Iseo, Brescia. L’esigenza del colore è un omaggio ad un artista bresciano: Giovanni Repossi, a cinque anni dalla scomparsa, la Fondazione l’Arsenale rende omaggio al maestro nato a Chiari, Brescia, nel 1929 con una retrospettiva che indaga il suo percorso artistico dalla fine degli anni ’50 al 2007. Era figlio d’arte, aveva ricevuto i primi insegnamenti artistici dal padre Pietro, tra i maggiori scultori bresciani del primo Novecento e dal pittore Matteo Pedrali.

Verrà inaugurata sabato 9 dicembre e proseguirà fino al 21 gennaio la mostra “Giovanni Repossi. L’esigenza del colore”, voluta dalla Fondazione l’Arsenale e patrocinata da Regione Lombardia, Comune di Iseo, Comune di Chiari, Fondazione Morcelli Repossi e Accademia delle Belle Arti di Brera.

La retrospettiva, curata da Alberto Cividati, e allestita con la collaborazione della figlia Maria Repossi e di Eugenio Molinari, è un omaggio al pittore scomparso nel 2012 all’età di 83 anni e raccoglie una quarantina di opere realizzate dal 1956 al 2007, appartenenti alla famiglia e a collezionisti privati.

Formatosi all’Accademia di Brera con i maestri Funi, Morelli e Carrà, Giovanni Repossi, ha maturato la sua esperienza artistica negli ambienti d’arte tra Milano, Roma e Bologna. È stato per 35 anni titolare della cattedra di Decorazione Pittorica a Brera e vicedirettore dell’Accademia con direttori il pittore Domenico Purificato e lo scultore Andrea Cascella. 

Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni: una prima parte, introduttiva che lascia spazio agli approfondimenti sull’esercizio del colore, la luce, la metafisica e la figura umana, quest’ultima punto di inizio e approdo finale.

– Al centro l’indagine artistica sul colore che Repossi “non usa in modo strumentale per interpretare ciò che ha vissuto –  spiega Cividati – bensì è quel qualcosa davanti al quale egli si dispone in ascolto”.-

Spazio anche a Repossi l’amico, nel ricordo di Tino Bino, che scrive: “sono debitore a Giovanni Repossi di una lunga amicizia. Trent’anni di consuetudini, di colloqui che sono stati una periodica parentesi civile nella frana dei giorni, e poi mille avventure consumate insieme sui sentieri dell’arte e della vita.”