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La Provincia di Brescia, quale perdurante ente storico, rappresentativo della composita realtà bresciana, ha una variegata mostra che le è dedicata.

I dipinti di sua proprietà, secondo gli stili compositivi più disparati, sono ragionevolmente raccolti in un’apposita esposizione dove possono essere contestualmente considerati, nei rispettivi ambiti espressivi, mediante i quali risultano essere stati efficacemente realizzati.

Con gli applauditi interventi del Capo di Gabinetto, Ambrogio Paiardi, già sindaco di Orzinuovi, e di Diletta Scaglia, esponente del Consiglio, con deleghe alle Pari Opportunità, al Bilancio ed al Patrimonio, palazzo Broletto, sede per antonomasia della Provincia, ha aperto le porte alla visione di un considerevole numero di opere pittoriche, frutto dell’estro creativo di altrettanti autori bresciani.

Merito dell’Associazione Artisti Bresciani (Aab) rappresentata da Massimo Tedeschi che, in stretta sinergia con la puntuale sensibilità dimostrata dall’amministrazione provinciale, ha inserito il progetto di questa mostra nella serie avviata con la denominazione programmatica di “L’Ottocento e il Novecento nelle collezioni istituzionali Bresciane”, avvalendosi della preziosa collaborazione di Luigi Capretti, Barbara D’Attoma e Francesco De Leonardis, nel promuovere questa attesa iniziativa con l’esplicito titolo evocativo di “Le opere d’arte dell’amministrazione provinciale”, in avvicendamento con l’analoga manifestazione espositiva, a suo tempo, invece, ispirata a quanto di pertinenza del patrio Ateneo.

Seconda della serie dedicata alla lettura del passato della pittura bresciana, per il tramite dell’apporto espositivo dei dipinti di proprietà delle maggiori istituzioni locali, questa mostra, in capo alla rappresentatività di una delle maggiori province italiane, tale anche per estensione e per composita eterogeneità, si sviluppa a cavallo del 2018 con il 2019, essendosi avviata nello scampolo invernale di fine anno, con la riuscita e partecipata manifestazione inaugurale del primo di dicembre, dalla quale, il rimando, successivo che ne proporziona la durata, è il 9 gennaio, secondo un significativo periodo di apertura, contraddistinto dall’opportunità per una visita libera a gratuita delle sue numerose attrattive pittoriche, esposte a Brescia, al civico 4 di vicolo delle Stelle, che sono all’attenzione del pubblico, negli orari compresi dalle ore 16.00 alle ore 19.30 di tutti i giorni, feriali e festivi, con la sola esclusione della giornata di lunedì.

Carlo Simone Sorelli dipinto da Pietro Calzavacca

Sede della mostra è la “Sala Romanino” dell’Aab, nell’allestimento seguito nella sua fase attuativa da Luigi Capretti, da Alessandra e da Giuseppe De Leonardis e da Corrado Venturini, quest’ultimo, pure referente della segreteria del medesimo sodalizio insieme a Wanda Morandini, Emilia Facchetti e Patrizia Tonolini, come, fra l’altro, risulta specificato nel catalogo della mostra stessa, pubblicato dalla “F. & C. Apollonio” di Brescia, come numero 246, per la serie editoriale “la memoria figurativa”.

Tale itinerario memorialistico è qui rappresentato dai una serie di manufatti di Cesare Bertolotti, Pietro Calzavacca, Emilio Pasini, Arturo Castelli, Francesco Rovetta, Cesare Monti, Francesco Carlo Salodini, Giuseppe Migneco, Enrico Paulucci, Vittorio Botticini, Oscar Di Prata, Ermete Lancini, Enrico Ragni, Augusto Ghelfi, Gianni Ghelfi, Pierca (Carla Piera Legrenzi), Tita Mozzoni (Giovanni Battista Mozzoni) e Matteo Pedrali.

Poco più di cento pagine, attestano accuratamente il ruolo della Provincia di Brescia anche nella conservazione di opere d’arte del notevole calibro di tali apprezzati autori, fra l’altro, insigniti dei vari premi, nell’ambito di concorsi di pittura effettuati nel tempo ed a vari livelli, della titolarità dei quali, il qualificato compito dei curatori di questa mostra è rispettivamente valso anche per un approfondito contributo di ulteriore conoscenza, rivolto ad una parte dell’itinerario compositivo degli stessi artisti considerati.

Premi, nella fattispecie di estemporanee e di periodiche selezioni, sviluppate a confronto fra un giudizio di critica ed un’interazione complessiva fra le distinte tendenze in atto, documentate nella allora ricorrente stilistica compositiva, dei quali, in particolare, ne argomenta la portata Luigi Capretti, secondo una ricerca dettagliata, annunciata dal titolo “Il fenomeno dei Premi d’arte in provincia di Brescia negli anni ’45 – ’75”, che valorizza questa pubblicazione, unitamente al considerevole saggio dal titolo “Le opere di Cesare Bertolotti nella raccolta della Provincia di Brescia”, scritto da Francesco De Leonardis, protagonista di una solerte ricerca alla sequela delle tracce di questo importante pittore vissuto a cavallo fra Ottocento e Novecento, mentre, in una simile proiezione d’ambito temporale, Barbara D’Attoma si è pure laboriosamente prodigata attraverso un’analisi complessiva dell’investitura, di fatto, interpretata dalla Provincia di Brescia nella cura della conservazione dei dipinti della quale ne è divenuta la proprietaria.

Vicende che si intrecciano, a margine dei vissuti di numerosi artisti, in dinamiche personali ed, a volte, famigliari, intrise del sopravvivente mandato ideativo di carismatiche interpretazioni artistiche particolari, a proposito delle quali Barbara D’Attoma, spiega, fra l’altro, che “(…) Lo studio delle fonti documentarie ancora disponibili – sia quelle più recenti sia quelle conservate nell’Archivio Storico Provinciale – ha permesso di ricostruire le diverse occasioni che motivano l’acquisizione di circa 180 opere, mentre una settantina restano, ad oggi, prive di “paternità”. Nulla, purtroppo, è dato sapere, ad oggi, di come, quando e perchè siano confluiti nella raccolta provinciale cinque dipinti di Carlo Francesco Salodini eseguiti parallelamente alla sua fervente produzione grafica finalizzata all’editoria per l’infanzia soprattutto per l’editrice “La Scuola” (…)”.

Riflessione che si accompagna ad altre, nel testo, pure funzionale a contestualizzare questa proposta espositiva, anche per il tramite della disponibilità di una pubblicazione con la quale se ne struttura una sintesi esplicativa, con tanto di schede dettagliate, opera per opera, e di fonti bibliografiche, andando, pure, la stessa D’Attoma, a rimarcare che “(…) Per quanto eterogenea, sia dal punto di vista della provenienza che dei supporti e della data di esecuzione, si tratta, comunque, di una selezione che permette di ripercorrere le tappe salienti del panorama artistico bresciano del secolo scorso, riconducibile, in qualche caso, a quello nazionale ed internazionale di quegli anni. (…). Alle opere è attualmente affidata una funzione decorativa degli uffici e delle sedi di rappresentanza, mentre quelle non esposte sono conservate nel caveau in Palazzo Martinengo Cesaresco Novarino, considerazione, quest’ultima che aggiunge valore all’esposizione curata in questa sede dall’Associazione Artisti Bresciani, meritevole di avere reso fruibili opere, solitamente celate ai più. (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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