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Un atelier sociale inclusivo, che unisce il diritto all’eleganza alla comodità di indossare un capo pensato per persone che hanno difficoltà nella vestizione.

È Refashion Aps, l’associazione di Savignano sul Rubicone, in provincia di Forlì-Cesena, che produce vestiti disegnati ad hoc per persone con disabilità, in sovrappeso o anziane, oppure che fanno fatica a muoversi, come le donne che hanno subito una mastectomia per tumore al seno e che, dunque, hanno una ridotta mobilità del braccio.

«Inclusività significa ideare degli abiti belli e raffinati, con aggiustamenti tecnici per facilitare la vestizione, praticamente invisibili, facendo in modo che la stoffa li nasconda il più possibile», spiega Vanna Brocculi, tra le fondatrici dell’atelier.

«I capi sono studiati specificamente sulle esigenze della persona: l’Italia è indietro di 15 anni rispetto all’adaptive fashion, ma non si può più far finta di niente. Il nostro progetto parla la lingua della dignità».

All’interno dell’atelier, un gruppo di dieci creativi, sarti e modellisti, tutti volontari, taglia, cuce, assembla, aggiusta. Le stoffe sono quasi tutte materiali di scarto donati dalle grandi produzioni industriali romagnole: sete, rasi, lini, a cui viene restituita vita in un’ottica di economia circolare e sostenibile.

«Ci capita spesso di lavorare con ragazzi con disabilità, che non trovano nell’industria dell’abbigliamento delle risposte alle loro esigenze», continua Brocculi. «Per esempio, c’è una ragazza con distrofia muscolare che ci chiede vestiti pensati appositamente per il suo corpo: fa fatica a infilarsi le maglie e le è più facile indossare capi come un camice con l’apertura posteriore.

L’aggancio che abbiamo pensato per lei è meno invasivo di una cerniera: abbiamo usato dei microganci, che non si vedono e che non irritano la pelle». Ma Refashion Aps è anche un luogo di trasmissione di competenze: qui gli studenti del corso di sartoria industriale dell’Enaip e della scuola professionale di moda e calzatura Marie Curie di Savignano sul Rubicone vengono ospitati per tirocini e laboratori.

Le creazioni sono poi messe in vendita in un grande negozio, con una corte esterna, che in estate ospita eventi culturali e mostre, e un magazzino che, dopo essere stato ristrutturato, è diventato oggi una palestra accessibile a persone con ridotta mobilità.

Negli ultimi mesi l’atelier sociale ha anche collaborato con il campione di duathlon paralimpico Loris Cappanna.

L’obiettivo era quello di ideare una nuova collezione sportiva per persone con disabilità, di cui lui è il testimonial: sono stati realizzati sei pezzi, due pantaloni e quattro maglie, con tessuto 100% biologico. «Il design è stato pensato in un’ottica di inclusività e trasversalità, anche per persone con ridotta capacità visiva o con le protesi», racconta Brocculi.

«Per esempio, i volumi delle maniche delle felpe e dei pantaloni sono maggiori, perché la protesi è più grande di un arto. La felpa ha la zip davanti che non è completamente apribile, in modo che il cursore della cerniera sia già infilato, per facilitare le persone cieche, visto che i sistemi a calamita nel mondo dello sport sono vietati perché interferiscono con il battito del cuore.

I cannetè ai polsi e alle caviglie sono più larghi e i pantaloni si aprono dalla caviglia fino a dieci centimetri dalla vita, per spogliarsi più velocemente».

Oltre allo sport, Refashion Aps ha collaborato anche con il mondo della musica, producendo gli abiti per Michele Sanguine, alias Toro Seduto, affetto da distrofia musicale, il primo rapper italiano che ha suonato all’Alcatraz di Milano.

«Toro Seduto ha prodotto una sitcom, Nonno seduto, di cui è protagonista, e si è rivolto a noi per la realizzazione degli abiti di scena», continua Brocculi. «Michele ha il busto, il respiratore, i sostegni per le ascelle, e dunque ha bisogno di abiti pensati apposta per il suo corpo».

I volontari dell’atelier hanno realizzato per lui un pigiama, una felpa con il suo nome ricamato sopra, in cui le braccia si separano dal corpo, e un pantalone con un cavallo molto più alto e la vita più stretta, per evitare che scenda stando seduto sulla sedia a ruote.

«La cosa più complessa è stata lavorare a distanza senza potergli prendere le misure, visto che lui vive a Gallarate e c’era la zona rossa: ci siamo fatti mandare le misure e alcune foto», racconta Vanna.

«Oggi, insieme a un’azienda di software di Parma, stiamo sviluppando un’app che ci permetterà di lavorare a distanza, scattando delle foto e convertendo l’immagine in un prototipo della persona, con uno scarto al massimo di un millimetro».

Tra gli altri progetti in ballo c’è una capsule collection di quattro abiti femminili “elegant”, tre in seta e uno in lino, realizzati per una sfilata promossa dai Comuni di Cesena e Cervia: si tratta di capi pensati per donne con ridotta mobilità, con aperture molto ampie e aggiustamenti sartoriali, per essere più comodi da indossare.

«Creare valore al di fuori dall’ambito familiare, ridando alle persone con disabilità una dignità, è un obiettivo molto importante», conclude Vanna. «Refashion Aps continua a portare avanti questa idea, affinché il diritto all’eleganza sia un diritto di tutti».

(L’articolo è tratto dal numero di luglio di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)