Il libro Madóra che póra! Storie e leggende della Valle Trompia, curato da Giovanni Raza, raccoglie molte storie e leggende che per secoli hanno costituito il folklore narrativo della gente della Valle Trompia. A queste storie, che ci permettono di ricostruire le radici del nostro passato, Popolis ha dedicato uno speciale.

 

Maria Amadini viveva in una povera casupola al centro del paese di Bovegno, insieme al fratellino e al padre infermo. La famiglia conduceva una esistenza di estrema povertà e toccava interamente alla ragazza provvedere al sostentamento, tanto che era costretta a lavorare duramente per tutta la giornata. Un giorno, mentre si trovava in località Predondo con l’intento di raccogliere legna da ardere, vide che sull’erba del prato erano sparse alcune monete d’oro.

madonna della misericordia
Madonna della misericordia

Ella le raccolse portandole a casa; il padre, uomo povero, ma onesto, le fece consegnare in municipio. La giovane riferì il fatto anche ad una conoscente che subito si recò sul posto non notando nulla di particolare. Il giorno seguente Maria, recandosi nel medesimo luogo, vi trovò una misteriosa signora vestita di bianco che emanava una luce abbagliante. La giovane impietrita da questa visione non ebbe il coraggio di muoversi.

– Non avere paura – la rassicurò la sconosciuta – sono la Madonna della Misericordia e le monete te le ho donate io e non dovevi darle a nessuno perché erano un dono per la tua famiglia – Poi aggiunse:- Ora ti affiderò un incarico: dovrai recarti nella piazza del paese dicendo a tutti che ti sono apparsa affinché loro costruiscano una cappella dedicata alla Madonna della Misericordia per adorarmi, in cambio io farò delle grazie. – La giovane obiettò – Ma come potranno credere alle mie parole? –
– Non ti preoccupare. Ora ti spiegherò cosa dovrai fare per convincerli. –

L’indomani la ragazza si recò dal Vicario, fece suonare le campane a distesa e quando tutti i paesani furono riuniti, riferì quello che la Madonna aveva detto. Qualcuno le chiese di provare quanto affermava; allora la ragazza si nascose sotto la veste la mano destra e la ritrasse coperta di orrende piaghe, ripeté l’operazione e la mano riapparve completamente risanata.

Questo fatto convinse anche i più scettici e si diede subito inizio alla raccolta di offerte per la costruzione del santuario.

Si racconta pure che gli abitanti del confinante paese di Pezzaze tentassero diverse volte, introducendosi nel santuario, di girare la statua della vergine in direzione del loro comune, sostenendo che l’apparizione era avvenuta per loro e che i Bovegnesi se ne erano ingiustamente impossessati, ma la statua si sarebbe rigirata da sola nuovamente nella direzione di Bovegno[1]

  

…statue, teschi e altre cose che si muovono da sole…

Famosa e ancora raccontata a Bovegno è la storia dell’apparizione della Madonna della Misericordia avvenuta nel 1527.

Tale avvenimento e i numerosi miracoli e grazie che ne seguirono, compresi i vari ex voto che vennero lasciati sul luogo della cappella originale, condusse alla costruzione di un santuario assai frequentato arroccato su un colle alcune centinaia di metri prima dell’entrata dell’abitato di Bovegno.

Gli ingredienti per una classica storia di gelosie di vicinato li troviamo qui, con il giramento della statua da parte dei confinanti abitanti di Pezzaze e anche a Ome, con la statua della Madonna dell’avello rubata dai vicini di Monticelli Brusati e ritornata poi miracolosamente a posto[2]. Motivo proposto anche nella leggenda di San Glisente ma con conclusione differente[3]

Ma di statue croci o altre cose che si muovono da sole è pieno il nostro folklore tra i tanti locali possiamo citare oltre che la “Croce di Lodrino”, anche il famoso teschio nella nicchia della cappella di Vaia sui monti sopra Bagolino, che dicono ritornasse sempre al suo posto ogni volta che veniva spostato[4].

 

[1] El Casù dè la pora. Storie e leggende triumpline, op.già cit.

[2] Testimonianza diretta di Mons. Ruggero Borboni Ome 2006

[3] Vedere a pag. 99 di quest’opera (Madóra che póra! Storie e leggende della Valle Trompia)

[4] A. Albrici : “El Stacrafà” citato in: L. Andreoli F. Colombo “Leggende di Bagolino e della valle del Caffaro” Tumminello Gavardo BS 2007 pag.78 e ancora in: U. Vaglia “Curiosità e leggende valsabbine” Queriniana Artigianelli BS 1947

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