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Scandalo di un tempo, metodo, però, subentrato nella presunta tendenza del momento. Una costante di allora e di oggi è, comunque, la natura, inevitabilmente, macabra dell’argomento che attiene alla cremazione, come lascito alla gestione del proprio corpo, quando il trapasso avvenuto sembra, a tutta evidenza per le stime in voga ed ormai per molti, che abbia contemperato, in vita, tale scelta alternativa, rispetto alla tumulazione tradizionale, secondo un diverso intendimento, adottato in una formula ultimativa.

Significativa la posizione della Chiesa cattolica che ora, pare, nella “vacanza” di pronunciamenti e di ammaestramenti ostativi nel merito, non abbia da specificare nulla, per un propedeutico rilievo morale, ad avviso di un’etica cristiana riguardo tale estremo sistema di epilogo terreno, di fatto, risultato combusto, senza girarci troppo intorno, nella riduzione materiale di un istantaneo annientamento.

Forse per via del “memento quia pulvis es et in pulverem reverteris”, ovvero, quanto si diceva in passato ed ora non più, il giorno dell’imposizione delle “sacre ceneri”, nella frase rituale di “ricordati che sei polvere ed in polvere ritornerai”.

Più polvere di così, la cremazione sembra, nella coerenza di un certo senso, che ci stia a pennello. Resta una scelta libera, a favore della quale, circa, cioè, il poterla effettuare, si era pronunciato, il dottor Tullio Bonizzardi (1834 – 1902), anche mediante un suo contributo di stampa, apparso su “La Provincia di Brescia” del primo maggio 1881, andando ad informare che il progetto, da lui patrocinato, di divulgare, nel capoluogo bresciano, una favorevole sensibilizzazione circa la cremazione, avesse, in quei giorni, trovato sostenitori e fondi di benefattori.

Indimenticato fondatore della “Croce Bianca”, titolare della toponomastica dedicatagli in una attuale via cittadina, oltre che in una stele scultorea evocativa, storica figura di spicco fra gli affiliati locali alla massoneria, il medico Tullio Bonizzardi, scriveva, fra l’altro: “Sento vivamente il desiderio di rendere pubbliche grazie all’egregio signor Giuseppe Mazzoldi che volle offrire lire 50 per concorrere alla erezione di un’urna crematoria nel nostro monumentale cimitero (…)”.

Il fatto in sè, non era disgiunto da un pensiero pure esteso in un contesto più vasto, da parte di questo autorevole personaggio dell’epoca, a proposito del quale l’Enciclopedia Bresciana, per le edizioni “La Voce del Popolo”, indica la risposta che, da subito, forse, qualcuno potrebbe aver percepito a domanda invocata fra le curiosità spontanee che, in certi casi, si appalesano subitanee, dinnanzi a posizioni convintamente propugnate, e cioè, come era poi andata finire con il corpo di lui, ovvero che ne era stato delle spoglie mortali di colui che si dava tanta pena, nello spianare la strada a vantaggio di questa modalità di convogliare, sui miseri resti mortali, gli elementi primordiali dell’aria e del fuoco, in una emblematica combustione assurta a sistema? A questo riguardo tale fonte documentaristica spiega che “(…) Fu tra i principali esponenti della massoneria bresciana e convinto positivista dispose che, dopo la cremazione, le sue polveri venissero sparse così da congiungersi con la viva natura (…)”.

Nel fare presente tutto ciò che concorreva a contribuire tangibilmente, grazie ad un’offerta economica, al sostegno della cremazione, negli sforzi allora in atto perché divenisse realtà ricorrente, il dottor Tullio Bonizzardi scriveva che “(…) Non faccio voti perché il buon esempio attragga nuovi proseliti; dacchè sembra che il sublime concetto della cremazione sia oggi fervido desiderio di non pochi, che già mi diedero, per spontaneo impulso, sicuro affidamento di concorrere alla civile opera, non appena venga iniziata speciale pubblica sottoscrizione. Faccio, invece, appello alla usata cortesia di questa onorevole Direzione perché voglia farsi raccoglitrice delle sottoscrizioni che le fossero esibite e perché si compiaccia di darne cenno nel di lei pregiato giornale (….)”.

Tale giornale non mancava di accoglierne l’appello e di argomentare queste sue considerazioni, facendo esprimere ad un cronista a noi ignoto, autore del medesimo articolo dove si trattava la questione, insieme a vari altri spunti di lettura sui quali gravitava l’edizione di questo quotidiano presa in considerazione, che “(…) Ecco, l’idea di farsi abbrucciare – dopo morti, ci s’intende – conveniamo anche noi che, a tutta prima, non fa buon bevere. Ma poi, ruminandosela un pochino, ci si abitua e si finisce a donarle tutte le nostre simpatie. Perché il sentimento si sta sempre più pago al pensiero che il nostro corpo, un giorno, anziché in una buca a marcire, volerà decomposto per bellissima, poetica fiamma azzurra, là donde è venuto alla natura (…)”.

Dato questo preambolo, altra metaforica legna sul fuoco, era, contestualmente, messa alla pubblica attenzione con il rimarcare ulteriori sviluppi incoraggianti a favore della medesima affermazione, andando a riprendere la notizia, già divulgata in quei giorni, relativa alle quattromila lire elargite per la bisogna da altro sensibile donatore pecuniario, nella persona di un tal Bernardino Botturini che “(…) aggiungeva oggi il delicatissimo pensiero di dare immediatamente all’autorità cittadina, legale obbligazione della promessa fatta (…)”.

Promessa vincolante di elargizione della somma offerta, per la costruzione di un forno crematorio a Brescia, unitamente al concorrere pure per la formazione, da espletarsi, nei termini maggiormente validi e riconosciuti, di una istituzione approvata dall’autorità pubblica, nella veridicità effettiva di una “Società cittadina, per la cremazione dei cadaveri”.

Già che si era in tema, la riflessione, a riguardo della cremazione dei corpi, prendeva la piega di una gemmazione di spazio d’attizzamento su spunti di facile presa in tal senso, ovvero, la solita ed invitta motivazione dell’igiene, ossia legata alla preminente importanza di tale bene, lasciapassare per un accredito ad essa riconosciuto in ogni epoca vulnerabile, come seguitava l’articolista nello scrivere: “(…) E non soltanto gli uomini; vorremmo, sempre in nome dell’igiene, cremati anche gli animali, specie quelli morti od uccisi per malattia contagiosa. Chissà quanti danni si eviterebbero se questo rapidissimo mezzo di purificazione venisse usato (…)”.