Tempo di lettura: 2 minuti

Brescia. La Fondazione Filosofi lungo l’Oglio organizza la presentazione del volume: “L’esilio come patria” mercoledì 30 novembre, ore 17.30 presso la libreria Università Cattolica del Sacro Cuore in via Trieste 17 a Brescia.maria-zambrano

María Zambrano è ritenuta una delle maggiori protagoniste della storia della filosofia del ’900. Nata da una famiglia di maestri nella terra assolata dell’Andalusia, terra di incrocio di Ebrei, Arabi, Gitani, è stata una filosofa nel senso più profondo del termine: era convinta che al mondo non avrebbe potuto fare altro che vivere pensando e, occorre aggiungere, “da donna”, cioè guardando le cose attraverso l’anima.

Perseguitata dal regime franchista, vive gran parte della sua vita in esilio: dal 1939, e per 45 lunghissimi anni, si sposta continuamente per vari Paesi. Solo nel 1984, finalmente, può tornare in Spagna. Non vuole un’accoglienza ufficiale, ma solo alcuni amici. L’esilio è stato un dramma, segnato dall’apprensione affettiva e dalla precarietà economica, ma anche un’esperienza di rivelazione che farà per sempre parte di lei.

Spogliata di tutto, dello spazio in cui abitare e del tempo della libertà, le appare di accedere alla rivelazione della vera fisionomia della natura umana: siamo tutti «nati a metà», esseri incompiuti che non hanno mai finito di nascere. Eppure, nonostante la tragicità del momento che assomigliava tanto ad unlesilio-come-patriaa morte in vita, Zambrano trova in sé un’energia di resistenza: una certa fame di nascere del tutto continua a spingere la sua anima verso la speranza di una nuova rigenerazione.

Nel volume in presentazione l’esilio è, per così dire, la cifra del pensiero di Marìa Zambrano. Una condizione esistenziale, vissuta e pensata nei suoi fondamentali momenti (sradicamento, abbandono, solitudine, esser nulla), a partire dalla quale elabora la sua originale teoria della conoscenza: l’essere che noi siamo non è solo un cogito, un soggetto cartesiano, ma appunto un essere che patisce.

La ragione in grado di coglierlo, che esce allo scoperto nell’esilio, è una ragione intuitiva prima che discorsiva e razionale: capace di rivelare. Emblematici in tal senso gli scritti sull’esilio – e dall’esilio – qui per la prima volta tradotti in italiano e tratti in gran parte da un’opera progettata dalla filosofa e rimasta incompiuta: l’esilio appare il luogo metafisico di tale “rivelazione”, vera patria dove l’essere rinasce libero dalle coercizioni del pensiero dogmatico.

Durante la serata intervengono: Armando Savignano  professore ordinario Università degli studi di Trieste, Sara Bignotti Responsabile editoriale Morcelliana e Francesca Nodari Presidente della Fondazione Filosofi lungo l’Oglio

 

CONDIVIDI
Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *