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La nota battaglia di Lepanto ha avuto strascichi anche in una serie di distinti ambiti, pure defilati tra le località più disparate che, al luogo marittimo di tale scontro epocale, risultano alquanto lontane. Nell’eco giuntavi di rimbalzo dalle elaborate manifestazioni di una sua subentrata rappresentazione corale, in ordine a tracce riconducibili a questo storico evento militare, si profila anche la pregevole fattura artistica della pala di un altare, quale esempio di un retaggio celebrativo secondo un afflato culturale che, fra l’altro, appare ammantato da una mariana ispirazione devozionale, particolarmente correlata alla riconosciuta mediazione della Madonna, per la conseguita vittoria, in tale contingenza, ottenuta sul mare.

Assurta, come da calendario liturgico, a giornata dedicata alla “B.V. Maria del Rosario”, quella del sette di ottobre, data della battaglia vinta, nel 1571, dalle armate cristiane, giunge, con il 2016 alla matematica ricorrenza del suo quattrocentoquarantacinquesimo anniversario, per il notevole tempo intercorso dal suo effettivo compiersi, nella dinamica di un cruento scontro navale.

Scontro terminato a contenimento, in tale sede, della “Mezza Luna”, incalzante nel contestuale firmamento della fede, di pari passo all’espansione della ricerca d’affermazione esclusiva in una conquista progressiva, inneggiante alle peculiari connotazioni religiose di riferimento alla medesima cultura che le appartiene.

Dai maggiori scenari costituenti quelle rispettive realtà che, alla diretta regia della storia, hanno impresso una corrispondente aderenza ai fatti stretti attorno ad una conclamata incidenza, approdando, nel bresciano, a quelle espressioni, invece, poi assimilate al medesimo evento, per un rivendicato sentimento d’appartenenza, il dipinto “La Madonna del Rosario coi Santi Domenico e Caterina e i personaggi della Battaglia di Lepanto” è di esplicita pertinenza alla chiesa parrocchiale di Travagliato, come pala di uno dei suoi altari laterali, in una significativa dimensione di consistenza, rispetto alla pittura resa al tema, in ordine all’impulso dato da una ignota committenza.

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Volto misterioso all’interno del dipinto

Se ne riferisce, fra l’altro, nel primo volume del libro “Le Chiese di Travagliato”, a firma del professor Luciano Anelli, secondo una, fra le molteplici iniziative editoriali in omaggio al territorio locale da parte dell’allora parroco travagliatese don Mario Turla: “(…) La composizione è quella tradizionale – ma con una resa pittorica notevolmente fine – consolidata nella iconografia degli ultimi tre decenni del Cinquecento, con esempi illustri e repliche diffuse fin nelle più sperdute chiesette della penisola: la Madonna del Rosario in gloria tra le nubi, contornata da angeli con simboli mariani; S. Domenico e Santa Caterina ai lati, come principali diffusori della pia pratica; in basso a sinistra S. Pio V che addita ai fedeli il Rosario sotto la cui protezione aveva collocato la spedizione contro il Turco, e insieme a lui il Cardinale Benelli e i comandanti della battaglia; a destra le donne cristiane che, con donativi e preghiere, avevano contribuito in maniera determinante all’esito della guerra. (…)”.

Questo antico dipinto, attribuito agli anni immediatamente imputabili ad inizio del Diciassettesimo secolo, è di quel pittore di cui se ne reputa fattibile la nascita a Travagliato nel 1575, nella persona di Prospero Rabaglio di cui, secondo altre versioni, se ne stabilisce l’origine, invece, nella città stessa di Brescia.

Mistero delle origini, in un certo senso, anche per le raffinate sagome evocate nel testo sopra menzionato, delle quali una, sorprendentemente, insiste nel dipinto con un sereno e deciso sguardo fuori dall’insieme dell’opera pittorica, interpretando l’evidenza di una centrale postura inginocchiata nell’atto d’impugnare un piccolo libro semichiuso, grazie all’inserimento, all’interno del medesimo ed indecifrabile volumetto, di un dito, nella generale rappresentazione di una giovane figura, agghindata secondo i costumi dell’epoca, con tanto di eloquente capigliatura acconciata, a definizione di un profilo leggiadro, sul verosimile capo contornato da una diafana ed elegante gorgiera con la quale l’intero assetto figurativo risulta mirabilmente intarsiato.

Questo sguardo che osserva, pare bucare il quadro, ed, estraniandosi dal complesso dei particolari nei quali è raffigurato, sembra, in un qualche modo, interpellare chi, rispettivamente, nello scorrere dei secoli, susseguitisi in un perdurante corso ancora sperimentato, si volge ad incontrarne il sottile e tacito scambio d’osservazione, con cui la sua visione penetra l’istante incrociato, quale passaggio fra il presente d’un attimo combaciato ed un misterioso altrove obliato.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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