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Poniamo il caso che siate affascinati dalla Parigi indolente e libertina di “Tropico del cancro” di Henry Miller. A tal punto che non vi basta passarci le vacanze, ma volete visitarne i luoghi uno a uno.

Mettiamo, quindi, che una volta arrivati a destinazione vogliate cominciare passeggiando tra gli “scarni alberi a distesa infinita”che Miller incontrò passando per l’”Orangerie”: se non avete una cartina sottomano o siete patiti di tecnologia social, c’è un’applicazione che fa al caso vostro.

Si chiama City teller, ed è un vero e proprio servizio di geolocalizzazione “letteraria” per tablet e cellulare: da un menù a tendina, vi basterà selezionare la città, l’autore o addirittura la casa editrice di vostro interesse, per avere subito accesso a una serie di mappe interattive, contrassegnate da un’infinità di luoghi topici dalla narrativa di ogni tempo.

L’ipotetico lettore di Henry Miller, ad esempio, potrà scoprire che il Museo dell’Orangerie si trova in Place de la Concorde, e che sui due lati della piazza si estendono gli Champs Elysées e il giardino delle Tuileries, dove potrà trovare i suoi “scarni alberi” e magari, in primavera, anche un bel “cielo indaco, sgombro di filacciose nubi”.

City Teller è una delle dieci start-up selezionate per partecipare a Book to the Future, la fiera dell’editoria digitale organizzata ogni anno dal Salone del libro di Torino.

Ideatore di questo fantasioso ibrido tra Google maps e un club di lettori – gratuitamente scaricabile in rete – è Filippo Ghisi, direttore del museo del Borgo Medievale, a Torino. È stato lui, insieme al suo team di nove soci, a localizzare la maggior parte dei punti d’interesse segnalati dall’applicazione.

“Al momento – spiega – ne abbiamo mappati oltre mille e ottocento. La procedura è molto semplice: se il luogo è assente dalle nostre mappe, l’utente deve soltanto fotografare la relativa pagina del libro, e inviarcela tramite una funzione dell’app. A quel punto, qualcuno lo localizzerà per lui: fino a qualche tempo fa ce ne siamo occupati noi, ma ora anche i lettori iniziano a mettersi al lavoro”. Per Ghisi, infatti, lo scopo dell’applicazione “è proprio quello di creare una comunità di lettori uniti dalla passione per il territorio, oltre che per la narrativa”.

L’elemento social dell’editoria digitale, del resto, è il filo conduttore che lega le aziende selezionate per quest’anno: che si tratti di creare o fruire contenuti, la parola d’ordine è condivisione.

Gianluca Manca e Salvatore Imparato, ad esempio, sono i creatori di Intertwine, un’applicazione gratuita di “storytelling collaborativo”, i cui utenti possono lavorare insieme alla creazione di una narrazione condivisa.

“Ogni volta che qualcuno lancia una trama – spiega Manca, giornalista napoletano, classe 1984 – chiunque può aggiungervi elementi, personaggi o sviluppi. Il creatore, quindi, potrà decidere quando fermare il lavoro, quali contenuti utilizzare e in che modo organizzarli”.

Per ora, la massa critica degli utenti è costituita da scrittori e appassionati di narrativa: sul portale dell’applicazione sono già stati pubblicati una decina di racconti. Ma a quanto pare anche i giornalisti iniziano a intravedere un’opportunità in questo genere di strumenti: grazie alla possibilità di caricare contenuti multimediali – come immagini, filmati o articoli di giornale – Intertwine inizia ad attirare blogger e giornalisti che vogliono cimentarsi in inchieste o il reportage collaborativi.

“In questo caso – conclude Manca – anziché lavorare a una trama, gli utenti contribuiscono aggiungendo notizie o elementi rispetto a un determinato tema. Ma il meccanismo resta lo stesso”.

Un concetto simile sta alla base di SeeJay, piattaforma di “social storytelling” che consente di raccogliere contenuti dal web, sfruttando i motori di ricerca dei social network.

A darcene una dimostrazione è lo sviluppatore Carlo Brunelleschi, co-autore dell’applicazione con Fabrizio Ferreri: “Se, ad esempio vogliamo raccogliere materiale relativo a questa edizione del Salone del libro, basterà inserire l’hashtag #SalTo2015, specificando una data d’inizio per la raccolta dati: l’applicazione restituirà quindi in tempo reale ogni tipo di contenuto pubblicato su facebook, twitter, instagram e via dicendo”.

Il colpo d’occhio, in effetti, è notevole; la schermata dei risultati continua ad aggiornarsi di secondo in secondo, ed è consultabile secondo diversi stili di visualizzazione: foto o video gallery, “timeline” verticale a la Facebook, elenco di tweet. Il mondo del giornalismo sembra apprezzare parecchio: tra gli utenti dell’applicazione ci sono grandi gruppi come la Stampa o Il Messaggero, “ma il nostro target di riferimento – precisa Brunelleschi – è il mondo dei blogger e del self-publishing: SeeJay, del resto, è la contrazione di citizen journalist, il termine con cui nei paesi anglosassoni si indica questo tipo di produttore di contenuti”.

Ma non solo di scrittori e reporter è fatto il mondo dell’editoria social: tra le start up del salone, alcune hanno tentato con successo anche la strada della didattica.

È ad esempio il caso di Twitteratura, un esperimento di “lettura social” che mette alla prova le capacità di sintesi e comprensione dell’utente, sfruttando il limite massimo di 140 caratteri imposto da twitter. Rivolta soprattutto agli studenti delle superiori, l’applicazione consente di proporre un libro da leggere collettivamente, per poi riscriverlo secondo una tabella di marcia definita.

Si lancia un #hashtag con il titolo (ad esempio #LaLunaeiFalò di #Pavese ), si stabilisce un calendario di riscrittura, (ad esempio: un capitolo ogni due giorni) e quindi, ad ogni scadenza, si invia un sunto di un capitolo che sia contenuto nei 140 caratteri di un tweet.

Ma il gioco non finisce qui: perché, di volta in volta, i membri più dotti della community possono scegliere di interpretare i personaggi o addirittura gli autori dei testi, in modo che il resto degli utenti possa interpellarli per comprenderne meglio determinati passaggi .

“In questo modo – spiega il creatore Pierluigi Vaccaneo, direttore della Fondazione “Cesare Pavese” – soltanto per il nostro primo progetto, siamo riusciti a far leggere agli studenti di 50 scuole in tutta Italia, a un ritmo di un capitolo ogni tre giorni, un romanzo notoriamente ostico come i Promessi sposi di Manzoni”.

E non è tutto; secondo Vaccaneo, stando alle interviste di follow-up condotte con i loro genitori, pare che la maggior parte dei ragazzi fosse entusiasta di questo esperimento di lettura: “non scorderò mai un padre che ci ha confessato che, rientrando a casa, non trovava più ogni sera il figlio quindicenne con il joystick della playstation in mano, ma con un tablet da una parte e il libro di Manzoni dall’altra”.