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Brescia – Alle fine, di loro, rimane il marmo che ne ricorda, nel ruolo avuto, l’identità perpetuata nel tempo, come memoria perenne assurta ad un emblematico riferimento. Sono un insieme di autorevoli personaggi, per la stragrande maggioranza ecclesiastici, “monumentalizzati” nelle chiese principali cittadine.

Una differenziata serie di interessanti manufatti lapidei di vario genere e decorazione ne attesta l’impronta da loro impressa a Brescia in ordine ad un autorevole incarico, rispettivamente interpretato nell’ambito di una fideistica istituzione, della quale il corso di un intero vissuto è stato dagli stessi contraddistinto dal mandato assolto in una verticistica funzione.

Di questa realtà, se ne riferisce nel merito delle circa centosettanta pagine illustrate del libro, a cura del prof. Gabriele Archetti, dal titolo “Le epigrafi del Duomo di Brescia“, pubblicato nell’ottava edizione dei “Quaderni di Brixia Sacra“, in collaborazione con il “Capitolo della Cattedrale di Brescia“, con l’Associazione per la storia della Chiesa bresciana e con “Studium“, secondo la veste tipografica realizzata da “Orione. Cultura, lavoro e comunicazione Srl” ed “Artigianelli Spa” di Brescia.

Un volume tanto ricco di contenuti quanto di pratici elementi di consultazione, fattibili per un un loro diretto riscontro, rilevabile sul campo, come una sostanziosa guida funzionale a dare risposta ad una numerosa sequenza di opere commemorative, presenti nei due maggiori templi bresciani.

Mons. Giuseppe Cavalleri

Opere, spesso contrassegnate da un artistico rilievo scultoreo, specificatamente descritte attraverso quell’edotto svelamento d’informazioni, bene sviluppato fra trascrizioni e traduzioni dal latino, che è stato possibile grazie all’accurato lavoro certosino, in tal senso, effettuato dal compianto sacerdote mons. Giuseppe Cavalleri (1913–2007), prete-educatore, pure in qualità di stimato insegnante, Prelato domestico di Sua Santità, canonico della Cattedrale con il titolo di San Vigilio, come, fra altri incarichi di spicco, di lui se ne ricorda l’edificante figura anche in qualità di rettore e di preside dell’Istituto Scolastico “Arici” di Brescia, dal 1955 al 1988.

Di lui, autore di questo libro, don Mario Trebeschi, già direttore dell’archivio storico diocesano di Brescia, nell’ambito di altre sue significative considerazioni introduttive al medesimo volume, ricorda che “(…) la molteplicità degli incarichi in diocesi mostra quanto mons. Cavalleri fosse apprezzato per le cospicue capacità di intelligenza, di dialogo, di consiglio e la sua presenza considerata moderatrice tra esigenze di vari istituti, promotrice e sostenitrice di volontà per mantenere vivo e vivace il complesso delle opere cattoliche, orientandole anche verso nuove forme di presenza nella società (…)”.

Ad un decennio dalla morte di questo sacerdote che, come fra molte altre considerazioni, scrive mons. Gabriele Filippini, rettore del seminario bresciano, era originario di Zocco di Erbusco, dove si era aperto al corso in divenire di “una esistenza operosa, limpida e carica di bene”, questa istruttiva pubblicazione conosce l’anno della sua attesa edizione, nella portata di una corrispondente materia esclusiva .

Quella materia che rende figurativamente viva la tacita natura inerte delle rappresentazioni lapidee mediante le quali un lungo ciclo di storia ecclesiastica locale ha la sintesi espressiva di un’interpretazione evocativa corrispondente.

Un intreccio analitico multidisciplinare, fra epigrafia, araldica, storia, arte sacra e contenuti personalizzati che sono sperimentabili attorno alla figura visivamente plasmata nei rilievi con i quali la stessa risulta, a vario titolo e da secoli, commemorata, pare una sorta di carrellata dipanata sull’orma espositiva praticata anche nella letteratura, tipica della raccolta dei poetici componimenti intitolata “Antologia di Spoon River”, dove ciascuno di questi insigni estinti racconta qualcosa di sé, per il tramite dei particolari scolpiti sulla superficie, a loro sopravvissuta, della visibile porzione di quel spessore parlante che è affacciato al passaggio di ogni generazione dalla quale riceve l’ombra fugace del suo limitato incedere mutante.

Prof. Gabriele Archetti e Cardinale Re

Un’approfondita esposizione editoriale di realtà da poter meglio apprezzare che è, di fatto, costitutiva di una ricca monografia, come sottolinea il prof. Gabriele Archetti, nel descriverla rispondente ad una ricercata funzione argomentativa: “i materiali di lavoro relativi al patrimonio epigrafico delle cattedrali di Brescia, qui pubblicati nella loro forma originale, con minimi ritocchi formali e adattamenti redazionali, sono opera della passione erudita di mons. Giuseppe Cavalleri (1913–2007), canonico e arciprete della cattedrale, che avrebbe voluto accompagnassero fedeli e visitatori che varcano la soglia del duomo“.

Per la presentazione di mons. Enrico Tosi, presidente del Capitolo della Cattedrale di Brescia, il libro proporziona il riuscito mandato di responsabilità verso la cura e la promozione del patrimonio storico e documentaristico raccolto dal notevole lavoro di ricerca e di rielaborazione effettuato da mons. Giuseppe Cavalleri, attraverso una qualificata opera divulgativa, in grado di assumere i contorni perenni di un’immutabile attestazione di origine e di significato riguardo certe evidenti pertinenze innestate fra le sacre strutture dei maggiori immobili cultuali di Brescia, mediante una puntuale trattazione esaustiva.

Nel comitato d’onore di questa pubblicazione anche il cardinale bresciano Giovanni Battista Re, insieme al porporato campano Raffaele Farina ed a don Pier Virgilio Begni Redona, Irma Bonini Valetti, i vescovi Bruno Foresti, Luciano Monari e Giulio Sanguineti, oltre a don Armando Scarpetta, mons. Luigi Ventura ed a mons. Vincenzo Angelo Zani.

Fra le curiosità dei numerosi manufatti, riportati in bell’ordine nelle due parti principali del libro dove sono censiti e spiegati, il particolare di come, in una antica cattedrale romana, anche Brescia esprima il monumento ad un papa, ancor prima che, in questo modo, sia naturalmente considerato anche il noto pontefice Paolo VI, comprensibile orgoglio e vanto, per le sue origini, della popolazione bresciana.

Si tratta di Alessandro VIII, al secolo Pietro Vito Ottoboni (1619 – 1691), che, prima di salire al soglio pontificio, era stato vescovo di Brescia, come appunto recitano le corrispondenti vestigia a lui dedicate nel cosidetto “Duomo Vecchio” della città che, in epoca barocca, lo ha avuto al vertice della sua estesa e blasonata diocesi per un decennio, dal 1664 al 1674: “Ad Alessandro VIII ottimo massimo pontefice dalla cattedra bresciana assunto a quella romana in modo straordinario. I canonici posero questo monumento in segno di devozione 1690“.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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