La memoria del Torriani, eccezion fatta per una sfera armillare (presente in mostra), è riposta in documenti d’archivio e libri che ci permettono di ricostruire l’incredibile storia di questo personaggio.

Il suo ricordo è  però spesso deformato dalla dimensione leggendaria che iniziò a svilupparsi giá pochi decenni dopo la sua morte ed é divenuta parte della sua identità.

Scopo della mostra (attraverso una rigorosa contestualizzazione storica -frutto della ricerca– e attraverso il narrato degli oggetti dell’epoca libri, strumenti scientifici, orologi, globi, ecc …) è quello di ricostruire il
contesto in cui opera Torriani.

Janello infatti, seppur uomo di grande talento, è in realtà un prodotto del suo tempo e non un genio isolato, e lungo il percorso si scopriranno le ragioni per le quali la figura di questo inventore fu così importante per i suoi contemporanei, e perché ancora lo sia per noi oggi.

Janello Torriani appare per la prima volta nei documenti nel 1529, come restauratore degli orologi che si trovavano sul Torrazzo, al posto di quello del 1583 che ancora oggi si può ammirare. Come orologiaio e fabbro lavora a Cremona fino all’inizio dei suoi quarant’anni.

A questo punto inizia l’ascesa del cremonese: negli anni ’40 lo troviamo impegnato presso i governatori dello Stato di Milano (passato dal 1535 alla Spagna) come ingegnere e restauratore di un orologio planetario, probabilmente quello di Giovanni de Dondi.

Girolamo Cardano e Marco Girolamo Vida gli attribuiscono in questo decennio la costruzione di una macchina ctesibica (una pompa a due pistoni) un lucchetto a combinazione di sette lettere, e ingegnose applicazioni della sospensione cardanica, che in effetti dovremmo chiamare “torrianica”.

Infatti, avendo Cardano eliminato il nome del Torriani nelle edizioni successive del suo De Subtilitate, il pubblico ricordò con il nome del medico e trattatista milanese questa sospensione ad armille. Torriani applicò la sospensione cardanica a lampade ad olio (un congegno già conosciuto), e alla lettiga
dell’imperatore, il quale afflitto dalla gotta, soffriva moltissimo i frequenti spostamenti ai quali era sottoposto.

Ma la fama del Torriani giunge con un’altra commissione imperiale: nel 1547 l’orologiaio inizia a costruire un incredibile orologio planetario per Carlo V. Questo orologio ottagonale, largo poco più di 50 cm, fu chiamato da alcuni Microcosmo, rappresentando sui suoi quadranti, tutti i movimenti celesti conosciuti al tempo.

Il Microcosmo conteneva dalle 1500 alle 1800 ruote dentate. Per costruire questa macchina, che si ispirava a quella di Archimede, Janello aveva passato 20 anni a progettarla minuziosamente e solo 3 anni e mezzo ad eseguirla.

La velocità di costruzione e la capacità di miniaturizzazione, furono raggiunte grazie ad una macchina utensile di sua invenzione, la prima fresatrice conosciuta della storia. Successivamente, Janello viaggiò spesso oltralpe, sia in Germania, in Austria, che a Bruxelles, dove incontrò l’imperatore più volte, costruendo per lui un secondo orologio planetario.

Nel 1552 Carlo V gli conferì il una pensione con il titolo di principe degli orologiai, e costrinse poi Janello a seguirlo in Spagna nel ritiro del monastero di Yuste. Janello fu tra i pochi eletti che fecero compagnia a Carlo V nei suoi ultimi due anni di vita, dopo l’abdicazione.

Morto Carlo, Janello passò al servizio del figlio Filippo II si Spagna. Per questo monarca, Janello progettò ed eseguì la prima macchina ciclopica della storia: l’Artificio od Ingegno dell’acqua di Toledo.

Questo mostro ingegneristico, lungo 300 metri, e capace di elevare acqua per 100 di altezza, fu
costruito tra il 1565 ed il 1569, e poi raddoppiato tra il 1575 ed il 1580. In tutto era formato da 400 carri di legname, 500 tonnellate di metallo racchiusi in una lunga struttura in laterizio che si abbarbicava lungo la ripida erta della collina su cui sorge Toledo.

Questa macchina portentosa, grazie ad un sistema di tazze specialmente disegnate da Janello e legate a torri oscillanti, riusciva ad elevare fino a 36,000 litri d’acqua al giorno.  Le speranze d’arricchimento di Janello si infransero però contro un sistema di corte i cui meccanismi furono anche per lui indecifrabili.

I compiti di Janello per la corte di Spagna non si esaurirono qui, egli si occupò anche di canalizzazioni, di osservazioni astronomiche intercontinentali, di navigazione fluviale, della costruzione di automi e della riforma del calendario che Gregorio XIII varò poi nel 1582.

Janello, glorificato dai contemporanei con medaglie, dipinti, sculture, poesie e trattati, rappresenta il primo fabbro ferraio ad aver asceso la scala sociale uscendo dall’anonimato. Grazie all’ambiente umanistico in cui crebbe, egli fu in grado di unire al suo talento, una eccelsa abilità manuale ed una superba conoscenza teorica.