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Manerbio (Brescia) – Un interessante passaggio di testimonianze, attraverso il risvolto anche aneddotico di una serie di perduranti avvicendamenti generazionali. Piero Viviani interpreta questo spontaneo ruolo di travaso di ricordi, speculari ad una disamina collettiva, rispetto al trascorrere delle proprie età, negli anni osservati a diretto contatto con la sua comunità.

Tale posizione da protagonista, nei confronti di un solerte servizio, profuso nel raccogliere le tracce di una tipica realtà, si manifesta già nel titolo del libro “Ce la racconta Piero – Storie di Manerbio” dove la sua figura è emblematicamente al centro di un collegamento fra quelle diverse prerogative che, a vario titolo, attestano elementi utili a ritrarre il contesto locale, mediante la divulgazione delle peculiarità proprie del territorio, rispettivamente coniugate al progressivo circostanziarsi di una corrispondente temporalità.

Il volume, pubblicato per la Comunica sas di Paolo Lombardi & c.“, si sviluppa in duecentoquaranta pagine illustrate, rispecchiando un’iniziativa editoriale resasi possibile anche per il generoso sostegno di “Paese Mio – Mensile Gratuito di informazione Locale”, “Elon s.n.c. di Cremaschini”, “FLAM illuminazione”, “Gelateria Carnevali”, “Tabaccheria Donato Seniga”, “Unipol Sai Assicurazioni”, “Tabaccheria Bosio Elena”, “Fratelli Bonaventi Concessionaria Opel dal 1970”, “Poliambulatorio Minervium – Visite Specialistiche su prenotazione”, “Bar Borgomella”, “Forneria Panificio Conti Piovanelli”, “La Falegnameria di Rampini Pierluigi” e la “Tabaccheria Piovani Francesca – Privativa n. 5”.

Nato a Manerbio nel 1934, l’autore, detto “il Vespa”, focalizza vari ricordi giovanili, inanellandoli insieme con altri della sua età più matura, come pure di quelli derivanti dalla contemporaneità di vicissitudini, invece, incardinate in quell’ambito incombente dove, ad esempio, hanno spazio, fra molte altre istantanee, anche le impressioni maturate a margine di una condivisione personale, definitasi presso la locale “ASST (Azienda Socio Sanitaria Territoriale) del Garda“, per via di un diretto riscontro, espresso a quanto da lui percepito nella Cardiologia dell’ospedale di Manerbio, facente parte di tale ente socio sanitario: “(…) Talvolta, tra i malati, s’instaura un rapporto di vera amicizia, che perdura ben oltre il ricovero. In quei dialoghi, il principale argomento è come si è curati e trattati, mettendo il punto positivo o negativo su prestazioni mediche e premure nei confronti del paziente. Nel reparto di cardiologia, tutti d’accordo: vige la professionalità, accanto ad efficienza e comprensione. Tant’è vero che tanti degenti mi hanno chiesto di scrivere due righe di meritato elogio….ed eccole qua! Poche parole dettate dalla profonda ammirazione e da uno spirito di gratitudine per le cure, l’assistenza, la pazienza e la forza che, in quel reparto, sanno donare a chi ne abbisogna. (…)”.

Il libro è frutto dell’azzeccata intuizione ispirata al raccogliere, nell’obiettivo di una compendiata pubblicazione, i diversi contributi di Piero Viviani, apparsi, nel corso di vari anni, sul periodico “Paese Mio”, nella rubrica “Ale e Piero”, coordinata da Alessandra Saldini, andando a trattare le più disparate tematiche che risultano ascritte alle rispettive parti del volume: “La Manerbio che fu”, “Le ricorrenze a Manerbio”, “I personaggi di Manerbio”, “Manerbio nello sport” e l’avvicendarsi delle pagine conclusive affidate a “Poesie ed altre foto ricordo”.

Come le tante celle esagonali di un alveare, rappresentative di una stessa casa comune, queste proposte di lettura si riconducono ad una unitaria dimensione d’interazione identitaria, stemperata fra passato e presente, rispetto ad un medesimo territorio, come una sorta di possibile viaggio nel tempo, nell’esemplificazione, fra ciò che non è più e quanto, invece, si è evoluto, da allora, fin d’ora, negli elementi costitutivi di una complessiva stima memorialistica sopravvivente.

Questo aspetto emerge, fra l’altro, riguardo all’antica tradizione ospedaliera locale, in una tematica affrontata, non solo nello stralcio della pagina contemporanea accennata, ma anche nella duplice citazione che ne tratteggia la natura storiografica altrove evocata, considerandone i suoi esponenti di un tempo: “Bortol Muschy. Ecco chi era. Chi era Bortol Muschy? All’anagrafe Andrea Mosca, classe 1900, sposato con la sig.ra Maria Gandini, padre di cinque figli: Giacomo, Paolo, Teresa, Lorenzo e Domenica. Abitava in via Solferino. E’ stato il primo ed unico infermiere dell’ospedale di Manerbio, in quegli anni, il personale infermieristico ed ausiliario era composto solo dalle Suore Ancelle della Carità (www.ancelledellacarita.it) e siccome prima di Andrea c’era un certo Bortolo che era factotum, le suore erano talmente abituate a chiamare Bortolo che continuarono anche con Andrea. (…)”.

Tempi nei quali l’autore svela anche altre figure proprie del nosocomio della località bresciana, bagnata dal fiume Mella e dal nome allusivo, a quanto pare, della dea Minerva, (www.comune.manerbio.bs.it) ricordandone l’identità di questi noti personaggi pubblici, focalizzati nell’apicale ruolo dei medici, trattato nell’apposito capitolo intitolato “I dottori di Manerbio: Quando essere medici era una vocazione. Il cav. Valsecchi fu uno dei soci fondatori del nuovo ospedale di Manerbio; quello precedente era ubicato in via Crocefissa di Rosa, in prossimità del convento delle suore orsoline (www.orsolinescm.it) che si preoccupavano della sua gestione, in qualità di ausiliarie ed infermiere; successivamente, divenne una casa di riposo, per poi trasformarsi nell’odierno residence. Il nuovo ospedale, in termini di direzione sanitaria, fu affidato ai dottori Tranchina, marito e moglie, provenienti dal Sud; erano persone oneste e di professionali virtù. Alcune mamme mi hanno raccontato che, in occasione dei rispettivi ricoveri per maternità, ebbero modo di conoscere la dottoressa Tranchina; quando visitava le partorienti, se trovava donne con fasce assorbenti da lavare momentaneamente sprovviste di ricambio, provvedeva a ritirarle e a farle loro restituire igienizzate e stirate… Ai tempi, l’usa e getta non era di moda, giusto per essere chiari. (…)”.

Figure di una riconosciuta professionalità, non disgiunta da un’autentica predisposizione ad una compartecipazione umana, pure ispirata al sovvenire, che Piero Viviani auspica, scrivendolo in queste stesse pagine, possano essere onorate in sede istituzionale, per gratificarne il servizio in una memoria capace di rinnovarne la testimonianza esemplare, in un intento, fra l’altro, in linea con lo spirito di questa pubblicazione, anche introdotta dal pronunciamento istituzionale del sindaco di Manerbio, Samuele Alghisi, e del locale assessore alla Cultura, Fabrizio Bosio, nello spiegare che “(…) Il passaggio della memoria da una generazione all’altra, non è mai semplice. Animato dalla passione e da un grande amore per Manerbio, Piero Viviani con regolarità se ne è fatto carico. Il suo meritorio lavoro, pubblicato regolarmente su Paese Mio, ci ha abituato ad un appuntamento con la nostra storia, una storia di piccoli e grandi fatti, di abitudini e usanze che grazie al suo puntuale ricordo non andranno perdute. (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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