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Genivolta (Cremona) – Più fuorviante di così il nome della località non poteva essere. Tombe Morte non è infatti, come indurrebbe a credere il toponimo, un cimitero, bensì il più importante snodo idrografico della Lombardia. E come ben sappiamo, dove c’è acqua c’è vita. Tant’è vero che uno degli obiettivi principali delle missioni spaziali verso i pianeti a noi più vicini è quello di appurare la presenza del prezioso liquido, senza del quale regna la desolazione. Ma qui siamo sulla piccola e maltrattata Terra, navicella che veleggia col suo equipaggio di uomini, animali e piante intorno al sole, cui è legata da un insondabile destino.

Le Tombe Morte si trovano a circa un chilometro ad ovest di Genivolta nell’Alto Cremonese, dove lo spartiacque tra Serio ed Oglio lascia aperto uno stretto passaggio in cui convergono il Naviglio Civico di Cremona, il Naviglio Grande Pallavicino, il canale Vacchelli ed una dozzina di rogge minori. Scendendo a valle di un paio di chilometri ritroviamo questi vasi d’acqua in località Tredici Ponti, uno accanto all’altro in parallelo su una striscia di terra larga solo 160 metri, prima di dividere i loro destini a beneficio di una vasta plaga agricola sottotante le cui diramazioni si spingono fino a Piadena.

Già nel 1858 Angelo Grandi scriveva in merito: “De’ duecento e più acquedotti destinati all’agro cremonese, che in diverso senso l’intersecano, se ne contano tredici nel breve giro di 200 passi presso Genivolta, sormontati da altrettanti ponti, e il sito viene perciò detto i tredici ponti”.

Il regime delle acque è governato dal Consorzio Irrigazioni Cremonesi, fondato il 26 marzo 1883, che da allora cura la manutenzione e l’ammodernamento delle complesse infrastrutture connesse alla calibrata distribuzione delle acque, particolarmente preziose nella stagione estiva di crescita e maturazione delle colture.

Giungendo alle Tombe Morte non si può fare a meno di ammirare l’opera dell’uomo dispiegatasi ininterrottamente a partire dal Trecento, fino a tutto il Novecento per volgere a suo vantaggio le acque dell’Adda e dell’Oglio, rendendo la pianura cremonese fertile ed altamente produttiva. Con lo scavo del canale Vacchelli tra il 1887 ed il 1893, partendo dall’Adda a Marzano di Merlino, l’apporto idrico venne raddoppiato portandolo a 50 metri cubi al secondo. L’ultima grande opera in ordine di tempo è stato lo scolmatore entrato in funzione nel 1981. Esso scarica le acque in eccesso delle Tombe Morte nell’Oglio di fonte a Villachiara.

Sui due principali dislivelli del nuovo canale nell’ultimo decennio sono state installate altrettante centraline idroelettriche automatiche da parte della ditta GenHydro di Padova. Esse sono in grado di produrre in media 15 milioni di kw all’anno, capaci di soddisfare il fabbisogno di circa 5.000 famiglie. La produzione energetica rinnovabile viene tuttavia sospesa nella stagione estiva dovendo dare la precedenza agli usi irrigui delle acque.

Al di là delle sue notevoli valenze economiche, lo snodo delle Tombe Morte ha assunto negli ultimi anni anche una rilevanza ambientale legata alla fruizione del tempo libero. La presenza esuberante dell’acqua ha qui favorito la crescita di un patrimonio arboreo variegato e lussureggiante, con ampi spazi erbosi di sottobosco protetti dai raggi del sole, particolarmente apprezzati dalle famiglie, dai giovani, dagli anziani e dai bambini che vi trascorrono, specialmente sei fine settimana, pomeriggi di svago e di relax.

Una quiete rumorosa, addolcita dal canto degli uccelli, che non disturba e non infastidisce. Al contrario, il fragore delle cascate d’acqua, il ribollire allegro delle spume e il gorgoglio prodotto dal rapido passaggio delle correnti, sono apportatrici di serenità. Per non dire dello spettacolo visivo offerto dai manufatti in mattoni, in pietra e in cemento, dalle chiaviche poderose mosse elettricamente, dai livelli, dalle vasche, dai salti, dalle soglie, dai ponti, dagli invasi e da tante soluzioni ingegnieristiche che destano meraviglia e ammirazione.

Lo scenario è particolarmente grandioso durante la primavera dopo che le piogge hanno ingrossato tutti i corsi d’acqua. Al verde brillante della vegetazione fanno da contrasto i campi di grano infestati di papaveri rossi, che paiono incendiati. In qualsiasi ora della giornata alle Tombe Morte c’è sempre qualcuno, perché un luogo in cui si esaltano la vita e la natura tiene sempre compagnia. E poi ci sono i ciclo amatori che sfrecciano di tanto in tanto sulla ciclabile sterrata delle Città Murate, che snodandosi da Pizzighettone a Castelleone a Soncino, regala paesaggi meravigliosi della pianura cremonese benedetta da fiumi e canali.

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