Tempo di lettura: 4 minuti

Cos’hanno in comune le creature di un grande prato?
Tutte quante condividono, nel ruolo di protagoniste, tanto le suggestive illustrazioni, realizzate dall’eclettico artista Giampaolo Belotti, quanto la coinvolgente narrazione della scrittrice Barbara Dall’Osso che, a tali minuti esseri del Creato, dedicano il proprio rispettivo lavoro comprenetrato fra l’arte visiva e l’ispirazione narrativa, in una doppia ed efficace soluzione esplicativa.

Rivolto all’infanzia, tale appaiamento espressivo adempie ad un intento educativo, efficacemente promosso in chiave solidaristica, sposando la versione divulgativa editoriale messa in stampa, in una serie di pubblicazioni prodotte dalla “Tipolitografia clarense”.

Come, fra l’altro, spiega l’autrice:L’idea di scrivere queste favole ha preso corpo quando sono nati i miei nipoti e il progetto si è realizzato, insieme al pittore bresciano Giampaolo Belotti, che ha creato le illustrazioni.
Ogni favola è legata a progetti di beneficenza e il ricavato delle offerte raccolte viene donato all’associazione “gli amici di Andrea” di Bologna, per finanziare progetti legati ai bimbi con disabilità e per progetti nelle scuole.
(Per donazioni: BPER ag. 2 a Bologna. Iban: IT77S0538702402000002389785)
”.

Prosa pulita, semplice ed immediata, accompagnata da orecchiabili entrate in scena dalla simpatica rima baciata, come è nei titoli di queste favole incisive, per il significato morale del quale sono allusive, come, in ordine sparso, fanno breccia serena sul ridente profilo dell’infanzia spensierata, “Mica la formica”, “Flaca la lumaca”, “Scialpa la talpa”, “Gedeone il calabrone”, “Spocchia la ranocchia”, “Lalla la farfalla”, “Gico il lombrico”, mentre, l’avvicendarsi del 2020 sul tempo a venire, pare intersechi, per questa collana denominata “Gli animali del prato”, la prossima produzione attesa nell’assonante uscita di “Clarabella la coccinella”.

Su campiture convinte, a sfondo monocromatico di colori a pastello di copertina, tutte queste fiabe hanno un medesimo formato editoriale, valorizzato dalla ricorrente attrattiva di un disegno accattivante messo in bella vista, per accompagnare un conseguente introdursi nell’opera stessa, per via, sia di una piacevole lettura che di una delizioso indugiare nelle fantasiose illustrazioni con le quali, alle parole di una pacata trama itinerante, seguono le rappresentazioni di grafiche coerenti con le azioni di tale amena dinamica affabulazione periodante.

Opere d’arte, consegnate alle più giovani generazioni che si affacciano alla vita, tali disegni appaiono poesie di vividi colori e di leggiadre emozioni, quali sinergie di interpretazioni fantastiche, proposte all’immaginazione di chi, poi, può fare il resto, in un’empatia propositiva di immedesimazione, perchè si contestualizzi, in una libera prerogativa personale, l’implicito messaggio che è associato a quel dato significato, nel modo, cioè, in cui un certo contenuto valoriale vi può risultare considerato.

Chissà. Nelle vie misteriose di quest’interazione, la traccia è data sia nelle oscurità profonde dove si muovono, ad esempio, la talpa ed il lombrico, entro le quali scavare “prigioni al vizio” ed edificare “templi alla virtù”, unitamente ad una progressiva sperimentazione di rettifica, per gradi, mediante i quali rinvenire quella risorsa occulta, finalmente svelata e smussata, perchè concorra ad un effettivo slancio di quel progredire inziato con il lavorarla.

Tutto, forse, finirà, un giorno, come in un battito d’ali, del tipo di quelle testimoniate dall’altra brava figura dominante della fiaba omonima, “Lalla la farfalla”, ma tale approccio, propositivo e di incoraggiante rimando dal mondo reale, seguiterà a testimoniare un proprio fattibile corso terreno, sviluppato sotto l’ideale traiettoria di un incedere, posto alto nello spazio dell’aria attraversato metaforicamente da “Gedeone il calabrone”, mediante quanto risulta anche nel deposito del lento e misurato procedere, pure emblematicamente, accorto e proporzionato, proprio dell’immaginaria “Flaca la lumaca” sul contingente piano di battuta da lei attraversato, certamente, in quel modo che è in grado, sempre, a lieto fine, di concorrere al lavoro per il “bene ed il progresso” collettivo, anche, in questo caso, a favore di “Spocchia la ranocchia”, attratta e convinta dalla contagiosa profferta d’amicizia, profilatasi dalla catena fraterna apparsale, nell’ottica di una verosimile e benefica mutazione di prospettiva.

Tutto questo, nel quadro di un lavoro costante, sintetizzato nella robustezza di quel metodo che appare emergere, fra l’altro, nella fiabesca vicenda di “Mica la formica” alla quale l’autrice ha, non a caso, attribuito la sintesi di un messaggio affidato alla sua trama narrativa dalla quale poter, a ragione, attingere il senso espresso nei termini evocativi de “il lavoro di squadra e l’aiuto reciproco”.

Anch’essa, ad essenza simbolica di quel cerchio tracciato dal compasso metaforico che disegna il mondo, compone una propria circonferenza di esecuzione, mandando ad effetto le virtù che le sono naturalmente attribuite, nel suo conclamato ruolo d’elezione.

In corrispondenza ai significati, capillaremente calzanti con le figure implicate nelle varie favole di Barbara Dall’Osso, come diffusamente illustrate da Giampaolo Belotti, questa compositiva iniziativa editoriale codifica la filantropia dei suoi stessi promotori, nel merito di avere dato sostanza, pure grazie ad alcuni sostenitori, ad alcuni progetti di aiuto a fanciulli in difficoltà, come nella fattispecie di quanto asseverato dalla medesima autrice, già curatrice al museo “Giorgio Morandi” di Bologna, nello specificare, fra l’altro, che “Attualmente stiamo sostenendo la scuola Giordani di Bologna con l’acquisto di materiale ad hoc (computer portatili, tastiere, ausili ecc.) per permettere a tutti i bimbi nelle classi di interagire con la LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) e favorire una maggiore integrazione e comunicazione dei bimbi con disabilità, mentre nel luglio 2019 abbiamo donato un defibrillatore alla parrocchia Sant’Antonio di Savena di Bologna, frequentata da tanti bimbi e giovani”.

Queste favole, pure, fra altri edificanti aspetti ancora, pubblicamente promosse a favore dell’infanzia in sedi come l’ospedale di Chiari e quello di Parma, attraverso eventi sanciti dalla collaborazione con l’associazione “Giocamico Onlus”, (www.giocamico.it) sono disponibili al contatto “social” di “Facebook” all’esplicito indirizzo di “Le favole di Barbara”.