saggezza del vecchio protagonista.

Sándor Márai (1900-1989) è stato uno scrittore ungherese morto suicida, dopo essere quasi stato dimenticato, negli Stati Uniti e dopo aver soggiornato a lungo in molti paesi d’Europa tra cui anche l’Italia. Le sue opere sono state riscoperte dopo la sua morte e la sua fama è tornata a diffondersi sia in patria sia all’estero. Ma lo scrittore ungherese attende ancora di occupare il posto che gli spetta tra i grandi maestri della narrativa mitteleuropea del Novecento..