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Brescia. Dare vita alla pietra è stata una eredità di famiglia, Leone Lodi ha respirato la polvere del marmo in casa, nato nella pianura e figlio di artigiani della pietra, per divenire uno dei maestri della scultura del Novecento italiano.

La Galleria dell’Incisione, in collaborazione con l’Associazione Leone Lodi, presenta un corpus di sculture e disegni che testimoniano il carattere multiforme dell’opera di Leone Lodi, nella mostra “le tenerezze della pietra”, dal 12 ottobre al 30 novembre con inaugurazione sabato 12 novembre alle 18.

La mostra che la Galleria dell’Incisione inaugura per l’autunno è la prima mostra in galleria mai realizzata sull’artista e presenta una scelta di opere dai temi più intimi e soggetti legati a una ricerca personale sui moti dell’anima che Leone Lodi tradusse nella pietra cercando nuove morbidezze e sperimentando patine dai toni delicati per i suoi gessi levigati con grande lirismo.

Sculture come la grande Venere o l’Atleta, i busti di fanciullo o le testine femminili di gesso tradiscono l’indole di un artista che, lontano dalle commissioni ufficiali, nel silenzio del suo studio, elaborò un lessico diverso rispetto ai toni più elevati degli incarichi pubblici e delle iconografie tradizionali.

Indagare lo spirito delle figure era una vocazione segreta che lo vide recuperare la lezione dei primitivi, degli scultori amatissimi del Duecento emiliano, ripensati nei gesti lenti dei suoi angeli o del Giovinetto seduto, citazione dell’antico Spinario. Completano il percorso alcune carte, disegni e bozzetti per sculture singole o interventi legati all’architettura.

Una dedica dell’architetto Agnoldomenico Pica su una vecchia fotografia, dopo la sua morte, dice tutto dell’affetto e della ammirazione che aveva raccolto negli anni. «A Leone Lodi animatore di volumi nello spazio, suscitatore di miti nella materia».

Le sue monumentali opere si possono ammirare a Milano dove ha lasciato esempi eloquenti del suo talento nelle opere scultoree per la sede della Triennale, il Palazzo della Borsa, il Teatro Manzoni, l’Università Bocconi, il Palazzo di Giustizia e per il Cimitero Monumentale, ai rilievi per i palazzi delle Generali per cui scolpì leoni. Persino percorrendo l’autostrada all’uscita di Bergamo: i bassorieli sulla torre dei Venti.

Nato a Soresina (Cremona) il 14 ottobre del 1900 da una famiglia di artigiani della pietra, dopo aver trascorso l’infanzia in Canton Ticino (Svizzera), tornò in Italia e approdò a Milano che divenne presto la sua città. Allievo di Adolfo Wildt imparò a plasmare immagini intense, corpi solidi nello spazio, gesti minimi e assoluti. Lodi nella sua vita artistica coltivò l’ambiente delle gallerie, non trascurando una scultura intima, frutto di ricerche inesauste sui temi, le forme, le tecniche.

Nel 1932, Carlo Carrà lodò, sulle pagine de «L’Ambrosiano», la sua Donna dormiente, gesso presentato in Permanente per la terza Mostra del sindacato regionale fascista belle arti di Lombardia. Arturo Martini lo apprezzava per la sua umanità scevra di ogni retorica. Quando, nell’agosto del 1943, i bombardamenti ridussero in macerie il suo studio di via Copernico Lodi decise di tornare a Soresina, tenendo Milano come base per i rapporti col mondo dell’arte e dell’architettura. Leone Lodi morì il 13 settembre del 1974.

la mostra alla Galleria dell’incisione è un’occasione per carpire il pensiero e le illuminazioni che hanno ispirato l’arte del grande sculture, tradotte con lo scalpello in “Tenerezze della pietra”.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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