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Manca poco alla mia partenza per l’Ecuador, il mio letto è un ingorgo di maglioni, magliette, calze e camicie nell’ora di punta; sui comodini, fra le ante dell’armadio, dai cassetti spuntano promemoria di ogni genere e colore “adattatore corrente”, “carica batterie”, “libro e i-pod”, li guardo e sorrido domandandomi rassegnata: “cosa dimenticherò questa volta?”

Sono agitata o forse eccitata all’idea di questo viaggio, magari un po’ tutte due, ma d’altronde io li vivo così: intensamente! Lo faccio da quando sono piccola, abituata a viaggiare e spostarmi con quasi ogni mezzo di trasporto (il più amato? Il treno, il più odiato? Un idrovolante da 15 posti traballanti), ripongo nell’imminente esperienza abroad sogni e speranze, paure, illusioni, aspettative e mistero, non mi sono mai limitata a considerare le esperienze di questo genere solo come esauribili fonti di bei ricordi o di atmosfere inusuali, au contraire, lo vivo fino in fondo, nella sua essenza, ne assaporo il bello e il brutto, il mistero che si racchiude nella novità e la perenne malinconia di sottofondo, la lieve nostalgia di casa che si cela nella vita quotidiana, ma improvvisa ed orgogliosa d’esistere, riaffiora quando “casa” è lontana. Mi è capitato durante alcuni soggiorni all’estero, di essere così profondamente rapita dall’esperienza che stavo vivendo, che il turbine di emozioni non lasciava posto ad una razionale sintesi della realtà, per cui mi trovavo sulla via del ritorno talmente mutata nella spirito, che anche i ricordi visivi si facevano sfocati confronto ai battiti di cuore e alle sensazioni da bloccare il respiro!

Ed oggi, eccomi qui a mettere e togliere scarpe e scarponcini dalla valigia con frenesia ed eterna indecisione, allora mi fermo a chiedermi: cosa vado cercando in Ecuador? Il motivo più passionale è senza dubbio la mia innata necessità di evadere, vedere, conoscere in modo viscerale, mettermi alla prova sempre, per sentirmi viva, per sapere che non è tutto qui a causa della mia inevitabile voglia di andare più forte e l’altrettanto perenne senso di essere sempre indietro…ma questa volta c’è molto di più!

Ci sono due anni di Master, passati in aula a studiare gli albori del microcredito, a leggere Yunus, a sentire i racconti entusiastici di chi aveva visto davvero la nascita del progetto di microfinanza campesina, a desiderare un giorno di dare il mio piccolo contributo, d’essere io testimone concreta e tangibile di ciò che in quel momento osavo solo immaginare. Fra pochi giorni finalmente la teoria lascerà il posto all’esperienza empirica, le parole stampate sui libri, saranno suoni nelle mie orecchie, i nomi avranno un volto, i luoghi una carreggiata che mi porterà dove il progetto è nato e si è sviluppato in questi 10 anni. E poi c’è la mutualità internazionale, questa grande sconosciuta, che ho imparato a conoscere piano, magari meno tangibilmente di quanto avrei voluto, ma chissà , forse inconsciamente sapevo che era solo questione di tempo!

Com’è nato questo progetto? Da un’idea? È possibile che l’idea di un solo piccolo uomo possa essere determinante per migliaia di altre vite? Ma un uomo da solo è una goccia nell’oceano, quale onda è riuscito a cavalcare, chi l’ha aiutato e come? Risposte a domande come queste non saranno più idee astratte, ma vividi dipinti davanti ai miei occhi. Come si trasforma il sudore della fronte di ogni singolo campesino in una risorsa per un’intera comunità?

Ci sarà tempo per imparare, scandagliare tutti i “micro” passi, tutte le avversità e le scorciatoie che hanno fatto crescere la nostra collaborazione con Codesarrollo e ci sarà spazio per me, di apprendere e di aiutare, almeno in parte, a ricordare che dall’altra parte del mondo, dove gli uomini camminano a testa in giù, ci sono le stesse speranze, gli stessi sentimenti, lo stesso spirito cooperativo di cui noi ci facciamo testimoni e che ci rende, nelle nostre personali peculiarità, tutti parte di un grande progetto, che forse all’inizio sembrava solo un irraggiungibile sogno, ma che , grazie all’aiuto di tutti, ora è una bellissima decennale realtà!

Ed infine, il motivo primordiale che mi porta a volare per più di 12 ore, per arrivare nell’altro emisfero è L’Ecuador! Le sue leggende multicolore, la varietà dei suoi paesaggi, il mistero della sua storia, così antica, che risale alle civiltà precolombiane, una storia secolare, ma ancora vivida nella comunità indios, le meno contaminate da secoli di progresso; il suo clima capriccioso e una fauna ricca di specie rare e meravigliose, come non desiderare di far parte, seppur per poco tempo, di questa terra dove il tempo pare essersi fermato?

 

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Claudia Corini
Claudia è laureata in lingue e letterature straniere e diceva che "non avrebbe mai lavorato in banca" ;). Collabora saltuariamente con Popolis. Ama i viaggi, la lettura, la fotografia e ascoltare musica rock! Dice di lei "potrei definirmi in mille modi...ma ce n'è sempre +1"!

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