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Atterro all’aereoporto e mi coglie un moto di felicità quando avverto una netta somiglianza con l’Ecuador così tanto amato: Miraflores, il quartiere bene dove soggiorno, ha le stesse rigogliose infiorescenze di Quito, gli stessi monti attorno, gli stessi tratti somatici di indigeni dalla pelle ramata e dai capelli così scuri e lucidi.

Nel Perù che visitiamo non ci sono solo le stesse Ande, le stesse radici culturali e storiche, gli stessi Inca che regnavano su un unico reame, distrutto da invidie fraticide. Non ci sono solo le stesse donne con vestiti, cappelli e pettinature tipici, che come insegna Eduardo Galeano ne “Le vene aperte dell’America Latina”, non sono propri Della regione andina ma ricalcano i vestiti regionali dell’Estremadura, dell’Andalusia e del Paese Basco e furono imposti dai conquistatori spagnoli verso la fine del XVIII secolo.

Non c’è solo lo stesso modo di conoscere le persone e quindi il mondo classificandone la provenienza con la terribile domanda che tante volte nell’Ecuador spiazzò me, nata nella più monotona pianura padana: “Serrano o costeño?”, ossia “Provieni dalla sierra, cioè dalle montagne, o dalla costa?”. Non c’è solo la stessa ricetta tipica, il ceviche, il coriandolo, l’alpaca e la stessa musica andina, che qui ti accoglie dal vivo già all’aeroporto.

Ecuador e Perù hanno in comune lo spirito cooperativo, “minka” in lingua quechua, un’antica tradizione di lavoro comunitario con fini di utilità sociale tipico delle comunità andine e, guarda caso, anch’esso di origine incaica; per questo il seminario che Codesarrollo tiene per parlare Della sua esperienza nella finanza popolare di fronte a cooperative peruviane risulta così immediato, comprensibile a tutti i partecipanti e allo stesso tempo galvanizza gli animi, infonde coraggio e speranza.

Le reti rurali di microfinanza che visitiamo alla fine del viaggio ci confermano che l’humus adatto a costituire cooperative di risparmio e credito c’è, proprio per la presenza di questo forte spirito d’unione; manca la cultura del risparmio, la capacità di credere che con le proprie sole forze si può ingenerare un circolo virtuoso che trasforma i risparmi in depositi, i depositi in nuovi crediti e i crediti in migliori condizioni di vita per la comunità.

Bene, siamo qui, assieme a Fenacrep, per produrre questo cambio culturale su un terreno molto fertile, che, nei casi più efficienti, è riuscito a convertire 1 milione di soles peruviani donati in 5 milioni in soli 6 anni!  Torniamo a casa, quindi, píeni di speranza e di entusiasmo per il lavoro che ci aspetta, ora che sappiamo che ancora una volta gli Inca, da lontano, ci assistono.

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