Milano – La musica ed il simbolo, in un racconto, nella poesia di un sogno, oltre la fantasia dell’immaginazione, per un messaggio d’ideale elevazione.

A proposito di Mozart, affiliato alla massoneria, ed, al tempo stesso, de “Il Flauto Magico” (1791) di cui, il medesimo noto compositore ne ha musicato la rappresentazione, è stato organizzato quell’incontro pubblico che, nella sede milanese della “Gran Loggia d’Italia” è avvenuto nell’ultimo sabato in avvicendamento con la primavera, tra i giorni del 2017 che ne hanno prefigurato l’avvento.

Fra le numerose fonti letterarie, anch’esse relative al tema di questa partecipata conferenza, lo scrittore Christian Jacq, ha, fra l’altro, riferito ne “Il romanzo di Mozart – Il Maestro Segreto” che: “Apogeo del suo percorso, “Il Flauto Magico” apre la strada all’Ars Regia, alle nozze del Fuoco e dell’Acqua, dell’Uomo e della Donna. Quest’opera rituale mette in risalto i misteri di Iside e Osiride che insieme sono la chiave della tradizione iniziatica. E la produzione di Mozart sopravvive al tempo, come un tempio “costruito con belle pietre di eternità”.

Percorso iniziatico, ovvero cammino proteso alla ricerca di una evoluzione personale, grazie ad un progressivo indirizzo di graduale applicazione, l’opera cantata e recitata, per così dire magica, a carattere favolistico e mitologico, rivela, già nel titolo, “Il Flauto Magico”, il ruolo strumentale della musica per lo sviluppo dei suoi stessi contenuti, in una simbolica trama narrante, sostenuta dall’efficacia melodica di quel tono musicale che è percepibile in uno studiato ritmo armonico, anche speculare ad un intenso e profondo significato composito.

Il Flauto Magico

Se nulla è fine a sé stesso, analogamente, la notevole portata evocativa del viaggio del protagonista de “Il Flauto Magico” apre lo scenario all’impatto del simbolismo, nella sua versatile potenzialità di mezzo di riflessione, a sua volta, modellato attorno ad un trainante motivo di ispirazione.

Un aspetto, fra l’altro, messo in particolare risalto, dopo la rispettiva trattazione di due direttori d’orchestra, nelle persone di Carlo Goldstein e di Matteo Baxiu, che, in questo incontro, hanno diffusamente riferito nei termini tecnici di una propria esposizione, dall’avvocato Giuliano Boaretto, responsabile per la cultura della “Gran Loggia d’Italia”, in relazione ad una riflessione che ha efficacemente toccato alcuni esoterici punti salienti della opera mozartiana presa in considerazione.

Mozart coglie l’ambiguità del simbolo, trasformandolo nel linguaggio degli uccelli che è il linguaggio musicale il quale, per sua stessa natura, è universale“, nell’ambito di una produzione artistica dove la realtà si svela mediante quella duplicità che è presente nella doppia caratura originaria nella quale si appalesa, come è, nel caso, ad esempio, della forza che può essere sia positiva che negativa.

Le peripezie del protagonista de “Il Flauto Magico” si sviluppano in una stretta aderenza con la trama musicata, per certi aspetti, percepibile in assonanza con quanto è proprio dell’antica tradizione massonica dove è prevalente la forma orale dell’impronta comunicativa espressa dalla parola, intesa come “logos” che, pur cristallizzandosi nello scritto, ha perenne necessità di essere rielaborata oralmente, perchè sia vivificata e condivisa attraverso un’assimilazione conseguente.

La parola, nel suo profondo significato, operisticamente cadenzata fra tono, ritmo, atmosfera di fondo, dimensiona quella matematica del calcolo che è sperimentabile a proporzione di un dato insieme dove, rispettivamente, si svolge l’azione, quale suggestivo rapporto geometrico allusivo di un sistematico principio d’ordine, traslato da quello spartito simmetrico che la musica concorre a manifestare in una sorta di misura spaziale, capace, quindi, d’infondere pure il senso vibrante del movimento.

Nella poliedrica sinergia di un’ambivalenza simbolica, esplicitata in una propositiva ricerca di senso, per il tramite dello svelamento di una dinamica d’analisi speculativa affidata alla metafora di un racconto, si percepisce “in Mozart, il saper vivere il guado”, in un’epoca di passaggio dove, nella caratterizzazione de “Il Flauto Magico”, vi si dettaglia il prodotto dell’ambiente culturale e sociale da dove è stata tratta l’ispirazione per la realizzazione dei contenuti e della musica ideata per l’interazione con una varietà di elementi, sia allora contingenti che, di fatto, anche ricorrenti all’uomo di tutti i tempi.

L’interagire su una linea di confronto, superandone le difficoltà, fra le distinte sollecitazioni allegoriche considerate e desunte anche dal tempo stesso in cui l’opera ha avuto la propria realizzazione, rappresenta in “Mozart il saper vivere il guado in una forma d’arte diretta”, senza altre mediazioni, se non il linguaggio universale della musica, sulle ali della quale fare valere il paradigma concettuale di confutate ragioni, per un cammino esistenziale che ne modelli le manifestazioni.

Oggi, come allora, alla necessità di “far valere le proprie ragioni”, pare accompagnarsi, nella società, la crescente esigenza di essere in grado di “sentire le ragioni del cuore” nella quale sembra possa ancora situarsi, come imperativo presente, il messaggio testualmente librato nell’aria melodica de “Il Flauto Magico” quando, in un’armonia instillata fra parola e musica, è proferito, fra l’altro, l’appello stentoreo di “Se l’uomo è caduto l’amore lo riconduce al dovere“, fino al fraterno epilogo di “Un saggio valore conduca pietà: l’accolga l’onore, lo premi beltà“.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome