Manerbio, Brescia. A cent’anni dalla fine del primo conflitto mondiale, prima catastrofe umanitaria del secolo scorso, sarebbe sacrilego non comprendere il ruolo delle donne nella Grande Guerra.

Le donne vennero mobilitate per supplire alla carenza di uomini nel lavoro, sostenere il morale e prestare soccorso ai soldati, o sole a gestire l’economia familiare. Giovedì 4 ottobre, presso il Piccolo Teatro di Manerbio alle ore 20,30, una relazione di Fabrizio Bonera  ha come argomento “Il ruolo delle donne nella prima Guerra Mondiale”.

Per comprendere il ruolo che le donne hanno avuto nella costruzione delle Istituzioni democratiche del nostro Pese bisogna iniziare dallo scoppio della Grande Guerra, dagli stravolgimenti sociali che ne conseguirono, in special modo nelle zone agricole, nelle fasce sociali più povere del Paese a pochi anni dell’Unità.

Quando le donne per la prima volta diventano parte attiva della economia e della società collettiva, chiamate a fare fronte all’assenza di molti uomini chiamati a combattere, con conseguenze molto pesanti a livello economico e sociale. Le donne presero il posto dei propri mariti o dei figli nel lavoro, nella conduzione famigliare, nei campi e anche in quelle faccende domestiche tipicamente maschili come le questioni burocratiche, gli acquisti o le vendite di prodotti agricoli ed i problemi di natura legale. Si è trattato di una prima “emancipazione” lavorativa cui non corrispose però una maggiore libertà a livello personale.

– Un argomento assai vasto e con letteratura assai estesa. Ovviamente con difficoltà il tutto può essere contenuto nello spazio di una relazione. Certamente il riferimento al ruolo delle donne che prendono il posto dei maschi impegnati al fronte nel campo della industria, della amministrazione, dei servizi e della assistenza, verrà discusso soprattutto come fase accelerata di un momento di emancipazione che già aveva avuto inizio negli ultimi quaranta anni dell’800 – afferma Fabrizio Bonera

– Ma la parte preponderante sarà affidata a ciò che i resti e i luoghi sapranno suggerire sul ruolo delle donne. Da questo punto di vista nella relazione si darà risalto alle donne del popolo che vivevano immediatamente alle spalle della linea del fronte o nella terra di nessuno: le “portatrici” e le “austriacanti”. Attraverso la lettura del territorio arrivare quindi ad una sociologia del sacrificio e della sofferenza. Su questo argomento la letteratura è piuttosto scarsa.-

Durante la relazione verranno proiettate alcune diapositive in sequenza sui luoghi (come sono adesso) e alcune diapositive tratte da fotografie della collezione privata risalenti all’epoca e riguardanti scene della vita quotidiana al fronte.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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