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“Le parole fanno più male delle botte. Ciò che è accaduto a me non deve più succedere a nessuno”: l’ultimo messaggio di Carolina Picchio, quattordicenne vittima nel 2013 di offese e denigrazioni riconducibili a ciò che viene definito “cyberbullismo”, richiama la necessità di allontanare lo spettro dell’odio online.

Frasi da incidere nelle coscienze per evitare altre tragedie come la sua, perché prevenire e trovare soluzioni a sostegno della vita è sempre possibile e doveroso. Da qui la proposta per giovani e adulti lanciata quest’anno dalla Fondazione Carolina Onlus in occasione della ‘Giornata internazionale per la sicurezza in Rete’, il Safer Internet Day, Sid 2020, promosso dalla Commissione europea per un uso consapevole e rispettoso del web: fino al 16 febbraio – è la richiesta della onlus – impostare i profili social e WhatsApp con l’immagine arricchita dalla frase “Le parole fanno più male delle botte” .

“Il messaggio di mia figlia rappresenta un monito per le nuove generazioni che rivedono in lei tutta la bellezza, la gioia e la vitalità che oggi possiamo spezzare con un semplice click”, dice Paolo Picchio, padre di Carolina.

“Questa semplice frase – aggiunge Ivano Zoppi, segretario generale della fondazione – è diventata negli anni il simbolo della lotta ai bullismi. Adottarla nella settimana del Safer Internet Day – prosegue Zoppi – significa contribuire alla fondamentale azione di sensibilizzazione e informazione che stiamo portando avanti con passione da oltre due anni”.

La campagna è rivolta a persone dai quattordici anni in su perché in Italia prima di questa età è proibito per legge attivare profili social. Inoltre, si chiede di associare alle immagini con le parole di Carolina una serie di parole-chiave da utilizzare su Facebook, Twitter e Instagram in segno di adesione: #SID2020 #CAROLINA e #ALTOPROFILO gli hashtag ufficiali dell’iniziativa.

Oltre al progetto per i social, ci sono linee d’azione parallele come l’invito della fondazione a realizzare bandiere di colore blu per ogni classe, per ogni oratorio o, ad esempio, in ogni società sportiva. E c’è un concorso per premiare quelle migliori secondo le modalità indicate nel sito della onlus alla voce #bandierablu.

“La bandiera – spiega Ivano Zoppi – porta con sé l’idea di un gruppo di persone unite dallo stesso scopo o dal medesimo destino” ed “è un potente veicolo di emozioni che suscita un sentimento comune di appartenenza”. In particolare, “la bandiera blu (il colore del web) si esibisce nelle spiagge più pulite”, “poterla issare equivale a dire con orgoglio che il nostro mare, il nostro web, è pulito, limpido e privo di insidie”.

Altre iniziative vengono suggerite in un documento scaricabile dal sito della Fondazione: esercitazioni di gruppo nelle scuole per individuare situazioni e comportamenti rischiosi nel web. Attività di sensibilizzazione “per garantire un’azione educativa anche oltre l’11 febbraio”, sottolinea Zoppi.

“Per la promozione di una Rete sicura – aggiunge – è necessaria una continuità che coinvolga l’intera comunità educante ogni giorno, in tutti i contesti: scuola, famiglia, oratorio, associazioni sportive”.

In nome dell’importanza di ripartire dalla formazione, dalla scuola e dalle famiglie, Paolo Picchio porta avanti il suo impegno avendo all’attivo oltre duecento incontri in quasi tutta Italia a contatto con migliaia di studenti. Un impegno in prima linea nella fondazione dedicata a sua figlia di cui è presidente onorario.

Un attivismo che lo ha visto promotore insieme all’ex senatrice Elena Ferrara, insegnante di musica di Carolina, del via libera a un testo normativo diventato legge nel 2017, quando il parlamento ha approvato le “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”.

“Rivivo ogni giorno il dramma di mia figlia – racconta questo padre -, ma cerco di rielaborarlo in maniera positiva, andando nelle scuole per evitare che si siano altre Caroline. Ai ragazzi dico di essere empatici, di fare in modo che certe cose non avvengano, e se qualcosa accade, dico di parlarne ai genitori, agli insegnanti, agli amici”.

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Redattore Sociale
Il Network di Redattore sociale raggruppa diverse iniziative di informazione, documentazione e formazione sui temi sociali. A promuoverle è la Comunità di Capodarco di Fermo, dal 1966 una delle organizzazioni italiane più attive nell’intervento a favore di persone in difficoltà e oggi diffusa in varie regioni. Motore di questa rete è la redazione dell’Agenzia giornalistica quotidiana Redattore sociale, nata nel febbraio 2001 ed oggi attiva su un portale web riservato agli abbonati.

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